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Esempi di vere opere di bene

Catechesi28 Settembre 2020
Testo dell'audio

Le condizioni poi che si richiedono perché le buone opere siano applicabili alle anime del Purgatorio, sono le seguenti:

1° Bisogna che l’opera buona sia fatta in maniera soprannaturale e senza secondi fini, poiché allora soltanto Iddio la ricompensa;

2° Bisogna che sia fatta in istato di grazia, poiché col peccato mortale sull’anima non si può soddisfare né per sé né per altri;

3° Bisogna che nel farla abbiamo l’intenzione di applicarla alle anime purganti in generale, o a qualche anima in particolare, o ad una data categoria di anime, come dicemmo alla fine del capitolo precedente. Rimane ora a dimostrare come i Santi ci abbiano dato il buon esempio, spogliandosi in vita dei meriti delle loro buone opere a favore dei defunti. I fatti che potremmo citare sarebbero innumerevoli, poiché tutti i Santi più o meno hanno praticato quest’atto eroico, ma per brevità ci limiteremo solo ad alcuni più rilevanti.


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Cristina, soprannominata l’Ammirabile per la sua vita esemplarissima, offriva tutte le sue penitenze a suffragio dei defunti. Fa rabbrividire il racconto dei martirii quali si sottoponeva per sollevare quelle povere anime. Non bastando all’ardore del suo zelo i cilizi, e le discipline più sanguinose, passava intieri giorni senza mangiare né bere, ravvolgevasi fra le spine, d’onde usciva coperta di sangue; e più volte, ispirata da Dio, si slanciava sui carboni ardenti, e quindi uscita appena dalle fiamme illesa per miracolo, correva a gettarsi in uno stagno ghiacciato, dove lungamente rimaneva in preghiera.

Una volta si fece travolgere da una ruota di molino che le fratturò tutte le membra, sicché se Dio non l’avesse miracolosamente salvata, sarebbe mille volte perita, Egli però che gliele ispirava, sostenevala nell’esercizio di sì aspre penitenze, e le anime del Purgatorio, che aveva così a migliaia liberato, le apparivano a torme per ringraziarla. Ma il punto più interessante della sua vita è certamente il seguente: Un giorno ella morì, e presentatasi al tribunale di Dio, il Signore le disse che essendo giunta nel soggiorno dei beati, lasciava a sua scelta o di rimanere per sempre fra questi, o di ritornare sulla terra ancora per molti anni per suffragare le anime del Purgatorio. – Signore, rispose quell’anima generosa, io vi chiedo in grazia di ritornare sulla terra per soffrire e sacrificarmi a vantaggio dei defunti. – Le concesse il Signore tal grazia, e risuscitata infatti in presenza di quelli che erano venuti già per seppellirla, aumentò per modo le sue mortificazioni e penitenze, che se autori, i più seri, e testimoni oculari non ne facessero fede, ci rifiuteremmo di credervi, tanto sorpassano le forze umane (Vita di Cristina l’Ammirabile, Surio, 23 Giugno).

Quell’umile e mansueta vergine che fu Maria Villani, senza praticar penitenze sì straordinarie liberò ella pure un numero non inferiore di anime, che Dio un giorno le fece vedere in una processione di personaggi riccamente vestiti e capitanati da lei. Ella pure offriva quotidianamente tutto il merito delle sue opere per la liberazione di quelle anime, e spingeva a tal punto la sua carità, da implorar dal Signore che le facesse soffrire nella propria carne i loro patimenti ciò che ottenne, come dicemmo altrove. Un giorno della Commemorazione dei morti essendo occupata nella copia di un manoscritto, e deplorando fra sé e sé che quel dovere impostole dall’obbedienza le impedisse di consacrare tutta la giornata a vantaggio dei defunti, le apparve nostro Signore e le promise che ogni linea di quel giorno da lei trascritta avrebbe liberato un’anima dal Purgatorio. Dal che si vede che davanti a Dio non v’è distinzione di opere piccole o grandi, quando sono ispirate dalla carità (Vita di Maria Villani).


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La beata Orsola Benincasa, religiosa teatina, mostrò la stessa abnegazione, poiché stando in agonia sua sorella Cristina, e paventando le atroci pene del Purgatorio, che credeva le fossero preparate, Orsola pregò il Signore di tribolare lei in questa vita con quei tormenti che nell’altra erano riservati a sua sorella: e fu esaudita, poiché Cristina spirò tra la pace e la calma più perfetta, mentre Orsola subito dopo fu assalita dai più atroci dolori che la accompagnarono fino alla tomba (Bagata, Vita della beata Orsola Benincasa).

S. Filippo Neri aveva l’uso di offrire una parte delle sue buone opere per le anime del Purgatorio e l’altra per la conversione dei peccatori. Specialmente verso i suoi antichi penitenti defunti era largo di suffragi, sicché essi molte volte gli apparivano o per raccomandarsi alle sue preghiere, o per ringraziarlo della sua carità, e in punto di morte tutte le anime da lui liberate gli vennero incontro per fargli corteggio ed introdurlo nella gloria beata.

S. Ignazio pregava moltissimo per le anime del Purgatorio. Il P. Lainez, secondo Generale della Compagnia di Gesù, offriva ogni giorno a suffragio di quelle anime le sue preghiere, i suoi studi e le grandi opere che faceva per la Chiesa, ed esortava tutti i suoi confratelli a fare altrettanto. Se si volessero poi nominare tutti quelli che hanno zelato ed aiutato colle loro opere la liberazione delle anime del Purgatorio, bisognerebbe citare la vita di quasi tutti i Santi. Possano perciò questi esempi da noi riferiti non essere sterili per le anime pie, per maggior istruzione delle quali raggrupperemo nei seguenti capitoli le varie opere che, fatte nelle condizioni già accennate, valgono efficacemente a liberare le anime del Purgatorio, e sono l’elemosina, la mortificazione, la preghiera, la Messa e l’applicazione delle indulgenze.


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