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Doveri di carità

Catechesi31 Agosto 2020
Testo dell'audio

Abbiamo esposto i doveri di giustizia che ci legano alle anime del Purgatorio; adesso rimane da parlare dei doveri di carità, i quali devono impegnarci nella nostra crociata non meno dei doveri di giustizia. In virtù della Comunione dei Santi le anime purganti fanno parte, come noi, della grande famiglia di Cristo, e quindi sono nostri i loro interessi e nostre devono essere le loro pene. Il bisogno che esse hanno di noi è immenso, data la grandezza e la durata delle loro pene; i loro appelli alla nostra carità sono continui, i mezzi a nostra disposizione per aiutarle sono enormi; da qui sorge per noi il dovere di venire in loro soccorso.

In questo mondo, dinanzi alle disgrazie dei nostri fratelli tutti ci commoviamo, tutti corriamo; la nostra sensibilità e la nostra coscienza ci spingono a soccorrere perfino i nemici; chi mai perciò potrà rimanere insensibile dinanzi al martirio di milioni di nostri fratelli, martoriati in Purgatorio da pene immani, da fiamme accese dalla giustizia divina?

A questo mondo le più atroci sofferenze durano poco, e quanto più sono vive tanto più sono corte: il corpo soccombe presto sotto il dolore e l’anima del martire si sottrae con la morte alla veemenza dei dolori della carne. Ma in Purgatorio si tratta di supplizi che durano a lungo, forse più a lungo di quanto comunemente si crede, e noi non presteremo la nostra opera per abbreviare quelle torture? E si noti che queste anime sventurate che per indolenza omettiamo di suffragare, sono anime sante e predestinate, sono, se anche noi avremo la sorte dì salire al Cielo, le future compagne della nostra gloria. Eppure esse per ora non possono nulla senza di noi! Noi soli possiamo soccorrerle, e senza sacrificarci gran che, senza esaurire le nostre forze, senza dar fondo ai nostri averi. In ultimo, quelle anime sono figlie predilette di Dio la giustizia di lui le punisce, mentre la di lui infinita misericordia implora soccorsi per loro.

Coi nostri suffragi affretteremo il giorno in cui esse glorificheranno Iddio in Paradiso. Disse il nostro Signore a S. Geltrude che ogni volta che liberiamo un’anima dal Purgatorio, facciamo cosa così gradita a lui, come se liberassimo lui stesso dal carcere. Che vogliamo di più per eccitare il nostro zelo? I Santi, che avevano ben compreso queste raccomandazioni uscite dal cuore ardente del Salvatore, ebbero tutti viva compassione di quelle povere anime, fino a spingere all’eroismo la loro commiserazione.


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Il P. Nieremberg della C. di Gesù si offrì come vittima per un’anima che avrebbe dovuto penar lungamente in Purgatorio, e dal momento della sua offerta si sentì oppresso da ogni sorta di pene nel corpo e nell’anima; la sua vita divenne un lungo purgatorio e quel martire di carità non trovò altro sollievo che nella morte, che lo colpì dopo lunghi anni di indicibili sofferenze.

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