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Domenica della SS. Trinità

Omelie di un domenicano per l'anno liturgico12 Giugno 2022
Testo dell'audio

O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio!

Se fermassimo a caso un passante per strada e gli chiedessimo qual è lo scopo della vita, che cosa risponderebbe? Forse risponderebbe, soprattutto se giovane, “lo scopo della vita è divertirsi”. Forse, se è più anziano o meno superficiale, potrebbe dire che lo scopo della vita è curare bene la propria famiglia o avere degli amici. Se è molto idealista, potrebbe dire che lo scopo della vita è servire il prossimo. E se ha ricevuto un’educazione non religiosa, potrebbe dire che la vita non ha alcuno scopo.

Ma tutte queste risposte sono false o inadeguate. Come cristiani, noi siamo in grado di dare la vera risposta a questa domanda. Lo scopo della vita è godere e glorificare la Trinità nell’Unità. Ecco perché siamo stati creati: conoscere e amare l’unico Dio in tre Persone.

Questo è sempre stato il piano di Dio per il genere umano, e quindi possiamo supporre che i nostri progenitori ne fossero consapevoli, quando camminavano alla presenza di Dio all’inizio della creazione. Ma la caduta dell’uomo ha posto un grande ostacolo alla realizzazione di questo piano divino. Perché? La caduta dell’uomo, tra i suoi altri sfortunati effetti, ha oscurato la mente dell’uomo. Come risultato di questo oscuramento, il genere umano finì per perdere la chiara conoscenza dell’esistenza di un solo Dio. Gli uomini divennero incapaci di fare una chiara distinzione tra il Creatore e gli esseri spirituali, che chiamiamo Angeli, e iniziarono a credere nell’esistenza di molti dèi, e persino ad adorare molti dèi. Questo è ciò che chiamiamo paganesimo.

Perciò, perché l’uomo potesse avere una relazione con le tre Persone divine, doveva prima essere guarito dal paganesimo. Questo è il motivo per cui Dio chiamò gli ebrei ad un’alleanza con Lui. Dio scelse gli Ebrei affinché fossero i maestri del monoteismo per il genere umano, al fine di insegnare al resto degli uomini che esiste un solo Dio. Per mezzo di Mosè, diede agli Ebrei una professione di fede, come il nostro Credo, ma molto più semplice e breve: “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo”. Gli Ebrei non furono sempre buoni maestri, poiché – come il resto dell’umanità – soffrirono per gli effetti della caduta di Adamo. A volte trovavano che la loro missione fosse un fardello troppo pesante; desideravano essere come le altre nazioni intorno a loro, abbandonare il loro monoteismo e unirsi ai riti dei loro vicini. Ma Dio li richiamava sempre, o con gloriosi miracoli, come quando il profeta Elia sconfisse i profeti di Baal sul Monte Carmelo, facendo scendere il fuoco dal cielo sul sacrificio; o con punizioni severe, come quando gli Ebrei furono mandati in esilio a Babilonia per settant’anni; o, ancora, con l’eroico esempio di guerrieri e martiri, come Giuda Maccabeo, o la madre senza nome e i suoi sette figli, che morirono invece di mangiare il cibo dei pagani, ciò che era contrario alla Legge.

Al tempo dell’Incarnazione, circa duemila anni dopo la chiamata di Abramo, Dio vide che la lezione era stata sufficientemente compresa. Gli Ebrei erano ormai pienamente convinti che vi era un solo Dio, il Dio di Israele. Inoltre, gli Ebrei si erano così diffusi nel mondo, per via delle vicissitudini della storia, che poterono insegnare questa lezione a molti gentili. L’umanità era ora pronta, quindi, a ricevere la successiva lezione. Come dice san Paolo, quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò Suo Figlio, fatto da donna. Quale meraviglia è questa nuova rivelazione e quale onore per il popolo ebraico averla ricevuta! L’unico Dio, che già conoscevano, eterno, immortale, onnipotente e previdente, non è una Persona solitaria, chiusa dentro di Sé. Ha un Figlio: e poiché un figlio deve possedere sempre la stessa natura del padre, questo Figlio è Lui stesso vero Dio. Nell’unico Dio, quindi, c’è distinzione: c’è Paternità e Filiazione, due Persone coeterne.

Nostro Signore ha insegnato questa lezione con tutta la Sua vita. La Vergine l’ha capita per prima: come poteva essere altrimenti, dal momento che il Figlio del Padre è anche Figlio suo? Ma anche gli Apostoli lo capirono, senza dubbio a velocità diverse e con diversi gradi di chiarezza. San Pietro, soprattutto, comprese la lezione con l’aiuto dell’ispirazione del Padre, nel giorno in cui disse a Gesù: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Ma tutti coloro che conversarono con Cristo durante la Sua vita terrena, o che Lo ascoltarono predicare, poterono imparare la stessa lezione, se il loro cuore era retto. Chi ha visto me, ha visto il Padre, disse Gesù a san Filippo. E, al contrario, parlando dei governanti dei Giudei, Nostro Signore pronunciò queste parole dolorose: Ora invece hanno visto e hanno odiato Me e il Padre mio. 

Ma prima che la Sua missione terrena fosse compiuta, c’era un’altra lezione da insegnare. Sì, ci sono due Persone in Dio, ma non solo due. C’è una terza Persona. Già nell’Antico Testamento, gli Ebrei avevano spesso sentito parlare dello Spirito del Signore, Che aleggiava sulle acque durante la creazione, o che istruiva i Profeti. Ma spettava al Figlio, dal Quale procede questo Spirito, istruire con chiarezza su di Lui il genere umano. Gesù lo fece soprattutto nell’Ultima Cena, quando gli Apostoli avevano fatto la loro prima Comunione e il loro cuore era acceso in modo nuovo di carità. Disse loro che questo Santo Spirito d’amore è una terza Persona, co-uguale al Padre e al Figlio. Proprio come il Padre comunica tutta la Sua natura divina al Figlio, nell’eternità, così Gli concede di essere con Sé stesso il principio della spirazione dello Spirito Santo. Questa è la gloria che il Padre ha dato al Figlio prima che il mondo fosse

Con questo, la rivelazione che Dio ha fatto di Sé stesso all’umanità è completa. Il nostro Creatore ci ha rivelato ciò che non avremmo mai potuto conoscere dalla creazione: Lui, l’unico Dio, è una società di tre Persone divine, una società di amore e conoscenza reciproci. Il Padre conosce e ama il Figlio e lo Spirito Santo; il Figlio conosce e ama lo Spirito Santo e il Padre; lo Spirito Santo conosce e ama il Padre e il Figlio; ogni Persona si diletta infinitamente nelle altre due, e ogni Persona è l’unico Dio. Questa è la realtà ultima; sarebbe lo stesso se nessuna cosa creata fosse mai stata creata.

Ho detto che le parole di Gesù durante l’Ultima Cena hanno completato la rivelazione di Dio di Sé stesso? È vero, ma c’è un’altra cosa da aggiungere. Se Egli ci ha rivelato la Santissima Trinità, non è solo perché possiamo ammirarLa da lontano, come possiamo ammirare la descrizione di alcune città o terre che non abbiamo mai visto. Recitiamo le parole del Credo con un giusto orgoglio, sia che si tratti del Credo degli Apostoli, o del Credo di Nicea, che diciamo a Messa, o del magnifico Credo di sant’Atanasio, che espone appieno la dottrina della Trinità nella forma più completa e perfetta. Ma queste parole non bastano a soddisfarci. Chi ama un’altra persona potrebbe soddisfare il suo amore leggendo un elenco degli attributi di quella persona, per quanto corretto possa essere tale elenco? Dio desidera che entriamo nella Sua vita: conoscere e amare il Padre; conoscere e amare il Figlio; conoscere e amare lo Spirito Santo; vederLi, ascoltarLi ed essere amati da Loro. Godere e glorificare la Trinità e l’Unità è l’obiettivo e lo scopo di tutta la nostra vita.

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