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De Maistre due secoli dopo (Parte II)

Storia04 Giugno 2021
Testo dell'audio

Ritorniamo a percorrere i passi della vita del conte De Maistre a partire dal suo periodo russo. Intanto le sorti del conte, sebbene i Francesi ne denunciassero l’attività filoborbonica, continuavano ad essere legate a quelle dei suoi re legittimi. Al crollo del Piemonte aveva adottato la divisa Hormis l’honneur, nul souci; dopo alcune peregrinazioni venne inviato in Sardegna quale reggente della Cancelleria, suprema magistratura dell’isola, in un soggiorno (1800-1803), la cui amarezza si riflette nei giudizi ingenerosi da lui lasciati sul Paese. Il viceré Carlo Felice, che aveva preso a detestarlo, brigò affinché il Savoiardo venisse rimosso dall’incarico e fu così che questi ricevette la nomina a plenipotenziario a Pietroburgo. Proprio in Russia dovette trovare compimento la sua traiettoria religiosa.

La prima Pasqua trascorsa lì si trovò meravigliato a prendere la Comunione dalle mani del generale dei Gesuiti; nella latitanza politica ed economica del proprio governo (era addirittura costretto a chiedere in prestito la feluca o la pelliccia all’ambasciatore napoletano, il quale in compenso si serviva della sua penna), de Maistre trovò modo di sviluppare coi suoi antichi maestri il disegno di un’alleanza fra Alessandro I e i cattolici dei suoi Stati; ciò implicava una resa dei conti con quella massoneria razionalista, innesto del filosofismo sul protestantesimo, di cui anni prima aveva sottovalutato la pericolosità e che ora vedeva all’opera nel riformismo di Speranskij e nella penetrazione della filosofia tedesca. L’apice del successo del Savoiardo coincise con la caduta del potente segretario di Stato (contro il quale aveva fatto circolare l’Essai sur le principe générateur des constitutions, attaccando inoltre il piano di studi proposto dal massone protestante Fes- sler e ottenendo l’autonomia per l’accademia gesuitica di Polotsk): l’imperatore lo volle quale redattore degli scritti emananti dalla Corona (febbraio 1812), ma pochi mesi dopo lasciò cadere la cosa.

Come de Maistre si era giovato contro gli illuminati di sinistra delle proprie entrature presso gli ambienti martinisti, questi non potevano accettare la sua propaganda cattolica, né l’opposizione dei Gesuiti alla Società biblica. Il conte inoltre, fedele al detto scritturistico Non in commotione Dominus, contava sul passaggio al cattolicesimo di alcune dame dell’alta società, per influenzare l’opinione sul lungo periodo (per quanto ricordasse a Madame Swetchine, il frutto maggiore del suo apostolato, che la conversione in sé è un’illuminazione improvvisa); quando a convertirsi però fu il nipote di quello stesso principe Galitzine, mistico eterodosso, che aveva in precedenza appoggiato il Savoiardo, lo scandalo fu tale che comportò l’espulsione della Compagnia di Gesù dalla Russia e il richiamo in patria di de Maistre. Alessandro gli rimproverò il proselitismo, la difesa dei Gesuiti e l’accanimento contro le idee del secolo; il conte d’altronde non aveva risparmiato critiche all’impianto sincretistico della Santa Alleanza, di cui lo zar, sotto l’influsso del teosofismo, si era fatto campione.

Tornò quindi a Torino, passando da quella Francia la cui missione universale era al centro dei suoi pensieri: a Parigi (estate 1817) venne ricevuto da Luigi XVIII e festeggiato dal mondo politico-letterario. A Lione invece nel 1819 dovette uscire il Du Pape, che portava un punto di vista nuovo sulla questione dell’infallibilità papale, stabilendola in analogia alla sovranità politica; dal volume, che rappresenta il papato come unico possibile centro di unità delle Chiese, venne tolto il libro sulla Chiesa gallicana (verrà pubblicato postumo) per non pregiudicarne l’accoglienza in Francia, ma de Maistre aveva già spiegato al suo amico Blacas che puntellare il trono con le “libertà” della Chiesa di Francia significava piuttosto minarlo; postume usciranno anche Les soirées de Saint-Pétersbourg, in cui si realizza l’integrazione nella teologia giuridica romana dei motivi cristiani deviati nel martinismo.


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Questo testo di Claudio Meli è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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