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Danimarca, una storia che si perde nei millenni

Tesori del Mondo16 Marzo 2019
Testo dell'audio

I primi segni di insediamento nelle terre danesi risalgono al 10.000 a.C., come conseguenza della fine della glaciazione. Gli stanziamenti agricoli si possono datare (grazie al ritrovamento di tumuli sepolcrali, tra cui il “Carro del Sole di Trundholm”) intorno all’anno 3.000 a.C. Durante l’Età del Ferro, l’ordine sociale era affidato a strutture tribali: in questo periodo le popolazioni subirono un forte influsso dalla cultura celtica, testimoniato dal “Calderone di Gundestrup”, le cui decorazioni ricordano la manifattura dei popoli germanici.

Quando l’esercito di Carlo Magno si spinse ai confini della Danimarca si rese necessaria l’unificazione delle varie tribù – con a capo Goffredo, Re dello Jutland – che costruendo a scopo difensivo un bastione attraverso lo Jutland e il Danevirke, costrinsero l’imperatore franco ad arretrare. In questo stesso periodo fu usato per la prima volta il nuovo alfabeto runico e fu fondata Ribe, la più antica città della Danimarca.

Parte del popolo dei vichinghi

Tra l’VIII e il X secolo i danesi furono conosciuti come vichinghi, detti anche runii o runici, perché utilizzavano tale scrittura per trasmettere le regole-guida alla popolazione. Conosciuti per il carattere bellicoso, nel rispetto del costume celtico, in battaglia basavano tutto sul vigore e la potenza, seguendo strategie militari molto semplici.

Solo negli ultimi anni del loro dominio si sviluppò una regolare organizzazione dell’esercito, grazie alla comparsa delle prime signorie nordiche. L’elemento di forza per i danesi era l’assalto via mare, attraverso il quale diventarono pericolosi predoni: con barche potenti ed agili raggiunsero e conquistarono terre lontane come l’Inghilterra, l’Islanda, l’Africa del Nord, le rive del mar Caspio e l’America del Nord. Antica capitale dei vichinghi fu Roskilde, cioè “sorgente di Ro”, nome derivato dall’omonimo re vichingo.

L’arrivo del Cristianesimo

Nel 950, sale al trono Harald I che diffonde il Cristianesimo, testimoniato dalla “Pietra di Jelling” (pietra runica che raffigura Cristo su di un lato e sull’altro un serpente avvolto intorno ad un leone), ottenendo così l’unificazione sia politica sia religiosa della Danimarca. Harald, educato dalla madre, vicina alla morale cristiana, intraprende la ricostruzione delle chiese cristiane che egli stesso aveva in precedenza saccheggiato e distrutto.

Fino al 1157 si susseguono lotte intestine che indeboliscono il potere monarchico, fino alla salita al trono di Valdemar I, sotto il quale si hanno l’emanazione delle prime leggi scritte, quali il Codice dello Jutland, e le conquiste di molte terre baltiche, tra cui l’Estonia e la città di Lubecca.

L’Unione di Kalmar

Nel 1397 l’Unione di Kalmar pone Danimarca, Norvegia e Svezia sotto una sola monarchia a guida danese, al fine di contrastare la germanica Lega Anseatica.. L’accordo termina nel 1513, quando inizia una lunga stagione di conflitti con la Svezia conclusa dalla pace di Frederiksborg (1720), con cui la Svezia riconsegna ai danesi le terre di Schleswig e i diritti daziali sul canale dell’Oresund.

L’adesione al Protestantesimo

I Re Giovanni e Cristiano II (1481-1523) combatterono per ristabilire l’unione dano-svedese e contrastare l’egemonia commerciale anseatica. Ma la fiorente vita culturale di quegli anni fu minacciata dalle tensioni conseguenti alla Riforma protestante: nel 1536 terminò la guerra civile, con la sconfitta dei “rivoltosi” borghesi e contadini e l’imposizione da parte del Re Cristiano III del luteranesimo come confessione di Stato. I beni della Chiesa Cattolica furono confiscati dallo Stato e il comando delle chiese luterane passò al re.

Federico III, nel 1660, istituì la monarchia assoluta e promulgò il “Decreto Reale”, secondo cui il sovrano è secondo solo a Dio. Soltanto nel 1849 si costituisce la monarchia costituzionale con parlamento bicamerale.

Una storia “neutrale” ma non troppo

Nel 1729 la Groenlandia diviene ufficialmente colonia danese, mentre circa un secolo dopo, sconfitta al fianco di Napoleone, la Danimarca perde la Norvegia con la pace di Kiel.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il Paese si dichiara neutrale. Lo stesso intendeva fare per la seconda guerra, ma Hitler nell’aprile 1940 invade il territorio, la popolazione insorge e nel 1943 i nazisti rispondono con rastrellamenti, occupazioni e il disarmo dell’esercito e della flotta. Nel 1945, con la resa della Germania, viene formato un governo composto dai capi della Resistenza e dai leader politici precedenti al periodo bellico.

Negli anni Cinquanta entrò in vigore una nuova Costituzione, che introdusse il Parlamento unicamerale e consentì la successione femminile al Trono.

La Danimarca è il primo Stato scandinavo ad aderire all’Unione Europea, ma nel 2000 la popolazione si è dichiarata contro l’adesione all’euro.

La bandiera, Dannebrog (cioè “Panno Danese”), è rossa con una croce bianca. Secondo la tradizione non fu fatta dagli uomini, ma cadde dal cielo durante la battaglia di Reval (l’attuale Tallinn in Estonia), nel 1219. Gli storici hanno una spiegazione meno ispirata e la fanno derivare dagli stendardi dei crociati medievali.

Tra le maggiori glorie nazionali, ricordiamo: Søren Aabye Kierkegaard, filosofo; Albert Thorvaldsen, scultore; Hans Christian Andersen, scrittore e poeta; Karen Blixen, scrittrice; gli esploratori Knud Rasmussen e Vitus Jonassen Bering; Ole Kirk Christiansen, inventore del Lego.

 

Questo testo di Laura Battisti è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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