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Francia – Così la “neutralità” laicista ha cancellato la Chiesa

Zoom: una notizia alla settimana10 Aprile 2019
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Secondo il recente studio dal già eloquente titolo «L’arcipel français. Naissance d’une nation multiple et divisée», diffuso dall’intellettuale Jerome Fourquet, il Cattolicesimo in Francia starebbe attraversando la sua «fase terminale». A forza di laicismo e République, insomma, la partecipazione dei fedeli alla S. Messa è ormai ridotta a meno del 4% nelle città, all’8% nelle zone rurali ed i matrimoni in chiesa sarebbero solo il 40%: «C’è una scristianizzazione crescente», rivela Fourquet, che mette in guardia da una religione camuffata «con i valori laicisti anticristiani, come sta anche avvenendo». Ed ancora: «La dislocazione della matrice cattolica dalla società francese è quasi totale».

Salvo imprevisti o sorprese, si prevede che nel 2031 possa essere celebrato l’ultimo matrimonio in chiesa e nel 2048 l’ultimo battesimo. Nel 2044 è prevista la totale scomparsa dei sacerdoti, passati del resto dai 50 mila del 1950 ai 10 mila di oggi, per lo più di età avanzata. Sempre più seminari chiudono per mancanza di ricambio generazionale; quello enorme di Lilla, ad esempio, era rimasto con 30 soli candidati. Sempre più edifici sacri e religiosi sono stati e vengono ancora trasformati in biblioteche, musei, centri culturali od in attività economiche, come alberghi, cinema, teatri, negozi veri e propri o palestre. Tutti dati, questi, che meritano una riflessione seria.

I ripetuti attacchi contro la comunità cristiana e contro le chiese, non sono, del resto, casuali, fanno parte anzi di una strategia precisa, giocata a colpi di atti vandalici e di demolizioni. Oppure di iniziative ostili. L’ultima, in ordine di tempo, è quella assunta dal deputato di estrema sinistra Bastien Lachaud, esponente del movimento politico La France Insoumise La Francia indomita»), determinato nel voler rimuovere qualsiasi traccia cattolica dalle tradizioni militari patrie in sede di Commissione Difesa dell’Assemblea Nazionale. Per farlo, brandisce come una clava il «Rapporto informativo di valutazione delle disposizioni antidiscriminatorie in seno alle forze armate», forze armate le cui risorse – a partire dalle mail istituzionali – verrebbero spesso utilizzate per inviare inviti, ad esempio, alle celebrazioni liturgiche in onore del Santo Patrono di questa o di quell’Arma. Il che scandalizza l’on Lachaud, impuntatosi in un aggressivo richiamo ad un rigido rispetto di una presunta «neutralità», di una sedicente «laicità», di matrice tuttavia evidentemente anticattolica. Attacchi come questo sono purtroppo all’ordine del giorno.

Persino un vaticanista progressista come Henry Ricq ammette, esterrefatto, nel suo libro La grande paura dei cattolici: «Io non riconosco più la mia Chiesa», vittima di una sorta di «angoscia della propria scomparsa». «Per centinaia di anni è la religione cattolica, che ha strutturato profondamente l’inconscio collettivo della società francese. Oggi questa società è l’ombra di quello che era – spiega ancora Fourquet – È in corso un grande cambiamento di civiltà».

Qualcosa di simile sta accadendo anche in Spagna. E questo, secondo il card. Robert Sarah, ha una causa precisa: «L’Occidente non sa più chi sia – scrive – perché non sa e non vuole sapere chi lo abbia formato e costituito. Sono ormai molti i Paesi, che non conoscono la propria Storia. È una forma di auto-asfissia, che conduce ad una decadenza ed apre la strada a nuove civiltà barbariche». Peccato che, come noto, il card. Sarah resti uno dei profeti inascoltati dallo stesso establishment ecclesiale. Sino a quando?

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