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Un angolo di Praga ad Arenzano

Tesori d'Italia13 Marzo 2019
Testo dell'audio

La devozione al Gesù Bambino di Praga è legata strettamente all’Ordine del Carmelo e furono propri i Carmelitani nel 1889, precisamente con padre Leopoldo Beccaro, a fondare nella cittadina ligure di Arenzano un convento intitolato a santa Teresa d’Avila. Successivamente padre Giovanni della Croce, il 25 settembre del 1900, decise di collocare nella chiesa del convento, sotto la statua della Madonna del Carmine, un piccolo quadro raffigurante Gesù Bambino di Praga.

Immediatamente la devozione al piccolo Gesù attecchì e progredì, e il piccolo quadro fu sostituito da una statua, donata dalla marchesa Delfina Gavotti di Savona. Qualche anno dopo s’iniziò ad ampliare la Chiesa e nacque anche la Confraternita del santo Bambino Gesù di Praga, approvata da san Pio X nel 1903. S’iniziò anche a pubblicare il Messaggero di Gesù Bambino di Praga, un periodico che ha come finalità la diffusione della devozione a Gesù Bambino e, in quegli anni, la richiesta di offerte per completare la costruzione del Santuario.

Una data importante per la storia del Santuario di Arenzano fu il 7 settembre del 1924, quando il cardinale Merry del Val incoronò solennemente la statua di Gesù Bambino con una corona benedetta personalmente da Papa Pio XI. Nel 1962 si decise un ulteriore ampliamento del Santuario e i lavori furono ultimati nel 1966. Con il crollo del regime comunista dell’allora Cecoslovacchia, si è creato uno stretto legame tra il Santuario di Arenzano e la Chiesa di Santa Maria delle Vittorie a Praga, dove nel XVII partì la devozione al Gesù Bambino di Praga.

Una devozione che parte da santa Teresa d’Avila

Nella Spagna del XVI secolo iniziò a diffondersi la devozione alla regalità di Gesù Bambino. Fu allora che cominciarono a diffondersi delle raffigurazioni di Gesù non più adagiato nella culla, ma in piedi e su un trono. In questo periodo, in Spagna, visse e operò Santa Teresa d’Avila (1515-1582), la quale, per il suo grande amore verso l’umanità di Cristo, promosse la devozione carmelitana a Gesù Bambino. Ogni qual volta fondava un monastero, voleva che una statuetta del Bambino Gesù venisse messa in venerazione e che avesse pose e abiti diversi.

Erano tutti niños bellissimi, ai quali l’affetto delle monache dava una soprannome. Tra queste vi era una soprannominata El Fundador, vestita da re, con la mano destra benedicente e la sinistra nell’atto di sostenere il mondo. Dai Carmeli della Spagna la devozione si diffuse in tutti i Carmeli dell’Europa.

Il “Gesù Bambin di Praga”

La storia di quello che poi sarebbe stato il miracoloso Gesù Bambino di Praga inizia nel 1628. L’allora priore del convento dei carmelitani scalzi della città boema, padre Gianluigi dell’Assunta, preoccupato per l’estrema povertà della casa, ebbe un’ispirazione: incaricò i suoi confratelli di cercare una statua del Bambino Gesù per affidare a lui le sorti del convento.

La statua venne offerta dalla principessa Polissena di Lobkowicz, che già si era distinta come benefattrice dei carmelitani di Praga. Raffigurava un bellissimo Gesù Bambino in abiti regali, ritto in piedi (dunque in quella nuova posizione diffusasi nella Spagna del XVI secolo), con il mondo nella mano sinistra e la destra in atto benedicente. Per ordine del priore, fu portata in noviziato e collocata sull’altare dell’oratorio.

Si era nella Guerra dei Trent’anni e l’esercito cattolico, fedele all’Imperatore, aveva sconfitto l’esercito ribelle, fedele invece al Principe Elettore del Palatinato, il calvinista Federico V. Per quella vittoria l’Imperatore Ferdinando II aveva un debito di grande riconoscenza con l’Ordine del Carmelo perché era stato proprio il generale dei carmelitani scalzi, il venerabile padre Domenico di Gesù Maria, a esortare i suoi soldati alla vittoria contro i protestanti. A seguito di quella vittoria, attribuita all’aiuto della Vergine Maria, nel 1624 i carmelitani furono chiamati a Praga e venne loro assegnata una chiesa ribattezzata appunto “Santa Maria della Vittoria”. Ma nel 1631 il Principe Elettore di Sassonia iniziò l’assedio della città. Molti fuggirono.

Il priore del convento, per prudenza, fece partire i novizi e anche colui che sarebbe poi diventato il grande apostolo della devozione al Gesù Bambino di Praga, padre Cirillo della Madre di Dio. Passò poco tempo e Praga capitolò. I soldati protestanti saccheggiarono chiese e conventi. Quando videro nell’oratorio la statuetta di Gesù Bambino Re gli mozzarono le mani con la spada e lo buttarono dietro l’altare. Così il Santo Bambino cadde fra i ruderi della Chiesa di Santa Maria delle Vittoria, dove rimase per lungo tempo, dimenticato in mezzo alle immondizie.

La Pace di Praga, firmata nel 1634, consentì il ritorno dei carmelitani nel loro convento. Ma nessuno ormai si ricordava più della statuetta. Nel 1637 ritornò anche padre Cirillo della Madre di Dio. La guerra ancora non era terminata. Gli svedesi ruppero gli accordi e assediarono nuovamente Praga. Intanto, padre Cirillo cercava la statuetta e grande fu la sua gioia quando riuscì a ritrovarla. Tutti i frati del convento poterono pregare con fervore Gesù Bambino e Praga uscì indenne dalla distruzione protestante. Da allora è continuata e si è diffusa in tutto il mondo la devozione al Gesù Bambino di Praga.

Il significato della Devozione

Fino al XVI secolo la devozione a Gesù Bambino si indirizzava prevalentemente o addirittura esclusivamente al Gesù Bambino nella culla, al momento della Natività. Cioè il Gesù Bambino della tenerezza, della debolezza e della “piccolezza”. A partire, invece, dal XVI secolo non c’è solo il Gesù Bambino che giace nella culla, ma anche il Gesù Bambino Re, con la corona sul capo e con il mondo nella mano. Dunque, non solo il Gesù Bambino nella sua naturale collocazione di infante (la culla), ma anche il Gesù Bambino che, in quanto Dio, è Re dell’universo intero.

È la convinzione che la signoria di Cristo è anche quella della tenerezza e della delicatezza, tratti tipici dell’infanzia. Il cristianesimo insegna che il giusto esercizio del potere da parte dell’autorità è un servizio al bene comune, che comporta un vero sacrificio. Comanda chi sa sacrificarsi, chi è disposto ad immolarsi per i suoi sudditi. Il capo è colui che va davanti agli eserciti, chi rischia di più. Più alta è l’autorità, più alta è la responsabilità. Il Dio che, incarnandosi, vive veramente l’esperienza dell’infanzia e che regna conservando anche la sua infanzia, è un Dio che serve. È un Dio che si fa piccolo per mettersi al servizio di tutti.

 

Questo testo di Dino Focenti è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it