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San Nilo e l’Abbazia greca di Santa Maria di Grottaferrata

Tesori d'Italia26 Giugno 2019
Testo dell'audio
Non è possibile stabilire oggi il giorno e il mese esatto della fondazione dell’Abbazia di Santa Maria ma è possibile dire che la fondazione corrisponde al momento in cui San Nilo riceve in dono da Gregorio I, Conte di Tuscolo, Senator Romanorum e figlio di Alberico II, un vasto territorio dove sono presenti i resti degli edifici di una antica villa di epoca romana datati al I secolo a.C. e da alcuni studiosi attribuiti alla villa tuscolana di Cicerone, certamente ancora in condizione di essere utilizzati. San Bartolomeo, discepolo prediletto di San Nilo, narra infatti che il Santo, giunto nel territorio della città di Tuscolo, viene ospitato nel monastero di Sant’Agata prossimo al castello della Molara, probabilmente fondato nell’anno 370 dell’era volgare dall’Abate Giovanni di Cappadocia, discepolo di San Basilio.

S. Nilo, detto il Giovane o Rossanese, per distinguerlo da S. Nilo Sinaita, nasce a Rossano nell’anno 910 circa d.C. dalla nobile e ricca famiglia dei Malenari che gli impone il nome di Nicola.

Fino all’età di trent’anni conduce una vita laica ordinaria, dimostrando un’acutezza d’ingegno e disposizione agli studi. Subito dopo tuttavia rivolge i suoi interessi alle dottrine delle sacre scritture, fino a consacrare il suo nome all’ordine monastico.

Oltre ad avere una grande passione per la lettura, dedica molto del tempo di una giornata alla trascrizione di testi classici e sacri, per la quale attività viene considerato il fondatore di una scuola calligrafica. Usa un carattere calligrafico minuto e fitto associato a pochi fregi decorativi. Raro è l’uso delle abbreviazioni nei libri da lui scritti. Oltre alla trascrizione di libri compilati da altri ne produce anche di suoi. A noi sono pervenuti tre volumi da lui compilati, custoditi attualmente nella biblioteca dell’Abbazia di Santa Maria. Il primo contiene i discorsi del Beato Marco Monaco, il secondo le dottrine di S. Doroteo Abate, il terzo la Storia Lausiaca di Palladio Galata. Inoltre compone anche Inni Sacri.

San Bartolomeo nella biografia del Santo dice anche:

«All’inizio del nostro dire è pur necessario di parlare di quella città che diede i natali al celeberrimo Nilo così che nulla manchi a chi brama sapere quanto a lui si attiene. Io credo che non vi sia alcuno tra noi che non conosca Rossano non solo come quella città che presiede ai confini della Calabria, assai grande e inespugnabile ad un tempo, ma anche come la sola città, la quale, nella quasi generale devastazione di tutta la regione calabra e nella conseguente caduta di tutte le altre città nel dominio dei saraceni, non soggiacque alla legge della comune rovina».

Dopo aver dimorato insieme ai suoi monaci tra i monti per circa diciassette anni prima in una grotta e poi nelle piccole costruzioni di un cenobio dedicato a San Michele, a causa delle frequenti incursioni dei saraceni, è costretto a ritirarsi in un piccolo podere prossimo alla sua città natale dove vi è un piccolo tempio dedicato a S. Adriano Martire. Ma anche in questo luogo non vi è la certezza di non essere assaliti dai saraceni per cui San Nilo e i suoi monaci si incamminano alla ricerca di un luogo sicuro dove sostare.

Giunti a Montecassino, vengono ospitati dall’Abate Aligerno, che poi gli concede l’uso di un cenobio in Vallelucio presso il fiume Rapido. In questo luogo si fermano per circa quindici anni e nel 994 si trasferiscono presso la città di Gaeta in località Serperis, nome derivato dal luogo dove in epoca antica viene osservato il culto della divinità egiziana Serapide.

In questo luogo però i monaci sostano soltanto dieci anni perché la siccità e la povertà della terra non permettono di avere raccolti sufficienti alla loro sopravvivenza. San Nilo allora si avvia alla ricerca di un altro luogo accompagnato soltanto da alcuni monaci e agli altri, addolorati per la sua partenza, dice:

«Non vi rattristate, o Padri e Fratelli miei, io vado infatti a trovare un luogo adatto per prepararvi un monastero, dove io raduni tutti i fratelli ed i dispersi miei figli».

San Nilo si allontana, lasciando in loco alcuni monaci, anche perché è venuto a sapere che i Duchi di Gaeta stanno preparando grandi manifestazioni in suo onore e lui invece non vuole che ciò avvenga.

Inoltre nella frase “…dove io raduni tutti i fratelli ed i dispersi miei figli”, i fratelli sono certamente i monaci rimasti a Serperi e i dispersi figli sono tutti quei monaci dei numerosi monasteri e chiese d’Oriente che si sono separati dalla chiesa di Roma.

E San Nilo giunto in prossimità della città di Tuscolo ha una visione in cui appare la Madonna con il Bambino che gli porge un pomo d’oro che lui interpreta come indicazione del luogo in cui fermare la sua dimora e quella dei suoi monaci.

Nel monastero di Sant’Agata molti Signori del territorio si recano ad ossequiarlo e tra loro Gregorio I, Principe della città di Tuscolo che, dopo essersi prostrato ai piedi del Santo, lo saluta con queste parole:

«Io veramente, o Servo dell’Altissimo Dio, a causa dei molti miei peccati non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. E donde a me questa grazia che il Santo del Signore sia venuto a me? Poiché tu, ad imitazione del tuo Divino Maestro e Signore, hai preferito me peccatore ai giusti, ecco io mi metto a tua disposizione la mia casa, il mio castello con tutto il territorio. Se vuoi qualche parte di essi, basta che tu comandi»;

cui Nilo risponde:

«Il Signore benedica te con i tuoi cari e la tua casa ed il tuoi contado: soltanto concedici una piccola porzione nel tuo dominio, dove noi vivendo in santa quiete possiamo placare Dio per i nostri peccati e pregare per la salvezza tua».

Alle esortazioni di molti di andare in un luogo più confortevole e adatto alla sua persona, risponde:

«Qui mi riposerò per tutti i secoli… Venerare i gloriosi e beatissimi Corifei degli Apostoli ognuno lo può fare anche da questo luogo, purché abbia tanto di fede quanto un granello di senapa. Quantunque io mi sento indegno anche pur di nominarli. Del resto io non sono venuto in questo umile luogo se non per morirvi».

Gregorio I esaudisce la richiesta di San Nilo donando subito una parte del territorio di sua proprietà situato in prossimità del diverticolo della via Latina che conduce alle sorgenti dell’acqua Giulia.

I monaci rimasti a Serperi, dopo aver avuto la notizia che il Padre Nilo non sarebbe più tornato, si mettono in cammino per raggiungerlo.

E San Nilo, giunto molto avanti negli anni, dopo aver radunato tutti i fratelli e distribuito i suoi pochi averi, disse:

«Io vi prego, quando sarò morto, di non tardare a seppellire sotto terra il mio corpo; non lo deporrete nella casa del Signore, né costruirete alcun tumolo su di me, né vi aggiungerete ornamenti di sorta. Che se, tutto al più, vogliate apporvi qualche contrassegno, perché si riconosca dove voi mi abbiate posto, sia questo in piano terra, affinché i pellegrini vi si possano adagiare. Anch’io, infatti, sono stato pellegrino per tutti i giorni della mia vita. E ricordatevi di me nelle vostre sante preghiere».

Dopo aver pronunciato le suddette parole benedice i monaci e si adagia sul suo letto dove rimane per circa due giorni con gli occhi chiusi senza profferire parola alcuna, ma probabilmente pregando.

Il Principe Gregorio I, venuto a conoscenza dello stato in cui si trova il Padre Nilo, si precipita al suo capezzale con il suo medico Michele.

All’ora del vespro i monaci decidono di portare il Padre Nilo in chiesa ricordando le parole che lui più volte ha pronunciato:

«Un monaco, salva forza maggiore, deve morire in chiesa».

E dopo il Vespro del giorno 26 settembre 1004 il Padre Nilo rende l’anima a Dio. Il corpo, in ossequio alla sua volontà, viene sepolto nella nuda terra nello spazio adiacente alla cripta ferrata, dove poi viene edificata la cappella attualmente denominata farnesiana.

Nel frattempo i monaci occupano gli edifici, ancora efficienti, della villa romana, e destinano per la celebrazione delle funzioni religiose la cripta ferrata sulle cui pareti vi sono aperture strombate chiuse da sbarre di ferro incrociate e che è stata già utilizzata come luogo di culto verosimilmente di una comunità cristiana.

Infatti nel 1592 il fiammingo Filippo De Winghe ritrova nei pressi della cripta una lapide con un iscrizione che poi nel 1872 G.B. De Rossi ricostruisce datandola al V-VI secolo

SALBO FORTUNATO EPISCOPO
SEMPER CRESCENTE IN VIA DIVINA
IPSIUS TEMPORIBUS
ADHUC MELIORA VIDEBIS
APO
HIC PRO VOTO SARABONUS FECIT

(Al Vescovo Salbo Fortunato che spiritualmente si eleva sempre maggiormente e di più di se stesso nel tempo, ancora vedrai cose migliori. Il presbitero Sarabono fece questo per un voto).

Pertanto la data della fondazione dell’Abbazia di Santa Maria, quale momento reale e spirituale, può essere indicata nel giorno della morte di San Nilo e della sepoltura del suo corpo nella terra prossima alla cripta ferrata, ovvero al giorno 26 settembre dell’anno 1004.

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Questo testo di Paolo Deotto è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

 

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