< Torna alla categoria

Rivalta, custode di un tempo antico

Tesori d'Italia09 Novembre 2019
Testo dell'audio

Ripa Alta: la scoscesa altura, su cui sorge imponente il magnifico castello della casata dei Landi, dà il nome alla piccola frazione nel Piacentino, frazione che racchiude, fra le acque del Trebbia e i boschi incontaminati di aceri e querce, un passato, le cui molteplici trame si intrecciano con i complessi fili della Storia italiana ed europea.

Il territorio dove oggi sorge il borgo di Rivalta fu anticamente occupato dalle popolazioni dei Liguri e dei Celti, i quali subirono intorno al III secolo a.C. la conquista da parte delle legioni romane: è a questa altezza cronologica che gli storici hanno ipotizzato la prima presenza di un castrum nella zona, munito di una torretta di guardia a presidio della Val Trebbia. Nel corso delle guerre che videro contrapposti Ostrogoti e Bizantini alla caduta dell’Impero d’Occidente per il controllo della Penisola, il territorio ricadde sotto la giurisdizione germanica e rimase di tali costumi, allorché venne annesso ai domini dei Longobardi dopo la loro calata in Italia nel 568.

Dall’anno 774 fino ai Franchi, il villaggio fortificato di Rivalta non perse la propria importante funzione di presidio militare, in virtù della posizione strategica proprio allo sbocco della valle e in direzione del mare: la prima attestazione documentaria della presenza di un incastellamento, attorno al quale crebbe l’abitato, è un atto del 1025, che conferma con certezza come sin dall’XI secolo la zona avesse il proprio centro nevralgico in un forte in muratura.

Dai benedettini ai Malaspina e ai Landi

Nel 1048, l’imperatore Enrico III il Nero donò il fortilizio in feudo al monastero dei benedettini di San Savino a Piacenza, cessione che fu completata alla fine del secolo, quindi venne gestito da famiglie livellarie; tuttavia, il paese subì diversi assedi e saccheggi. Nel XII secolo Rivalta passò sotto la giurisdizione dei Malaspina, potente famiglia di parte guelfa che dominava un’ampia zona tra la Lunigiana e la Val Staffora: la fedeltà al Papato la pose in aperto contrasto con il podestà ghibellino di Piacenza, Oberto Pallavicini, che nel 1255 ordinò la distruzione di molti castelli guelfi, fra cui Rivalta, chiamata a controllare l’accesso al caminus Genuae, importante via di comunicazione fra la Pianura Padana e il Genovesato.

All’inizio del Trecento, il feudo fu acquisito dal nobiluomo Obizzo Landi di Cerreto, che ricostruì il maniero e ne fortificò i bastioni per far fronte alla guerra condotta contro il duca di Milano e signore di Piacenza Galeazzo I Visconti, prepotente vicino: inizialmente, i Landi ebbero la peggio e, dopo un assedio di undici mesi, nel 1322 Rivalta capitolò. Obizzo trovò riparo presso il cardinale francese Bertrando del Poggetto, il quale, per conto di Giovanni XXII, tentava di conquistare anche l’Emilia: grazie all’appoggio avignonese, i Landi entrarono a Piacenza ed iniziarono una pressoché ininterrotta signoria su Rivalta.

Roccaforte difensiva

Nel 1336 i Visconti tornarono ad assicurarsi la fedeltà dei Landi, al punto che nel 1412 Manfredo III fu investito ufficialmente del borgo con il titolo di conte. Espropriato, il feudo fu riottenuto dall’omonimo figlio, il quale fece del castello il proprio quartier generale ed iniziò a trasformarlo da roccaforte difensiva a suntuosa residenza con imponenti interventi edilizi proseguiti dai suoi eredi: in un ideale di magnificenza rinascimentale, i Landi adattarono l’esterno del castello alle nuove esigenze militari – dal XV secolo le armi da fuoco furono regolarmente impiegate agli eserciti –, e resero gli interni una magnifica dimora.

Data l’importanza della sua posizione e la preminenza dei castellani, Rivalta fu spesso al centro delle vicende politiche europee: nel 1636 subì l’assedio di seimila soldati spagnoli in guerra contro il duca Odoardo Farnese; ancora, un secolo dopo, durante la Guerra di successione austriaca fu saccheggiato dalle truppe tedesche e nel 1799 subì l’affronto delle milizie napoleoniche del generale MacDonald, che si scontrarono sul Trebbia contro Russi e Austriaci.

Testimone di un glorioso passato

Proprio alla fine del Settecento, il castello fu ristrutturato come abitazione dal conte Giuseppe I, che conferì agli interni della rocca il moderno assetto: nel 1808, estinta la branca dei Landi conti di Rivalta, il castello passò al ramo dei conti delle Caselle e marchesi di Chiavenna. Verso la fine dello stesso secolo, fu poi acquisito dal conte Carlo Zanardi Landi di Veano, i cui discendenti, tutt’ora proprietari, continuano ad impegnarsi per valorizzare e far vivere l’antico maniero, testimone di un glorioso passato e custode di un tempo antico.

******

Questo testo di Lorenzo Benedetti è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

Da Facebook