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Nei Sacri Vasi di Mantova il Sangue della salvezza

Tesori d'Italia05 Giugno 2019
Testo dell'audio

Un antichissimo legame, carico di significati religiosi e tradizionali, unisce Mantova a Gerusalemme. Mantova è una città privilegiata, giacché custodisce una reliquia di straordinaria importanza per tutta la Cristianità: la terra imbevuta del Sangue di Gesù, conservata nei Sacri Vasi che il Venerdì Santo di ogni anno sono portati in processione per le vie cittadine.

Un privilegio di inestimabile valore

I Sacri Vasi sono un’autentica primizia per la diocesi di Mantova che, oltre al vescovo patrono sant’Anselmo da Baggio, ha donato alla Chiesa universale altre luminose figure: il beato Giovanni Cacciafronte de’ Sordi, la beata Osanna Andreasi, il beato Giacomo Benfatti, il venerabile Francesco Gonzaga e san Luigi Gonzaga, compatrono della diocesi; nei tempi moderni ricordiamo il grande papa san Pio X, che dal 1884 al 1893 fu vescovo di Mantova, zelante e sensibile pastore in anni in cui il laicismo e il radicalismo massonico alimentarono in questo angolo di Lombardia incuneato fra Emilia e Veneto un diffuso anticlericalismo.

Anche per queste prove la diocesi mantovana è stata un laboratorio pastorale e catechetico di prim’ordine. Eppure, nonostante la secolare testimonianza della Chiesa locale, sono radicate tuttora nel territorio «ideologie che – come scrisse il papa Giovanni Paolo II nella Lettera in occasione del IX centenario della morte del patrono di Mantova Sant’Anselmo – propugnando ambigui concetti di libertà o parziali visioni dei problemi sociali, hanno di fatto mediato una visione totalizzante della vita e della società, fondata sul secolarismo e sul materialismo pratico».

I Sacri Vasi, in questa città così orgogliosa del suo patrimonio storico-artistico e attenta alle iniziative culturali di grande richiamo, dovrebbero perciò costituire un ancor più solido fondamento per l’identità locale, soprattutto perché – come affermò sempre papa Giovanni Paolo II – «la Chiesa di Mantova ha avuto sempre quale punto di onore la salvaguardia gelosa della propria identità e della propria originale tradizione religiosa ed ecclesiale dai tentativi di quanti avrebbero inteso condurla verso scelte comprensive di tutti gli aspetti della vita, volte fatalmente a compromettere la propria libertà e la stessa purezza della fede cattolica».

San Longino e Mantova

Il soldato romano Longino, una figura avvolta in parte dalla leggenda, è alle origini della vicenda. Nel Vangelo di Giovanni (cfr. 19, 34) si cita l’episodio del soldato che con la lancia avrebbe colpito il corpo di Cristo sul fianco facendone uscire sangue e acqua. Successivamente il vangelo apocrifo di Nicodemo gli attribuì il nome di Longino, forse dall’arma (longkhé) con cui aveva colpito il corpo di Gesù sulla croce. La leggenda, che si arricchisce di quella veridicità storica che sgorga dalla tradizione antica, afferma che Longino dopo quel gesto si convertì e venne in Italia.

Lo storico mantovano Ippolito Donesmondi nell’opera Dell’historia ecclesiastica di Mantova (1612) affermò che il soldato nel 36 d. C. arrivò a Mantua  portando con sé dalla Palestina un po’ della terra del Calvario imbevuta del cosiddetto “Lateral Sangue”. Alcune gocce di quel sangue avevano infatti cambiato la vita di Longino: scorrendo lungo l’asta della lancia avevano bagnato i suoi occhi malati risanandolo all’istante e trasformandolo in un evangelizzatore. E proprio a Mantova egli annunciò il Vangelo, nascondendo poi il suo tesoro in una cassetta di piombo nei pressi di un tempio dedicato a Diana. Secondo la tradizione Longino morì martire nell’anno 37, decapitato alle porte della città, dove oggi sorge la chiesa del Gradaro.

Carlo Magno devoto della santa reliquia

La reliquia rimase nascosta per quasi otto secoli sino all’anno 804 quando fu casualmente ritrovata. La scoperta sensazionale spinse l’Imperatore Carlo Magno a chiedere a Papa Leone III di recarsi a Mantova per avvalorare il ritrovamento. Il Papa istituì in quell’occasione la diocesi e donò a Carlo Magno una piccola parte della reliquia. Un secolo dopo, nel 924, Mantova era minacciata dalle incursioni degli Ungari e si decise di nascondere la reliquia distribuendola in due parti: una fu seppellita presso la chiesa di san Paolo vicino alla Cattedrale, l’altra nell’orto dell’oratorio sorto accanto al luogo del primo ritrovamento.

Si perse col tempo memoria di ciò fino al 1048, quando a un mendicante cieco di nome Adalberto apparve sant’Andrea che gli rivelò il punto dell’orto in cui scavare. La reliquia venne recuperata assieme al corpo di Longino (canonizzato il 2 dicembre 1340 da papa Innocenzo VI). Sul posto fu edificata una chiesa dedicata a sant’Andrea che Ludovico Gonzaga, quattro secoli dopo, fece abbattere per edificare l’omonima basilica progettata da Leon Battista Alberti.

Il ritrovamento dell’804 è narrato negli Annales Regni Francorum dello storico Eginardo, consigliere di Carlo Magno. La seconda inventio è al centro di due fonti coeve: il De inventione Sanguinis Domini redatto a Mantova da ignoto autore nella seconda meta dell’XI secolo e il Chronicon del monaco Ermanno di Reichenau dello stesso periodo. Il culto delle Sacre Reliquie fu approvato dal papa Leone IX nella festa dell’Ascensione del 1053.

Pontefici e sovrani devoti della reliquia

Pontefici e sovrani vennero a rendere omaggio alla reliquia e a richiederne frammenti: Alessandro II nel 1067, Innocenzo II nel 1134, l’antipapa Giovanni XXIII nel 1414 seguito da Martino V; l’Imperatore Enrico III ne volle una particella che fu poi donata al monastero benedettino di Weingarten, dove ancor oggi una processione si svolge il primo venerdì dopo l’Ascensione. Ad essa partecipano, montando su centinaia di cavalli, autorità religiose e civili nonché fedeli di tutte le parrocchie della regione.

Nel 1433 Gianfrancesco Gonzaga, appena innalzato al titolo di Marchese dall’Imperatore Sigismondo, fece battere un grosso d’argento con l’immagine del reliquiario collocato al centro di una visione ideale della città. Essa rimarrà impressa sulle monete mantovane sino alla seconda metà del Seicento. Al 1459 è fatta risalire la costituzione della Venerabile Compagnia del Preziosissimo Sangue, cui erano iscritti i gentiluomini mantovani che si impegnavano mantenere accese le lampade davanti all’altare del Sangue di Cristo, a dedicarsi a opere pie e a recitare ogni giorno le preghiere comunemente dette dei “Sette Spargimenti”.

Durante il Concilio di Mantova (1459-60), oltre a discutere della necessità di una crociata contro i turchi, si affrontò il tema dell’autenticità della celebre reliquia, e Papa Pio II la riconfermò.

Nel 1479 venne scoperto il frammento nascosto in San Paolo. Nel 1530 anche l’Imperatore Carlo V, di passaggio a Mantova, si raccolse in solitaria preghiera dinanzi alla reliquia. Nel 1608 il Duca Vincenzo Gonzaga, “a onore e gloria del Santissimo Sangue”, istituì l’Ordine dei Cavalieri del Redentore, nel cui medaglione fu riprodotta l’immagine di un Sacro Vaso. Anni prima suo padre Guglielmo aveva disposto di trasferire una parte della reliquia nella basilica palatina di Santa Barbara, all’interno del complesso del Palazzo Ducale.

Provvidenziale intervento

L’iniziativa di Guglielmo Gonzaga si  sarebbe rivelata provvidenziale. Il 19 marzo del 1848, durante i tumulti seguiti allo scoppio della Prima Guerra di Indipendenza, alcuni soldati austriaci, forse ungheresi, rubarono i preziosi vasi attribuiti a Benvenuto Cellini e ne dispersero il contenuto. Per ricostituire il culto fu necessario fondere altri due recipienti in oro, realizzati dall’orafo milanese Giovanni Bellezza e pagati a titolo riparatore per quanto era accaduto dall’Imperatore Francesco Giuseppe.

Questi preziosi vasi sono gli stessi che ogni Venerdì Santo, dopo essere stati esposti alla venerazione dei fedeli, sono portati per le vie cittadine. Per il resto dell’anno sono custoditi nell’altare della cripta della magnifica basilica di sant’Andrea, concattedrale della città.

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Questo testo di Alberto Castaldini è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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