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La Madonna di Boccadirio

Tesori d'Italia19 Ottobre 2019
Testo dell'audio

Due antichissimi documenti attestano come a Boccadirio, il 16 luglio 1480, festa del Carmine, sia apparsa la Madonna con in braccio il Bambino Gesù a due fanciulli: Donato Nutini e Cornelia Vangelisti, lì giunti per far pascolare il gregge. Un evento, che cambiò non solo la vita personale dei “due putti”, ma quello dell’intera località e della sua popolazione.

I monti Coroncina e Tavianella sono come sentinelle vigili su di un meraviglioso paesaggio nel territorio di Baragazza, una piccola valle che prende il nome di Boccadirio dalla confluenza del torrente Ronco dei Macinai nel rio Davena, una zona “strategica” in quanto propri da qui passano importanti vie di collegamento tra il Nord e il Sud dell’Italia, basti ricordare il vicinissimo Passo della Futa, luogo incantevole al confine tra Emilia e Toscana (in queste due regioni è, difatti, particolarmente vivo il culto della Madonna di Boccadirio), a pochi passi dal “verde Mugello” pieno di “boschi ombrosi e fiumi pescosi”, adatto alla meditazione e all’elevazione dell’anima.

La pia tradizione dell’apparizione è siglata in due antichissimi documenti che affermano come in detto luogo, il 16 luglio 1480, festa del Carmine, apparve la Madonna con in braccio il Bambino Gesù a due fanciulli: Donato Nutini e Cornelia Vangelisti, venuti in quella località a far pascolare il gregge.

L’Archivio di Stato di Bologna conserva la più antica testimonianza con la cosiddetta Lettera dell’Anonima, che risulta scritta nel 1580 da una suora del Convento di Santa Caterina di Prato, dove “prese il velo” la veggente, quando il suo ricordo era ancora vivo e infatti erano ancora vive alcune suore vissute con lei.

L’altro documento che, in pratica, deriva da quello or ora citato, ma che parla del miracolo molto più diffusamente, con estrema cura e senso critico, è: «Origini e Ritratto della Miracolosa Madonna di Boccadirio posta nel Comune di Baragazza Contea de’ Signori Pepoli di Bologna – Fedelmente tratto da una Cronaca del Rev. Don Lorenzo Amorotti», stampato in Bologna nel 1666 «presso Giovan Battista Ferroni – Con licenza de’ Superiori», come si legge nel titolo di copertina di quell’edizione.

L’Apparizione

Don Lorenzo Amarotti, parroco di Castiglion de’ Pepoli dal 1609 al 1621, anno della sua morte, così descrive il racconto dell’Apparizione:

«I due putti (Donato Nutini e Cornelia Vangelisti, NdR), allevati nel santo timor di Dio e nella divozione alla Beatissima Vergine dai loro genitori e guidati puranche da un Santo Spirito, un giorno, che pascolavano pur gli armenti, si posero in detto luogo a fare preghiere e quivi, con grandissimo fervore di spirito unitamente invocavano la Beatissima Vergine Madre di Dio, perché si degnasse di prestar loro aiuto, acciocché potessero servire al Signore e conservare sé stessi in santa pudicizia. In quell’istante la Madre di Misericordia apparve loro tutta vestita di vesti bianche, dall’altra balza del rio, verso ponente. Da questa balza partendosi, la Santissima Vergine si accostò ai due putti dalla parte del rio, verso levante, dov’essi l’invocavano e disse loro e, primariamente, a Donato, che dovesse farsi sacerdote, come felicemente successe, alla Cornelia, poi, che si facesse monaca, aggiungendole che ciò seguirebbe nella Toscana e additandole e mostrandole quel monastero, col suo sito e forma, ov’ella si sarebbe monacata. Comandò finalmente ad ambidue che facessero intendere al popolo di Baragazza, che in quel luogo fabbricasse un tempio ad onor suo, promettendo che tutti quelli che fossero poi divoti e frequenti in detto luogo otterrebbono tutto ciò che sotto la protezione ed invocazione di Lei domandassero al sommo Dio».

Due vocazioni ricche di frutti spirituali

Donato, come diffusamente racconta l’Amorotti, divenne sacerdote nel 1496 e fu per un periodo di tempo cappellano a Castiglion de’ Pepoli; in seguito divenne parroco a San Pietro di Cirignano nel Mugello: ancor oggi, a distanza di cinque secoli, in quella che fu la sua parrocchia si conserva viva memoria di lui.

Cornelia, divenuta suor Brigida, vestirà “l’abito monacale” nel convento del Terz’Ordine di San Domenico di Paola Vernati e solo più tardi si trasferirà, con tutte le altre Consorelle, al monastero di Santa Caterina. Nel convento di Prato visse in fama di santità.

Nella guerra tra Francia, Spagna e i Medici, le truppe spagnole, per rimettere sul Trono di Firenze il dominio dei Medici, compirono a Prato un’orribile carneficina: le cronache dell’epoca parlano di seimila vittime. A Prato c’era Suor Brigida, divenuta Superiora del Convento, la quale, donna di grande saggezza, inviò le altre consorelle e novizie a Baragazza, raccomandandosi proprio alla Madonna di Boccadirio, per sottrarle ai prevedibili obbrobri a cui sarebbero state esposte, quindi affrontò, virilmnte, il capitano, che era deciso a devastare il monastero e, con il crocifisso in mano, lo invitò a rispettare il luogo sacro e la clausura. Di fronte all’atteggiamento coraggioso di Suor Brigida, il capitano risparmiò il convento dal saccheggio e rispettò la clausura.

L’Origine racconta che suor Brigida non si scordò della grazia avuta da Maria durante il “Sacco di Prato” e, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, «onde perché restasse al mondo perpetua memoria di così segnalata grazia, procurò di avere un’imagine di “basso rilievo” con la Madonna, con il Figlio in braccio, vestita di bianco, conforme all’apparizione e la inviò a Boccadirio». L’immagine inviata a Boccadirio da Suor Brigida è di Andrea della Robbia.

Il Santuario

Ma facciamo un passo indietro, quando i “due putti”, dopo l’Apparizione, se ne tornarono a casa e a tutti, «con molto giubilo e allegrezza», raccontarono del prodigio, subito il popolo, con fede e amore, «cominciò a fabbricare in detto luogo, dove la Madonna parlò, una picciola chiesetta», ampliata col tempo fino a quando, nel 1692, il card. Giacomo Buoncompagni, in visita pastorale a Boccadirio, usò parole di grande elogio nell’ammirare il Santuario ed il bellissimo chiostro, completato poi nel 1720.

Nel 1796 la Rivoluzione francese arrivò anche su quelle montagne e, nel 1798, il Direttorio decretò la soppressione di tutte le Confraternite locali e quindi anche di quella della Beata Vergine di Boccadirio. Fu salvata la chiesa, in quanto dichiarata «sussidiaria della parrocchia di Baragazza»; molti episodi di controrivoluzione all’invasore francese sono stati tramandati, tra cui alcune incursioni contro l’esercito francese d’Oltralpe da parte dei “Viva Maria!”, gl’insorgenti cattolici toscani che combattevano le truppe francesi portando al petto, come emblema, la Madonna del Conforto.

Mèta di pellegrinaggi

Lo scrittore mugellano firenzuolino Tito Casini, l’autore non dimenticato de La tunica stracciata, il difensore della S. Messa tradizionale e del canto gregoriano dalla falcidia dei barbari, nel volume Dall’esilio alle catacombe. Ricorso a Maria, parla di un suo pellegrinaggio avventuroso a Boccadirio, dove era andato a ringraziare la Madonna «per i tanti pericoli miei e dei miei, incontrati e scampati in quel disgraziato anno …con quei tedeschi in casa che dovevano farmi provare, fra le altre cose, come si sta a ridosso di un muro in attesa che dei soldati schierati davanti, premano il grilletto del loro mitra (…in quell’attesa la Madonna fece il miracolo per cui il mio labile nome non è raccomandato in quella lapide attaccata a quel muro)».

Ed è lo stesso scrittore firenzuolino che nel capitolo Boccadirio parla della grande devozione del popolo del Mugello per la Madonna effigiata nel bassorilivo robbiano: «il lasciar passare un’annata senz’andare, almeno una volta, dalla “Madonna” ossia a Boccadirio è, per quelli della mia terra, cosa a dir poco da eretici, da saracini, da miscredenti».

Nell’immediato dopoguerra l’arcivescovo di Bologna, il card. Giovanni Battista Casali Rocca, affidò il Santuario ai sacerdoti del Sacro Cuore, i dehoniani, che ancor oggi custodiscono, con cura e devozione, il Santuario, dove è esposta ai fedeli la venerata immagine della Madonna.

Molti sono i pellegrini che arrivano, ogni giorno, a Boccadirio e ne sono testimonianza i numerosissimi ex-voto attaccati alle pareti della grande sagrestia e delle altre stanze. Ancor oggi, come un tempo, il misticismo del luogo tocca il cuore dei pellegrini, che vengono per deporre nel “grembo di Maria”, le loro sofferenze, le loro speranze, i loro drammi e le dolorose ferite… E la Madonna “tra la luce dei doppieri”, sembra sorridere benevolmente a questi suoi fedeli ai quali infonde speranza, conforto, fede… con la stessa dolcezza con cui parlò ai due pastorelli di Boccadirio.

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Questo testo di Pucci Cipriani e Ascanio Ruschi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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