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La festa di San Marco a Venezia

Tesori d'Italia10 Luglio 2019
Testo dell'audio

Il 25 aprile rappresenta per i veneziani una ricorrenza molto più antica e più sentita all’attuale festa nazionale. Da secoli infatti la città lagunare celebra in questo giorno, l’omaggio a san Marco suo Patrono.

San Marco fu considerato sin dall’antichità come il protettore della città lagunare. I veneziani, infatti, sostenevano che il Santo, durante la sua vita, avrebbe evangelizzato le genti venete divenendone il Patrono. Secondo la tradizione un angelo si sarebbe rivolto a Marco, predicendogli che in Laguna avrebbero riposato le sue spoglie mortali, con le parole “Pace a te Marco, Evangelista mio” che appaiono su di un libro aperto in molte raffigurazioni iconografiche in cui il Santo è rappresentato in forma di leone alato con aureola come nel caso del famoso dipinto del Carpaccio.

Il culto per l’Evangelista crebbe e si sviluppò durante i secoli, mentre la città, da piccolo agglomerato di capanne, diveniva una ricca e fiorente Repubblica marinara le cui navi mercantili dominavano i commerci dell’intero Mediterraneo mentre le galee da guerra si coprivano di gloria partecipando a epiche battaglie contro i musulmani come nel caso di Lepanto.

La traslazione delle spoglie da Alessandria d’Egitto

Nonostante la devozione verso san Marco nascesse in pratica con Venezia, le reliquie del Santo si trovavano originariamente tumulate in Egitto dove nei primi secoli dopo Cristo si era sviluppata una fiorente comunità cristiana. Nell’VIII secolo però, l’Egitto era stato invaso dalle schiere islamiche che in pochi decenni avevano eliminato quasi totalmente ogni traccia della primitiva Chiesa cristiana.

Le spoglie del Santo giacevano dunque, semi-dimenticate, in una tomba nei pressi della città di Alessandria d’Egitto. Fu da qui che esse vennero avventurosamente traslate a Venezia nell’anno 828 grazie alla fede ed all’ingegno di due eroici mercanti: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. I due per trafugare il prezioso corpo ricorsero ad un astuto stratagemma nascondendolo all’interno di una partita di carne di maiale, che passò senza alcun problema ai controlli della dogana dato il disgusto che questo cibo provocava nei musulmani.

Al termine di un viaggio di ritorno costellato di difficoltà e di miracoli, la preziosa reliquia giunse infine in Italia grazie alla protezione offerta dal Santo nel corso di una terribile tempesta quasi a prefigurare la protezione che San Marco avrebbe offerto nel corso dei secoli alle flotte venete.

San Marco e Venezia

L’arrivo della reliquia a Venezia venne accolto da una folla enorme stretta intorno al Patriarca ed al Doge ed omaggiata con grandi feste e solenni ringraziamenti mentre, narra la tradizione, un soave e delicatissimo odore di rose si sparse per tutta la città non appena il corpo del Santo ebbe toccato terra. Per le spoglie di san Marco, il Doge dispose la costruzione di una chiesa accanto al suo Palazzo destinata ad essere la cappella ducale ed una vera e propria chiesa di stato.

Ricostruita, abbellita ed ampliata nel corso dei secoli, la Basilica di san Marco divenne un perfetto esempio di fusione di stili bizantino, romanico e gotico e mantenne sempre un molo rilevante nella vita cittadina non solo per il notevole pregio artistico ma anche per la sua funzione politica. Al suo interno, nelle calotte sopra i portali, sono ricordati vari episodi della vita di san Marco tra cui il più importante è appunto La Traslazione.

Il ritorno del corpo di san Marco fu particolarmente importante per Venezia, che iniziava allora la sua espansione. La reliquia svolse un importante molo nella crescita del prestigio della città specialmente nei confronti delle popolazioni rurali la cui fedeltà si compattò intorno alla capitale ed al suo Santo il cui culto divenne il simbolo dell’unità spirituale e politica della Repubblica e l’elemento fondante dell’identità veneziana. La città assunse come simbolo proprio il leone alato, che nella tradizione cristiana rappresentava l’Evangelista Marco e sotto la sua protezione le imprese eroiche e le conquiste si moltiplicarono cosicché da allora in poi Venezia e san Marco divennero una cosa sola.

La festa di san Marco

Durante la Repubblica Veneta, quella di san Marco era la festa principale di Venezia. I festeggiamenti iniziati sono solenni funzioni religiose all’interno della Basilica, culminavano in Piazza San Marco con la famosa processione cui partecipava tutta la popolazione: autorità civili e religiose, nobili, borghesi e popolo.

La processione usciva dalla Porta di Palazzo guidata dal Doge, seguito dai membri della Signoria e da tutti gli altri dignitari in un preciso ordine gerarchico. Ad essa partecipavano i rappresentanti delle Arti e dei Mestieri con le loro insegne, della Scuole Grandi con i gonfaloni. Tutta la piazza era pavesata a festa con tappeti ed arazzi sulle Procuratie per sottolineare il significato di una festa religiosa che era in realtà la festa della città stessa.

In queste manifestazioni il significato civile e il valore religioso si mescolavano e si confondevano nella celebrazione della potenza e dell’unità dello Stato. Ogni abitante della città era diretto partecipe della solennità, secondo lo spirito e la volontà del governo veneziano che voleva ogni cittadino protagonista della vita politica della città e l’intera città sotto l’alta protezione del suo Santo.

Il “bocolo”

Alla traslazione del corpo di san Marco è anche legata una delle tradizioni più antiche di Venezia. In occasione della festa del Patrono infatti i veneziani usano donare un “bocolo” (un bocciolo di rosa) alle donne (mamme, fidanzate o mogli che siano) e per questo motivo Piazza San Marco si riempie ogni 25 aprile di bancarelle e venditori di profumate rose. L’origine di questa tradizione sarebbe, appunto, collegata con il culto del Santo.

Come detto, infatti, all’arrivo del corpo a Venezia il profumo di rose invase la città mentre ad Alessandria d’Egitto, accanto al sepolcro dell’Evangelista, sorgeva uno splendido roseto. Questo roseto venne donato a un marinaio di nome Basilio come premio per la sua collaborazione nella traslazione delle spoglie e venne poi piantato nel giardino della sua casa fungendo, alla sua morte, da confine della proprietà suddivisa tra i due figli.

A causa della rottura dell’armonia tra i due rami della famiglia (ed alle violenze e morti che ne seguirono), la pianta smise di fiorire per ricoprirsi di nuovo di fiori solo secoli dopo quando, proprio un 25 aprile, nacque l’amore tra i giovani eredi dei due rami che riportò la pace all’interno della casata. A ricordo di questo, ancora oggi i veneziani offrono il “bocolo” rosso alla propria amata in segno di affetto e di cortesia.

La festa di san Marco oggi

Con la fine della Serenissima Repubblica ad opera degli invasori francesi, molte delle più antiche e tradizionali feste veneziane vennero abolite e con il tempo finirono nel dimenticatoio. Altre però, forse le più sentite dalla cittadinanza, continuarono a vivere sino ad oggi, come è appunto il caso di quella di san Marco.

La commemorazione di san Marco è oggi ridotta al solo 25 aprile, data della morte del Santo, mentre ai tempi della Serenissima si festeggiavano anche il 31 gennaio, il giorno della traslazione del corpo, e il 25 giugno. La festa mantiene unicamente il suo aspetto religioso e la processione, preceduta ed accompagnata da solenni inni sacri, si svolge oggi all’interno della Basilica e non più all’aperto sulla Piazza antistante. Eppure, sebbene ridotta e senza più il fastoso apparato che la caratterizzava anticamente, la festa di san Marco resta un momento importante della vita religiosa e culturale di Venezia.

Essa mantiene agli occhi dei veneziani l’importanza e la suggestione dei secoli passati come simbolo visibile dell’antica e gloriosa storia della città e delle sue radici. La festa di san Marco, in definitiva, rappresenta ben più del famoso carnevale, l’anima autentica dell’antica città e l’eredità della tradizione veneziana la cui storia è da sempre profondamente legata al suo Santo protettore.

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Questo testo di Daniele Civisca è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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