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La casa di santa Francesca Romana a Tor de’ Specchi

Tesori d'Italia06 Marzo 2019
Testo dell'audio

Il monastero di Tor de’ Specchi si distingue nel panorama romano per la sua facciata sobria e austera che ai piedi del colle Capitolino cela tesori d’arte e secoli di storia. Tuttavia quello che caratterizza questo brano di tessuto urbano è il ricordo di santa Francesca che nella città e per la città visse a cavallo tra il XIV e il XV secolo.

La Casa di Tor de’ Specchi

Dopo aver fondato, il 15 agosto 1425, una congregazione di pie donne, essa scelse come loro dimora una casa sita al centro dell’antico rione Campitelli, ai piedi del Campidoglio e di fronte al Teatro di Marcello. In questo luogo le sue tredici compagne il 25 marzo 1433, festa dell’Annunziata, si trasferirono in una piccola costruzione presa in affitto dalla famiglia Clarelli.

Questa prima modesta dimora è ricordata con il nome di Tor de’ Specchi. Qui la santa si ritirò in preghiera unendosi alla sua comunità solo dopo la morte del marito, nel 1436, e vi morì quattro anni più tardi, nel 1440. Il nome di Tor de’ Specchi probabilmente trae origine dalla forma rotonda delle finestre di una torre del XII secolo facente parte dell’abitazione. Ancora oggi da Via Montanara è facile individuare questa costruzione caratterizzata da una finestra bifora ornata da reperti di origine archeologica.

Da Via del Teatro di Marcello attraverso un portale in pietra sormontato da un affresco del XVIII secolo raffigurante la Madonna con il Bambino tra Santa Francesca e San Benedetto, si accede alla vecchia stalla, ove sono visibili le mura medievali delle costruzioni della parte più antica del monastero. Dalla stalla si sale la Scala Santa che conduce all’oratorio decorato con il celebre ciclo di affreschi attribuiti ad Antoniazzo Romano, prezioso esempio d’arte del XV secolo. Qui si narrano le storie della vita e dei miracoli della santa.

Dello stesso autore sembrano essere anche i dipinti raffiguranti la Madonna con il Bambino tra Santa Francesca e San Benedetto e Cristo uscente dal Sepolcro, entrambi sulle pareti della scala. L’attribuzione delle pitture che ornano la casa di Francesca ad artisti celebri quali Antoniazzo e Benozzo Gozzoli, e di maestranze delle loro botteghe, è da tempo argomento di dibattiti culturali tra storici dell’arte ed esperti, ma resta certa la presenza di questi celebri maestri a Tor de’ Specchi.

L’oratorio e i suoi affreschi

L’oratorio rappresenta il cuore della casa di Francesca di cui si narrano la vita e i miracoli. La data di esecuzione degli affreschi (1468) è segnata nell’ultimo dei 25 riquadri che coprono interamente le pareti del piccolo ambiente. Le scene sono descritte da testi didascalici in volgare quattrocentesco romano, che sottolineano ogni quadro. Si distinguono tra tutti il magnifico dipinto centrale, con santa Francesca, l’angelo e san Benedetto ai lati della Madonna, e la singolare rappresentazione dell’inferno, che viene attribuita ad un autore più tardo, dipinta in una nicchia della parete di ingresso.

Sono di grande interesse le diverse immagini che riproducono l’ambiente romano in cui si svolgono le scene (S. Maria Nova, il Tevere, il rione Campitelli), che testimoniano i colori, le forme e la vita della città nel Quattrocento. Tra le scene, si ricorda l’Oblazione della santa e delle sue compagne, i miracoli del vino e del grano, la santa che risana il giovane affogato, l’apparizione del figlio Evangelista, le esequie in S. Maria Nova.

Il soffitto ligneo è completamente dipinto con colori vivaci a motivi floreali. Sui bordi contro le pareti, si susseguono immagini del volto di Francesca.

La stanza della Santa

L’ampio vano che unisce la torre degli Specchi con l’oratorio, che nel XV secolo fu forse utilizzato dalla comunità come refettorio, presenta una intera parete coperta da un altro ciclo di affreschi in terrette monocrome che raffigurano le tentazioni della Santa. Sopra a un portale in pietra appare la data 1485. Di qui si accede alla piccola stanza, interna alla torre medievale, recentemente restaurata, ove Francesca si ritirava in preghiera. Il vano angusto e poco illuminato è il luogo più suggestivo del monastero, denso di memoria e di sacralità. Qui, protetti da una teca, sono conservati i resti degli abiti di Francesca.

Le due chiese

La comunità nel XVI e XVII secolo crebbe sino a superare le cento unità e con essa il monastero si ampliò inglobando piccole case ed una chiesa, Santa Maria de Curte, che le oblate ottennero per avere all’interno del monastero un luogo ove pregare e celebrare la messa. In occasione del Giubileo del 1600 la chiesa, ormai pericolante, fu demolita per poi essere trasformata in due chiese sovrapposte, la così detta “chiesa di sotto” al livello terreno e sopra a questa, il coro delle oblate, dedicato alla SS. Annunziata.

Entrambi i luoghi di preghiera hanno forme barocche, anche se con diversa tipologia. La chiesa di sotto è priva di decorazioni salvo la parte absidale, ove bassorilievi in stucco dorato, forse di Carlo Rainaldi, presente in questi anni nel monastero, raffigurano la Presentazione di Gesù e della Vergine al Tempio e incorniciano una Madonna al centro della composizione.

Il coro delle monache è, al contrario, ricco di decorazioni. Il soffitto in legno intagliato, dorato e dipinto, di Ambrogio Bonadini (1600), reca al centro una statua di S. Francesca che domina dall’alto l’aula del coro. La parte alta delle pareti è ornata da affreschi di Bastiano Ceccarini (1749) raffiguranti otto angeli alternati alle aperture delle finestre. L’abside è decorata da affreschi di Lorenzo Gramiccia (1749) raffiguranti due file di angeli oranti e musicanti al centro dei quali è San Michele Arcangelo.

La parte bassa delle pareti è occupata dagli scranni lignei del coro sopra ai quali sono posti damaschi di velluto rossi e oro. Sull’altare è un prezioso tabernacolo in marmi e pietre preziose, del 1610, al di sopra del quale è la tela raffigurante l’Annunciazione di Alessandro Allori (inizio del XVII sec.). Il ricco disegno del pavimento in marmi policromi completa la perfetta e armoniosa composizione barocca. Nel 1657 Giovanni Antonio de’ Rossi progetta una nuova sacrestia, anch’essa composta da due sale sovrapposte a servizio delle due chiese.

Le due chiese costituiscono uno dei vertici del quadrilatero dell’ampio chiostro del monastero, anch’esso dell’inizio del XVII secolo, sobrio ed elegante, forse progettato da Carlo Maderno, che venne pagato nel 1606 per lavori di pavimentazione, di costruzione della cisterna, dei pilastri ed altre parti del cortile. Carlo Maderno fu attivo nel monastero anche per la costruzione delle nuove celle delle monache, che circondano il chiostro interno su due livelli al di sopra dei portici. Il numero sempre crescente delle oblate e le esigenze di ulteriore spazio, fecero nascere l’esigenza di un nuovo ampliamento già nel 1616, costituito da un corpo di fabbrica su Via Tribuna di Tor de’ Specchi che chiude un secondo cortile interno oggi ornato da numerosi alberi di agrumi.

L’amore per il bello e la cura delle conservazione delle oblate

Le oblate di Tor de’ Specchi, che in occasione del IV centenario della canonizzazione di Francesca Romana, aprono il monastero per alcune visite straordinarie in coincidenza di celebrazioni liturgiche ed eventi culturali, vivono in uno dei luoghi più ricchi di storia della città che a sua volta racchiude veri tesori d’arte che custodiscono con devozione e competenza da vere operatrici del restauro.

Sia il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che la stessa comunità monastica hanno destinato da tempo risorse finanziarie per il mantenimento e il restauro delle parti più importanti del complesso monumentale. Recentemente, in previsione delle celebrazioni del 2008, sono stati completamente restaurati l’Oratorio quattrocentesco, la torre degli Specchi, lo stendardo della canonizzazione di santa Francesca, del 1602 di Annibale Corradini.

Negli anni passati sono state restaurate le due chiese ed il chiostro. Ma ciò che più stupisce è l’amore ed il senso del bello che le oblate coltivano per la conservazione del loro patrimonio di storia, tradizione, cultura, con un lavoro mai interrotto secondo la regola benedettina e gli insegnamenti di santa Francesca. È un vero privilegio poter conoscere a fondo le peculiarità di questo spazio e la inconsueta tranquillità di questa oasi di pace, permeata del ricordo di una donna che segnò la storia della città in uno dei momenti più tragici e tristi della Chiesa.

 

Questo testo di Patrizia Marchetti è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it