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Il santuario di Monte Baldo, un rifugio di silenzio e meditazione

Tesori d'Italia16 Gennaio 2019
Testo dell'audio

Lo splendido scenario e il silenzio del Monte Baldo resero il luogo, già nella preistoria, sede di culto e meta di transito di antiche popolazioni retiche della zona. Ma fu intorno all’anno Mille che un movimento eremitico concentrò qui la sua attenzione, e l’area del Baldo cominciò a essere frequentata da anime ascetiche legate all’Abbazia di San Zeno di Verona.

La prima chiesa di Santa Maria di Montebaldo già sorgeva attorno al 1200 ed era collegata a un complesso di cellette occupate da frati, ma per poter accedere alla cappella si era costretti a percorrere un arduo e impervio sentiero nella roccia, o a calarsi con una fune dall’alto.

Nel XV secolo la cappella passò in proprietà all’ordine cavalleresco dei Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, poi di Rodi, poi di Malta.

La statua della Pietà: trasportata dagli angeli o dai cavalieri?

Il gruppo in pietra della Pietà, poi venerata come Madonna della Corona, sembra risalire attorno alla prima metà del XV secolo.

La statua in pietra dipinta è alta 70 centimetri, larga 56 e profonda 25. Poggia su un piedistallo che reca la scritta: “Hoc opus fecit fieri Lodovicus D Castrobarco D 1437”, considerata come la prova della realizzazione e donazione alla Corona dal nobile Lodovico Castelbarco, appartenente a una famiglia roveretana.

Secondo lo storico Lorenzo Tacchella, pur essendo realizzata in Italia, la statua venne portata a Rodi dai Cavalieri di Malta e posta nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria, costruita a seguito di una vittoria riportata contro i turchi nel 1480 e poi messa in salvo dai cavalieri che la riportarono sul Monte Baldo nel 1522 quando l’isola fu sottoposta all’attacco dei turchi. Questa ipotesi concilierebbe con i dati storici riportati dalla tradizione.

La tradizione infatti narra che in una notte di giugno del 1522 umili alpigiani furono attirati da un bagliore di luce proveniente dalla parete rocciosa della Corona. Incuriositi da cosa avesse potuto causare quella luce in un luogo così impervio e difficile da raggiungere, cercarono di sporgersi e dolci melodie giunsero alle loro orecchie. Decisero di scendere tra le rocce, ma le pareti risultavano essere davvero inaccessibili. Ecco allora che legandosi delle corde e per mezzo di una cesta si fecero calare giù e scoprirono una splendente statua della Madonna con il Cristo morto sulle ginocchia. Commossi si inginocchiarono, si consultarono e decisero di trasportarla in un luogo più comodo, così da poter essere venerata da tutti. Legata e sollevata fin sopra le rocce, con molta cura e attenzione, venne posta in una cappellina.

Subito la notizia si diffuse tra i devoti che si raccolsero preparando una processione per l’indomani. Ma all’alba la statua era scomparsa!

Tutti la cercarono con grande affanno, qualcuno si fece calare proprio dove era stata trovata, e con immenso stupore la Pietà era proprio là. La riportarono nella cappellina, ma nuovamente la statua tornò di notte tra le rocce. A quel punto tutti compresero la volontà della Madonna e innalzarono tra le rocce un’edicola in muratura: nacque così il Santuario della Madonna della Corona.

Alcuni Cavalieri Ospedalieri, giunti in pellegrinaggio, riconobbero con certezza nella miracolosa Pietà della Corona la stessa statua che d’improvviso era scomparsa dall’isola di Rodi nel 1522, e per tale ragione si attribuì agli angeli il miracoloso trasporto tra le rupi del Baldo.

La Basilica

Nel corso dei secoli la Madonna della Corona divenne un Santuario capiente e accessibile e questo fu reso possibile attraverso importanti interventi che ne migliorarono l’accesso, come la realizzazione di due scale, ancora visibili, ricavate nella roccia.

Inizialmente il servizio religioso non era garantito in modo continuativo per la mancanza di religiosi stabili, fino a quando si decise di affidare la gestione a persone di profondo spirito religioso, disposte a vivere stabilmente in quel luogo isolato dal resto del mondo.

Fu Paolo Zocca, un pio laico scelto dalla Provvidenza che ridette vita alla Corona. Ne divenne il custode nel 1562 e visse fisso lì da eremita fino alla morte avvenuta nel 1598. Si diffuse ben presto alla Corona un alone di sacralità e il piccolo Santuario fu molto valorizzato.

Alla fine del XVI secolo il flusso dei pellegrini si fece sempre più intenso, e aumentò il numero degli ex voto. Attorno al 1600 iniziarono i lavori di costruzione di una nuova e più ampia chiesa, 4 metri sopra la precedente.

Il momento più importante per il Santuario fu nell’anno 1822 in cui ci fu la solenne commemorazione del terzo centenario della comparsa miracolosa della Pietà, con celebrazioni che si protrassero per ben due mesi.

A fine ‘800 la chiesa fu ulteriormente ampliata e dotata di una nuova facciata in stile gotico e fu impreziosita con gli anni da statue dello scultore Ugo Zannoni. Ma per rendere il percorso ai pellegrini ancora più agevole, in occasione del quarto centenario venne aperta la galleria d’accesso al Santuario, scavata nella roccia, area che divenne sicuro rifugio per la popolazione di Spiazzi, durante la Seconda Guerra Mondiale.

L’ultimo ampliamento della Basilica si ebbe sul finire del XIX secolo e il tutto fu coronato dalla visita di Papa Giovanni Paolo II, nel 1988.

I pellegrinaggi

Il solenne silenzio che si respira e l’incantevole contorno paesaggistico suscitano profonde emozioni a tutti pellegrini che a migliaia ogni anno giungono a visitare il luogo Sacro, che si può raggiungere o scendendo a piedi da Spiazzi, percorrendo il cammino della Via Crucis, lungo circa 1 Km, o salendo a piedi dal Brentino, percorrendo il suggestivo sentiero che tutti attraversavano prima del 1922, anno in cui fu scavata la galleria.

La Statua della Madonna della Corona, posta in questo incantevole, impervio e santo luogo accoglie e continua ad accogliere tutti sui figli come fece abbracciando suo Figlio deposto dalla Croce.

 

Questo testo di Marcella La Gumina è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it