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Il cuore meraviglioso di Palermo: la città normanna

Tesori d'Italia13 Febbraio 2019
Testo dell'audio

In un caldo pomeriggio di luglio, percorrendo le vie del centro storico di Palermo, in una delle tante giornate assolate che questa fantastica terra regala, sono rimasto stupito e meravigliato dalle bellezze artistiche e architettoniche che la circondano, frutto delle varie dominazioni straniere che si sono susseguite nei tempi, dalle colonizzazioni pre-romane alla presenza arabo-normanna, dal dominio svevo a quello borbonico, fino ai giorni nostri.

Camminando è impossibile non apprezzare i tanti odori e colori che si susseguono come tante piccole tessere che formano un fantastico mosaico. Passeggiando per le strade si viene attratti dalle pescherie che esibiscono pesce fresco, i cui colori si mescolano piacevolmente con quelli della frutta e della verdura dei venditori ambulanti.

Anche i colori delle case, dei monumenti e del mare hanno un particolare fascino perché ad illuminarli è la luce di un sole particolare, il sole del sud, con la sua straordinaria capacità di esaltare ogni particolare in un gioco di chiaro scuro che rende i paesaggi ancora più maestosi.

Credevo che con l’aiuto di una buona macchina fotografica potessi catturare le bellezze e le emozioni e portarle via con me, ma adesso mi accorgo che mai nessuna tecnologia potrà mai fissare ciò che si prova nel vedere paesaggi e scenari del tipo che mi appresto a descrivere. Per tutti questi motivi, e spinto a conoscere il cuore di questa antica città, ho deciso di iniziare il mio percorso focalizzando la mia attenzione sulla Palermo normanna, visitando alcuni siti monumentali di maggiore rilievo quali: Duomo di Palermo, Palazzo Reale e la Cappella Palatina.

Dagli arabi ai normanni

Prima di iniziare questo viaggio nelle profonde viscere della cultura storico-artistica di Palermo, ho voluto approfondire alcuni cenni storici che mi hanno poi permesso di capire il motivo di determinate scelte stilistiche.

Leggendo alcuni documenti di repertorio presso l’Archivio di Stato sito nella città, grande fascino hanno suscitato in me il tramonto del dominio musulmano in Sicilia e l’inizio del governo normanno, che nel 1061 riuscì a prendere nelle mani l’intera isola costituendo la propria roccaforte nel territorio palermitano.

I protagonisti di questa spedizione normanna in Sicilia furono Ruggero e Roberto il Guiscardo che nel 1072 si impossessarono di Palermo dopo cinque mesi di assedio, instaurando il regime feudale che favorì attività commerciali, industriali e culturali.

Morto il Principe Ruggero il governo venne lasciato nelle mani del figlio Ruggero che nel 1130 divenne Re. Il primo palazzo sorse nel quartiere “Kalsa” che in arabo significa “l’eletta” poiché era la sede degli emiri musulmani. A corte nacquero fabbriche di stoffe e un gruppo di artisti che portò avanti la costruzione della Cappella Palatina. In questo periodo sorsero il Duomo di Palermo e quello di Monreale.

Il Duomo

La splendida cattedrale di Palermo si trova nel cuore del centro storico, lungo Corso Vittorio Emanuele, una delle strade più antiche di Palermo che assieme al Corso Calatafimi avevano lo scopo di unire la riserva reale, appena sotto Monreale, con la costa.

Tante sono le emozioni che avverto dal momento in cui percorro il Piano della Cattedrale, costituito da attraenti aiuole e da un colonnato, unico nel suo genere che con le statue giganti di Papi e santi racchiude come braccia protettive e accoglienti alcune fontane zampillanti che fanno presagire questo scrigno di bellezze che rappresenta il Duomo di Palermo.

Gli stili architettonici presenti nella Cattedrale di Palermo testimoniano la lunga storia che ha interessato la Madre delle Chiese di Palermo. Inizialmente sorse come basilica cristiana, trasformata in moschea con l’avvento dei musulmani, fu restituita dai normanni nel 1184 al primitivo culto.

Dell’età normanna rimangono i muri alti delle navate principali, le tre absidi e gli ordini bassi delle quattro torri angolari. Avanzando verso il presbiterio, si notano i resti della basilica normanna, specialmente gli originali pavimenti e il trono regio.

Di stile gotico sono gli stalli preziosamente intarsiati del coro. Non passa inosservato l’affresco raffigurante magnificamente la “Assunzione della Vergine” a cui è dedicato il tempio sacro. Uscendo dal presbiterio, ci si riempie di celeste commozione nell’ammirare a destra la Cappella di Santa Rosalia dove sono conservati i resti mortali della Patrona di Palermo, ritrovati misteriosamente il 15 Luglio 1624, sul Monte Pellegrino e oggi custodite in un’urna argentea che rappresenta la culla della devozione popolare cittadina verso la “Santuzza”.

Avviandomi a concludere questo primo itinerario mi reco nelle stanze che conservano il tesoro e nella Cripta. È un grande momento emotivo quando mi trovo davanti la corona regale, impreziosita da perle e gemme, appartenente a Costanza D’Aragona rinvenuta nel suo sepolcro.

Nella cripta, tra salde colonne di granito con capitelli scolpiti, risaltano agli occhi i sarcofagi di sublime fattura contenenti le spoglie dei vescovi di Palermo tra cui quella di Gualtiero, fondatore della Cattedrale.

Il Palazzo Reale

Finita la visita alla cattedrale, passo in rassegna il Palazzo dei Normanni o anche detto Palazzo Reale.

Entrando nell’atrio del Palazzo lo sguardo non può non essere rapito dai vivaci e caldi colori dei fiori e dai maestosi, pregiati e secolari arbusti che felicemente adornano i giardini del Reale edificio, oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, il parlamentino dell’Isola, simbolo dell’autonomia politica della Sicilia.

L’incantevole scenario che arricchisce di pregnanza il palazzo mi fa annegare con il cuore e con la mente in una sorta di rivisitazione degli antichi splendori di un’epoca, ormai seppellita nella storia, ma palesemente presente nelle stupende opere di così grande interesse artistico e architettonico che mi appresto a contemplare.

Nessuna traccia rimane delle antichissime e originarie costruzioni musulmane, divenute nel 1072 sede della reggia normanna. Nel 1266, con il declino degli svevi e la decadenza della vita politica siciliana, si cominciò a registrare la rovina delle costruzioni, fatta eccezione della Cappella Palatina.

Nel 1555 il Palazzo, adeguatamente restaurato, divenne dimora dei re e viceré spagnoli, borbonici e savoiardi che con il tempo si sono avvicendati.

Varcando il Reggio Palazzo sono da ammirare i lussuosissimi appartamenti del piano nobile, che si trovano rispettivamente al primo piano, le stupefacenti torri normanne e infine il meraviglioso osservatorio astronomico.

È quanto mai gradevole e sublime all’attrazione del visitatore il mescolarsi di espressività artistica e architettonica presente all’interno degli appartamenti: dal barocco al rococò tipico del periodo tardo settecentesco, al primissimo romanticismo, per non parlare delle eccezionali rappresentazioni di arti figurative che rappresentano scene di carattere aulico e venatorio con grande dedizione nell’esecuzione degli animali tra cui, oltre i mitologici centauri, appaiono leopardi, pavoni, cervi, cigni, sullo sfondo di una vegetazione di alberi e palme che nelle varie stanze bene si conciliano con i rimanenti frammenti dell’età normanna.

Di particolare rilievo, nella torre Joaria è la sala di Ruggero, una sorta di belvedere che consente di ammirare nei suoi colori tanto particolari, il meraviglioso golfo di Palermo. Nella torre Pisana, è conservata come uno scrigno fa con il suo tesoro, l’osservatorio astronomico edificato nel 1791, dove nel 1801 il celeberrimo astronomo Giuseppe Piazzi scoprì con estrema dedizione e amore per la scienza il pianeta Cerere.

Oltre a questa sensazionale scoperta che onora i cittadini palermitani, il noto astronomo ha lasciato, ancora oggi ben conservati, una catalogazione di ben 80 stelle frutto di un quarto di secolo di estenuanti osservazioni per mezzo di rudimentali strumenti del tempo ottimamente conservati e ancora oggi visibili.

Il gioiello dei gioielli: la Cappella Palatina

Finita la visita al Palazzo reale mi accingo a visitare la Cappella Palatina e già dentro di me sento una profonda emozione. La loggia musiva ad archi acuti antistante l’ingresso crea quel clima di quiete interiore che predispone il visitatore a immergersi nelle grazie e nelle bellezze che si sprigionano dalle maestranze artistiche custodite all’interno di questo preziosissimo capolavoro.

A risaltare immediatamente agli occhi è la fusione armoniosa della pianta basicale latina delle navate con quella centrale del Santuario sollevato da alcuni gradini dal piano delle navate, che danno al complesso grande solennità e imponenza, quasi a volere trasmettere l’Onnipotenza dell’Altissimo. A un primo sguardo si rischia di confondersi e smarrirsi nella magnificenza dei mosaici, rimanendo coinvolti e avvolti nel Mistero che il Tempio Sacro tenta di esprimere.

La vista mozza il fiato, quando si posano gli occhi sui soffitti e sui mosaici. I primi si estendono sulle tre navate dove i soggetti e i motivi decorativi rappresentano scene di vita quotidiana, tipici della iconografia profana islamica, anche se non mancano i soggetti artistici introdotti successivamente attraverso i vari interventi di restauro.

Ma ciò che riempie di fascino, di stupore e di meraviglia sono i mosaici il cui linguaggio consente di comprendere la generale temperie storica. Dalla moltitudine delle decorazioni emerge nella cupola quella del Cristo Pantocratore (Signore nel creato), benedicente alla greca, circondato da quattro arcangeli e quattro angeli.

La sensazione principale quando si ammirano questi mosaici è quella di vedere rappresentata la Chiesa viva e anelante protesa verso il Signore. L’arte come espressione umana che apre la strada alla trascendenza di Dio.

Il tentativo di descrivere le bellezze di questa splendida città mi è sembrato fin da principio un’impresa ardua, spero comunque di essere riuscito, anche se in minima parte a descrivere non solo i luoghi ma anche lo spirito e le emozioni che hanno accompagnato questo splendido mio viaggio.

 

Questo testo di Nicola Sirchia è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it