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I Liguri, dalla preistoria ai nostri giorni

Tesori d'Italia27 Febbraio 2019
Testo dell'audio

La Liguria prende il nome dai suoi primi abitanti, i liguri, popolazione antichissima e antenata dei celti; inizialmente sparsi su un territorio vastissimo (dalla Penisola iberica al mar Baltico), i liguri vengono definiti da Esiodo come uno dei tre grandi popoli barbari che un tempo controllavano il mondo, assieme agli sciti in Asia ed agli etiopi in Africa.

Storia di un popolo antichissimo

Vistosi ridurre nel corso del primo millennio a.C. il proprio territorio a causa della pressione di alcune tribù celtiche in forte espansione, i liguri si concentrarono nell’area tirrenica, commerciando con le più progredite civiltà del Mediterraneo. Divisi in numerose tribù ebbero lingua e religione proprie, molto simili a quelle dei celti. Genova, che fu appunto il loro pagus più antico, deriva il nome dal termine “gena”, cioè bocca, ad indicare la conformazione del suo golfo (e tuttora, nel dialetto locale, è chiamata “Zena”).

La loro religiosità, di tipo animista, era guidata da sciamani (o druvid); erano devoti principalmente al dio Belanu, dio della luce (da Bel, luce), per il quale si eseguivano sacrifici e riti collegati ai solstizi. La sepoltura era approntata in un carro da battaglia nel quale venivano riposte le armi ed il corpo del defunto, che venivano interrati in un sepolcro-tumulo.

Usi combattere – come gli altri celti – seminudi per incutere timore con i loro corpi dipinti e molto più robusti di quelli dei latini e con i capelli impastati di argilla a mo’ di criniera – i liguri nel III secolo a. C. finirono per scontrarsi con l’espansionismo dei romani: lo scontro tra i due popoli fu lungo e sanguinoso.

I liguri si allearono di volta in volta con i galli e con i cartaginesi di Annibale, ma furono definitivamente sconfitti nel 180 a.C. ed in gran parte deportati nel Sannio. Dopo la sottomissione alcuni contingenti di liguri operarono per qualche tempo come ausiliari nell’esercito romano, combattendo nella guerra contro Giugurta e nella campagna contro i cimbri e i teutoni; mantennero però a lungo il loro cerimoniale funebre, con la sepoltura nel carro sarcofago assieme alle proprie armi.

Con Augusto Genova divenne la capitale della Liguria, inquadrata come IX Regio dell’Impero Romano. Alla caduta di questo la regione venne vessata dalle continue incursioni saracene (gli islamici avevano creato nei pressi di Frassineto un irriducibile avamposto dal quale partivano costanti raid che giunsero fino in Svizzera); ma una volta liberatasi dagli invasori, nel Medioevo avanzato, la Liguria assunse grande importanza politica e strategica: Genova fu la potenza marittima che controllava non solo le rotte verso la Terrasanta e tutto il bacino mediterraneo, ma che si spingeva anche lungo le coste dell’Atlantico e del Mar Nero (in un momento in cui, per andare dall’Italia nelle Fiandre, era più sicuro usare la nave ed aggirare l’intera Europa, piuttosto che attraversarla via terra).

Potente ed indiscussa Repubblica marinara

Sotto il suo stendardo, una croce rossa in campo bianco, la croce di San Giorgio, adottata in seguito alla partecipazione alle crociate, la Repubblica di Genova fu dapprima governata da Consoli, Podestà o Capitani del popolo; quindi, dal 1339 al 1797 fu retta da un Doge (il primo fu Simone Boccanegra, noto soprattutto grazie all’opera lirica di Verdi), passando sotto l’influenza francese e spagnola, ma mantenendo una reale autonomia, fino alla conquista napoleonica, quando il suo territorio divenne uno stato fantoccio, sotto il nome di Repubblica Ligure, direttamente dipendente da Parigi.

Fu con Andrea Doria (1546-1560) che la città assunse ufficialmente il nome di “Repubblica” (prima era chiamata Comune di Genova o Genovesato), dandosi una costituzione aristocratica, che al Doge, nominato per due anni, affiancava dodici senatori ed otto procuratori, rinnovati per un quarto ogni semestre: la cosiddetta Signoria.

Esistevano poi un Consiglio Maggiore ed uno Minore, con varie competenze legislative ed amministrative. In particolare, il primo era eletto tra le 250 famiglie più potenti della Repubblica e, ogni due anni, a sua volta sceglieva il Doge. Un segno dell’importanza delle famiglie aristocratiche genovesi è dato dalla scelta-omaggio che Sandro Botticelli dedicò ad una di esse: la sua famosissima Nascita di Venere, dipinta intorno al 1485, ha il volto della nobildonna Simonetta Cattaneo della Volta, quasi a voler sancire una supremazia della città ligure nell’assegnare la palma della donna più bella del mondo ad una genovese.

Con Andrea Doria inizia “El Siglo de los Genoveses”

Sempre Andrea Doria fu l’artefice del passaggio dall’alleanza con la Francia di Francesco I a quella con la Spagna e con l’Impero asburgico di Carlo V. Il Re Capetingio non aveva rispettato i patti con il suo ammiraglio Doria, che pure aveva grandemente contribuito all’affermarsi sul mare della potenza francese, privilegiando Savona ed occupando Genova (oltreché non ricompensando adeguatamente lo stesso Doria). L’ammiraglio passò quindi al servizio degli Spagnoli, sbaragliando la flotta francese che assediava Napoli e liberando Genova.

Con l’appoggio dell’Imperatore, che si rivelò un alleato ben più fedele del Re di Francia, i Genovesi poterono riacquistare parte dello splendore perduto durante il Quattrocento e la prima metà del Cinquecento: il periodo che seguì fu addirittura chiamato “El Siglo de los Genoveses”, “il Secolo dei Genovesi”. La città tornò ricca e sfarzosa come era stata solo nell’epoca delle crociate, diventando quasi la banca dell’Impero spagnolo, anche se, essendo strettamente legata ai destini di quello, finì per declinare assieme ad esso.

Giungiamo quindi al 1797 e all’invasione francese. Napoleone (un Genovese mancato, poiché la Corsica fu annessa dalla Francia nel 1768, l’anno prima della nascita del Buonaparte) trasforma la Repubblica di Genova in Repubblica Ligure e la annette al territorio francese. Un bel romanzo che descrive la vita quotidiana a Genova in quel burrascoso periodo è Lorenzo o il coscritto di Antonio Bresciani, che narra le vicende di un giovane rampollo dell’aristocrazia che, anziché cedere all’arruolamento forzoso imposto dai Francesi, si dà alla macchia e si unisce agli Insorgenti controrivoluzianari, che anche in questa regione scrissero pagine eroiche e sfortunate quanto misconosciute.

La fine della secolare Repubblica

Caduto Napoleone la rinata Repubblica Genovese ebbe vita effimera: il Congresso di Vienna decreterà, malgrado i disperati tentativi diplomatici del Senato di salvare l’indipendenza e nonostante la ferma contrarietà popolare, il passaggio all’inviso Regno di Sardegna, da sempre in conflitto con il potere dogale.

L’annessione ai Savoia, sancita dal Congresso di Vienna e diventata operativa il 7 gennaio 1815, sarebbe da considerarsi illegittima perché avvenuta in violazione dello stesso scopo per il quale fu convocato il Congresso, ovvero ristabilire le sovranità esistenti prima dell’anno 1797 e per la ferma contrarietà del legittimo e sovrano governo della Repubblica di Genova.

Tale illegalità non fu peraltro mai sanata neppure da alcun plebiscito, per fittizio che fosse, di annessione né al Regno di Sardegna né al Regno d’Italia, ma per evitare una inutile carneficina, vista la palese disparità di forze, i governanti genovesi lasciarono Palazzo Ducale limitandosi ad emanare un breve e sentito proclama, in cui rimettevano alla Divina Provvidenza la cura di “tutti i Popoli del Genovesato”.

Indicativa del clima con cui i Genovesi accolsero i Savoia è la posizione dei cannoni nei forti costruiti dai Piemontesi a “difesa” della città: essi sono rivolti non verso l’esterno delle mura, ma verso l’interno… A questo punto sembrano poco “Liguri”, cioè poco legati all’antica tradizione di indipendenza della propria terra, i vari capi del risorgimento che qui nacquero, a cominciare da Mazzini…

Protagonisti dell’Italia unita nel bene e nel male

Dopo l’Unità, la Liguria tornerà ad avere un ruolo importante a fine Ottocento con la nascita delle industrie, e Genova rimarrà il principale porto d’Italia (anche se tristemente noto per la partenza degli emigranti verso l’America, che essa stessa aveva contribuito a scoprire grazie al suo figlio Cristoforo Colombo) e conterà il primato del Genoa, prima squadra di calcio italiana e primo scudetto vinto nel 1893.

D’altro canto Genova subirà notevoli danni dal bombardamento navale inglese del 9 febbraio 1941 (l’obiettivo iniziale erano le corazzate italiane: una volta realizzato che esse erano a La Spezia, il comando inglese decise il bombardamento della città allo scopo di fiaccare il morale degli abitanti) e sarà l’unica città italiana a ottenere la resa degli occupanti alle forze della Resistenza, liberandosi praticamente da sola.

Protagonista, nel dopoguerra, del “Miracolo Italiano” degli anni Sessanta, è purtroppo protagonista in negativo degli “anni di piombo”, preceduti dai tristi “fatti di Genova” del 1960: qui avvengono numerosi episodi di terrorismo, che usa la città come una sorta di laboratorio e vi mantiene una forte attività. Uno spettro ritornato nel 2001, durante il G8.

Ma l’altra faccia del convegno dei grandi è stato l’enorme lavoro di restauro che ha permesso la rinascita del centro storico, ripulito per quanto riguarda le facciate dei palazzi e restituito (almeno parzialmente) ai Genovesi, visto che la lenta e silenziosa – ma non per questo meno pericolosa – invasione degli extracomunitari africani ha costituito una sorta di città nella città.

 

Questo testo di Gianandrea de Antonellis è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it