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Divinamente apparve l’immagine della Madonna del Buon Consiglio

Tesori d'Italia03 Luglio 2019
Testo dell'audio

Il 25 aprile 1467 apparve nel paese di Genazzano, vicino Roma, l’Immagine della Madonna del Buon Consiglio, che, secondo una documentata tradizione, proveniva da Scutari, in Albania, che in quei giorni stava cadendo sotto il dominio turco. Alla miracolosa apparizione fece seguito un grande numero di miracoli, molti dei quali riconosciuti dalla Chiesa, e soprattutto una devozione popolare da allora mai diminuita.

Una storia straordinaria e ben documentata

“Nell’anno 1467 dell’Incarnazione del Figlio di Dio, nella festa di Marco, sul Vespro, l’Immagine della Madre di Dio che venerate nella tribuna di marmo di questo tempio, si affacciò dall’Alto”.

Così leggiamo sulla lapide (scritta in latino) sotto il timpano della porta del Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano. A detta degli studiosi, è coeva ai fatti sanati, cioè risale alla fine del secolo XV Altri ancora sono i documenti che risalgono all’epoca del prodigio. La cappella interna, dove si custodisce la miracolosa immagine di Maria, è sovrastata da una bella tribuna di rari marmi, anch’essa risalente alla fine del XV secolo. Sull’arco della tribuna si legge questa semplicissima scritta latina che traduciamo: “Divinamente apparve questa immagine nell’anno 1467 il 25 aprile”.

La “venuta” della Vergine

Il padre Ambrogio da Cori, detto il Coriolano, era allora provinciale degli agostiniani della provincia romana, dalla quale dipendeva la chiesa, donata agli agostiniani dai Colonna, i feudatari locali. Il Coriolano deve difendere l’Ordine dalle accuse dei Canonici Lateranensi di Frisonia e, allo scopo, scrive l’opera In Difensorium Ordinis fratram heremitarum Sancii Augustini, dove fra l’altro elenca una serie di figure di santi fioriti nella sua famiglia religiosa.

«L’ottava — ci dice — fu la beata Petruccia di Genazzano, la quale tutto ciò che possedeva le spese per riparale la nostra chiesa, mettendo così in pratica il consiglio di Cristo: se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che hai, dallo ai poveri, e seguimi (…) Poiché la sua proprietà non era sufficiente per completare il lavoro di restauro, la gente cominciò a deriderla. Ma lei tranquillamente rassicurava: Non vi preoccupate, figlioli miei; prima che io muoia — era allora molto avanti negli anni — la Beata Vergine e sant’Agostino porteranno a termine i lavori di riparazione della chiesa stessa. La profezia ebbe compimento in modo meraviglioso. Non era trascorso un anno che essa aveva proferito le parole su riferite che, ecco, miracolosamente apparve una immagine della Beata Vergine nella parete di detta chiesa. Per ammirarla si mosse la gente da ogni parte d’Italia (…) Vi furono prodigi e miracoli. Con le elemosine che superarono ogni aspettativa, vivente ancora la beata Petruccia, non solo si poté ricostruire la chiesa, ma fu possibile anche costruire un bel convento».

I pellegrinaggi a Genazzano furono talmente numerosi, che il Papa Paolo II inviò due vescovi perché si rendessero conto della situazione, secondo quanto risulta sia dalla sua biografia scritta nel 1478 che dall’Archivio vaticano. Non risultarono irregolarità, e ciò spiega il sostegno che i pontefici continuarono a dare al Santuario nei secoli. La tomba con i resti di Petruccia, da sempre venerata come santa, è all’ ingresso della chiesa. Nell’anno della “venuta” della Madonna, come i genazzanesi descrivono il fatto, fu redatto sotto notaio il “codice dei miracoli”, che descrive 161 miracoli avvenuti nella cappella tra il 25 aprile e il 14 agosto del 1467. Il prefetto dell’archivio vaticano, mons. Marini, ne certificò l’autenticità nel 1779. Vi figura persino la risurrezione di un morto!

Dopo appena sei mesi dalla “venuta”, i padri agostiniani non hanno potuto più continuare a documentare così accuratamente la fiumana dei prodigi, limitandosi ad accettare gli ex voto in oro, argento e marmo che venivano offerti a memoria degli interventi soprannaturali.

Santa Maria del Paradiso

Descriviamo la immagine con le parole dell’agostiniano Francisco Javier Wsquez, generale dell’Ordine nel XVIII secolo: «La sua bellezza rapisce i cuori, il suo sembiante a volte è ilare a volte è mesto, ed a volte si vede come infiammato dal colore rosa, la sua venustissima faccia è da paragonarsi al Paradiso, per cui fin dagli inizi dell’apparizione viene chiamata Santa Maria del Paradiso».

Santa Maria del Paradiso, infatti, è il titolo col quale gli abitanti di Genazzano hanno chiamato a lungo questo rettangolo d’intonaco affrescato e precariamente poggiato sul muro della Chiesa. Ma col passare del tempo gli agostiniani ottennero, con l’avallo dei pontefici, che l’immagine venisse da tutti chiamata col titolo originario della chiesa che sorgeva sul posto: Madonna del Buon Consiglio. Cosa che, come vedremo, non è senza significato.

“Venuta” sì, ma da dove?

Se fin qui i documenti sono incontrovertibili, c’è una tradizione orale, vecchia di cinquecento anni, che rafforza il carattere prodigioso dei fatti riguardanti questa bellissima icona mariana. Essa accomuna quanto credono due popoli, molto diversi per geografia, cultura e lingua Inconcepibile pensare che queste due realtà si siano messe d’accordo per imbrogliare tutti per secoli.

Lo dice efficacemente padre Amedeo Eramo, rettore del Santuario: «Qui si tratta di due popoli che nello stesso tempo (da ben 5 secoli) affermano questo fatto umanamente inspiegabile: l’immagine della Madre del Buon Consiglio proviene da Scutari (Albania). Come pensare ad una infatuazione collettiva, ad una mistificazione, ad una pia invenzione?».

Giovanni Paolo II benedice l’icona della Madonna del Buon Consiglio nel Santuario di Genazzano (22-4-1993).

Il Romano Pontefice Giovanni Paolo II, visitando Genazzano proprio prima di recarsi in Albania, ha avallato questa credenza: «Da Scutari proviene l’immagine della Madonna del Buon Consiglio qui venerata: secondo una pia tradizione, essa trasmigrò dalla chiesa che là l’ospitava, scampando così miracolosamente all’invasione turca del 1467».

E a questo punto bisogna dire qualcosa per inquadrare storia e tradizione. Effettivamente, nel 1467 incomincia l’invasione del “Paese delle aquile”, l’Albania, da parte del potere ottomano. Ciò coincide con lo spegnersi dell’atleta di Cristo, come viene chiamato il più formidabile campione della Cristianità del suo tempo, Giorgio Castriota Skanderbeg. Finché Skanderbeg visse, l’Albania resistette. Con la sua morte avviene il crollo definitivo. I cristiani fuggono sempre più a nord dall’invasione islamica. L’ultima roccaforte è Scutari, quasi alla frontiera col Montenegro.

“Torna, O Madre pia, torna presto in Albania”

Appena fuori da questa città c’è il Santuario di Nostra Signora di Shkoder (Scalali). Esso viene costruito dopo la caduta del comunismo sullo stesso posto dove, all’epoca dell’invasione turca, si venerava in una chiesuola un prodigioso affresco di Maria col Bambino. Gli albanesi hanno sempre sostenuto che si tratta dello stesso affresco venerato a Genazzano. Un bel giorno, sotto la pressione dell’offensiva turca, spari il pezzo di parete con l’affresco.

Poi il santuario venne ridotto dagli invasori ad un rudere scoperchiato, ma ancora si poteva vedere un rettangolo vuoto sul muro. Nel 1967, questo rudere venne fatto saltare con la dinamite dal governo stalinista-maoista. Era una presenza scomoda per uno Stato che si dichiarava ateo già nella sua Costituzione. Infatti, per secoli i cattolici albanesi, residenti soprattutto nelle montagne “delle aquile”, vi si recavano a pregare: “Torna, torna, O Madre Pia, torna presto in Albania”.

Il vescovo di Scutari, Paolo Cambsi, venne a Genazzano nel 1754, dove attesta in una deposizione che in quella chiesa non c’era più la Madonna un tempo venerata dai fedeli, anche se questi ancora vanno lì a pregare e in alcune notti, come confermano persino fonti turche, si vede al di sopra dell’edificio «un insolito splendore (…) come una nube candida». Aggiunge che la Madonna di Genazzano «è del medesimo colore di cui sono dipinte altre immagini della Beata Vergine nella suddetta chiesa».

Un secolo dopo, nel 1878, questo attestato è confermato in una lettera al priore di Genazzano dal vicario generale della dio cesi di Scutari, Angelo Radoja: «Sappiamo dire con tutta schiettezza di aver udito sempre non dai sacerdoti solamente, ma molto più dai nostri antenati, che certo non avevano il minimo bisogno di ingannare la posterità, che nella chiesuola situata alle falde della fortezza di Scutari tra i due fiumi Driono e Boiana, sia esistita l’immagine della Signora di Scutari (…) e che qualche anno prima che i turchi s’impossessassero di Scutari è partita da quella chiesuola e trasportata prodigiosamente in terra estera, cioè a Genazzano».

Nel XIX secolo i vescovi albanesi proclamarono ufficialmente la Madonna del Buon Consiglio, patrona dell’Albania.

Nel 1932 ci fu un grande pellegrinaggio nazionale albanese a Genazzano, presieduto dall’arcivescovo di Scutari, e di cui parlò abbondantemente L’Osservatore Romano. I pellegrini posero una lapide tuttora conservata: “Torna, Signora, in Albania”.

Prima di venire inghiottito dal regime comunista, il delegato apostolico mons. G.B. Nigris scrive, il 28/12/1946: «Il 25 aprile 1467 è la data in cui l’affresco prodigiosamente si sarebbe staccato dall’altare e, varcato l’Adriatico a volo fra uno stuolo di angeli, sarebbe sceso a Genazzano», aggiungendo che purtroppo sono state distrutte le prove nella «violenta islamizzazione del paese», ma che rimane ancora «la devozione diffusa e viva della Madonna del Buon Consiglio, venerata come Patrona dell’Albania (…) Non c’è casa di cattolici in cui non troneggi l’immagine della Madonna del Buon Consiglio».

Una tradizione si armonizza con l’altra

Da parte loro, i genazzanesi dicono che, da remota memoria, qualche giorno dopo la “venuta” si stabilirono nel paese un paio di albanesi, di nome Giorgio e Sclavis. Essi, dopo aver visto l’affresco partire da Scutari, lo avrebbero seguito anche sulle onde del mare. Gli atti del notaio M.A. Rose, che vanno dal 1487 al 1529, parlano di sei albanesi residenti a Genazzano e c’è il testamento di uno di loro, un tale Giorgio, in favore dei suoi figli.

Alcune famiglie di sicura origine albanese, ancora residenti a Genazzano, dicono di provenire da Giorgio. I primi documenti esistenti che collegano l’Albania all’apparizione risalgono al 1681, ma bisogna tenere conto che il santuario fu derubato molto prima, motivo per cui Alessandro VI spiccò una scomunica contro i ladri nel 1502.

Nel 1778, otto anziani di Genazzano, laici e sacerdoti, stilarono di fronte a un notaio un documento confermando la vecchia tradizione, che vuole la Madonna venuta da Scalali. I critici d’arte ravvisano nella Madonna di Genazzano un misto stupendamente riuscito dell’iconografia bizantina con la tecnica del colore veneziana, una pittura adatta a quel crocevia delle due culture che era l’Albania.

Quattro papi pellegrinarono al Santuario di Genazzano. Leone XIII, a causa dell’impedimento politico che lo teneva rinchiuso in Vaticano, non poté venire mai da Papa, tuttavia lo elevò al rango di basilica e inserì l’invocazione Mater Boni Consilii nelle litanie lauretane.

Numerosi i santi e i fondatori, fra essi don Bosco e don Orione, pellegrini alla cittadina medievale del Lazio per chiedere a Maria quel dono dello Spirito Santo, il dono del Consiglio appunto, in momenti di particolare difficoltà.

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Questo testo di Juan Miguel Montes è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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