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Civitella del Tronto

Tesori d'Italia31 Agosto 2019
Testo dell'audio

Civitella del Tronto, estremo lembo delle terre abruzzesi, segnava un tempo il confine tra il Reame di Napoli e lo Stato Pontificio. Ben al di sopra del livello del mare, da un lato domina il territorio circostante, dall’altro si rivela, anche per la sua profonda fede, più vicina al cielo…

«Civitella del Tronto – scrive il dottor Antonio Di Pietrangelo nella sua Monografia, pubblicata nel 1888  –, posta nell’estremo lembo delle terre abruzzesi che un dì segnava il confine tra il Reame di Napoli e lo Stato Pontificio, in mezzo alla forza dei venti, delle piogge, dei torrenti, colla vaghezza delle amene piagge, circondata dall’adriatico ad Oriente e coll’orrore maestoso delle montagne nevose di Montecorno e della Maiella a mezzodì e dei verdeggianti Montigemelli ad Ostro, si eleva quasi regina nel centro del suo territorio, all’altezza barometrica di 586 metri sopra il livello del mare».

Come un anfiteatro

Gli edifici della bella cittadina, in genere eleganti palazzotti in pietra, sono posti in modo da ricordare le scale di un anfiteatro e sono costruiti sopra un’immensa roccia di travertino. Sulla cima di questo scoglio formidabile, cima posta a 643 metri, prima del 1861 c’era la piazza d’armi, la caserma destinata alla guarnigione, il padiglione degli ufficiali, la chiesa dedicata a S. Jacopo di Compostella. Ora ne sono ben visibili i resti.

Il nome di Civitella, secondo Plinio, deriva dall’antica città romana Bellegra, onde il nome di Civitas, alla quale si aggiunse il distintivo “Truento” non per il nome del fiume Tronto (nel tal caso avrebbe dovuto chiamarsi Civitella del Siolinello o della Vibrata), bensì a memoria perenne della battaglia dei Romani contro i Truentini. La Fortezza risale al 1053, ma – fortificata magnificamente in stile rinascimentale da Filippo II d’Asburgo, Re di Spagna nel XVI secolo – venne restaurata negli anni Settanta, dopo essere stata fatta saltare in aria con la dinamite dai Piemontesi, perché non restasse ricordo dell’eroica difesa del 1860. Oggi è aperta al pubblico e molti sono i turisti che possono visitare anche il Museo delle Armi e delle Mappe con molti cimeli dell’ultima Resistenza.

Le tre Porte

Nella cittadina ci sono tre porte: Porta Napoli ad Oriente, Porta di Vigna a mezzogiorno e Porta di Vena a Occidente. Ad ogni porta si trova una fontana. La chiesa parrocchiale di Civitella è dedicata a san Lorenzo martire ed è addossata a Porta Napoli, dove furono fucilati dai risorgimentali gli ultimi eroici difensori della “Fedelissima”. Si tratta di un edificio barocco con una facciata di elegante stile rinascimentale.

La chiesa di San Francesco risale al 1326 ed è stata costruita sotto Roberto d’Angiò. Per trecento anni il convento francescano è stato faro di spiritualità, fede e apostolato religioso. Lo stesso convento, nel corso dei secoli, subì varie soppressioni finché, nel 1866, per effetto del decreto di Vittorio Emanuele II, i conventuali dovettero abbandonarlo e lasciare Civitella. L’abbazia di Santa Maria a Montesanto è un complesso monastico dell’Ordine Benedettino dedicato all’Assunta: custodisce importanti memorie di arte romanica.

Santa Maria de’ Lumi

Santa Maria degli Angeli, detta anche “della Scopa” o “delle Laudi”, risale invece alla fine del XV secolo. Il Santuario di Santa Maria de’ Lumi è una delle realtà monumentali più note e conserva memorie di arte romanica. è ancora un centro di misticismo e di spiritualità. Questo importante santuario mariano sorge al di fuori della cinta muraria di Civitella ed è dedicato, per l’appunto, alla Madonna dei Lumi. Dal 25 al 31 maggio di ogni anno si svolge qui una grande festa con la novena di preparazione, solenni funzioni religiose e una fiaccolata con i lumi in ricordo del miracolo, avvenuto nel 1779 e che mise fine ad un periodo di estrema siccità.

Così lo ricorda il cronista della storia, don Nicola Palma: «Nel 20 maggio, estratta la statua di S. Maria dei Lumi, fu con la possibile magnificenza, tra lo strepito delle campane, dei mortai e dei cannoni del forte, processionalmente portata per tutta la città, adorna di arazzi e di archi trionfali, durando il cielo ad essere affatto sereno ed ardente di sole. Nel ritorno, fermata la statua davanti all’atrio della chiesa e ricevuto il saluto del Distaccamento, che l’aveva servita da scorta d’onore, venne con essa impartita la benedizione al gran popolo gemebondo ed alle campane. Cosa ugualmente mirabile che vera! Nell’atto medesimo, osservandosi annuvolare l’atmosfera, si concepirono liete speranze. Rientrato in chiesa l’adorato simulacro, ricevé le oblazioni di cera e di anelli dal civico magistrato, dalla Collegiata e da Massari delle convicine ville: ed indi a poco cominciò tranquillamente a scendere la desiderata pioggia».

Fin qui don Palma ma, come viene tramandato, il miracolo si è ripetuto nel 1893 in occasione di un’altra gravissima e desolante siccità, tanto che ancora oggi chiamano la Madonna dei Lumi anche con il nome di “Madonna della Piova”.

San Gaspare del Bufalo

Peraltro, don Nicola Palma, canonico aprutino, oltre che storico, stette, come collaboratore e predicatore, al fianco di san Gaspare del Bufalo, che, nel 1822 e 1823, svolse proprio in provincia di Teramo una toccante predicazione missionaria. Scrive don Palma nel suo Ragguaglio delle Missioni fatte, per descrivere la predicazione del Santo nell’Aprutino ed a Civitella:

«Erasi in quest’altra colta città [Civitella], coll’aiuto del Signore, ben inoltrata la missione, compiti gli esercizi al Clero Secolare e Regolare, eseguita buona parte delle sacre esterne funzioni e segnatamente la prima comunione de’ giovinetti e giovinette, la quale riuscì oltremodo commovente: erasi raccolto tanto frutto, che non bastavano alle incessanti richieste venti confessori, compresi quelli che fornì la vicina Diocesi di Montalto in Regno; allorché vi si portò a dar l’ultima mano il Sig. Del Bufalo nei giorni 9 e 10 dicembre [1822]».

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Questo testo di Pucci Cipriani è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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