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A Torno la vera reliquia del Santo Chiodo

Tesori d'Italia07 Agosto 2019
Testo dell'audio

Il Santo Chiodo di Torno è di ferro, piatto, misura oltre 20 centimetri, è spesso tra un centimetro ed un centimetro e mezzo, la capocchia ha una larghezza di 4 centrimetri, il resto è largo 2. Appare integro. Son tutti certi che sia autentico. Le analisi confermano.

Il Santo Chiodo di Torno è di ferro, piatto, misura oltre 20 centimetri, è spesso tra un centimetro ed un centimetro e mezzo, la capocchia ha una larghezza di 4 centimetri, il resto è largo 2. Appare integro.

Viene conservato in una teca di cristallo ed argento dorato, probabilmente commissionata dopo la visita pastorale condotta nel 1578 dal vescovo mons. Volpi, a sua volta inserita in una croce più grande di argento e rame dorato, foderata di velluto rosso. La croce interna pare risalga al XVI secolo, quella esterna è del 1701.

Come essere certi

Come esser certi che la reliquia del Santo Chiodo sia autentica? In Europa sono una trentina quelle venerate come tali.

Il metodo di crocifissione in uso al tempo di Gesù era quello adottato per gli schiavi presso Greci e Romani fin dall’antichità precristiana. Esso comportava l’accostamento e non la sovrapposizione dei piedi, quindi l’uso di quattro chiodi in tutto. Il commediografo latino T. Maccio Plauto, nel III sec. a. C., in Mostellaria, fu esplicito: «Ut affigantur bis pedes, bis bracchia» ovvero «affinché siano inchiodati alla croce due volte i piedi, due volte le braccia». Lo stesso san Cipriano nel Sermo de Passione Domini, sempre nel III secolo: «Clavis sacros pedes terebrantibus», che significa: «con i chiodi che trapassarono i santi piedi».

Anche Gregorio di Tours, nel IV secolo, affermò nel De gloria Martyrum: «Clavorumi dominicorum quod quattuor fuerint haec est ratio: duo sunti affixi in palmis et duo in plantis» ovvero «che quattro fossero i chiodi del Signore questa è la prova: due furono conficcati nelle mani e due nei piedi». Ed a ciò si conformarono anche le molteplici raffigurazioni pittoriche medioevali del Crocifisso, ove i piedi appaiono accosti e non sovrapposti, almeno fino ai secoli XII-XIII.

Primo Luigi Tatti, negli Annali sacri della città di Como del 1683, si disse convinto che, dopo Roma, Milano e Treviri, proprio Torno potesse «gloriarsi del quarto» ovvero ritenere di possedere il quarto chiodo della Croce, confortato in questo anche dalla consonanza di pareri con molti altri autori affidabili, comprese le relazioni delle visite pastorali compiute dai vescovi Feliciano Ninguarda nel 1592 e Lazzaro Carafino nel 1644, nonché le molte indulgenze concesse da diversi Papi. Già nella Dissertatio de Corona ferrea Langobardorum, scritta nel 1717 da Giusto Fontanini, la reliquia di Torno figura al quarto posto, catalogazione confermata da Rohault de Fleury nella Mémoire sur les instruments de la Passion de N.S.J.C., edite nel 1870. E l’elenco potrebbe continuare.

Sacre anche certe copie

Non solo. Le analisi più antiche, compiute verso la fine del XVI secolo, ritengono che, oltre ai chiodi autentici, possano e debbano essere ritenuti sacri, nonché degni di venerazione anche altri chiodi simili a quelli veri e ad essi avvicinati oppure realizzati con ferro impastato alla limatura di quelli autentici e ad essi il più possibile somiglianti per forma e dimensioni. Inoltre, si considerarono ammissibili non solo i chiodi, che materialmente ressero il Corpo di Cristo, bensì anche quelli con cui vennero connesse le parti della Croce, affissa la tavoletta col titulus di Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum scritto in ebraico, greco e latino oppure la mensola per l’appoggio dei piedi, il suppedaneum, come riportato dalle testimonianze di Cipriano e di altri antichi scrittori cristiani.

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Questo testo di Mauro Faverzani è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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