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A Soncino il Medioevo vive ancora

Tesori d'Italia23 Novembre 2019
Testo dell'audio

Anticamente stretto tra il Lago Gerundo e la Selva Maggiore, Soncino nel Medioevo conobbe il proprio fulgore, tanto che ancora oggi strade, palazzi, disposizioni urbanistiche hanno mantenuto l’impianto dell’epoca. Conteso da Cremonesi, Milanesi, Bresciani, Bergamaschi, Veneziani e Francesi, ha conosciuto alterne vicende. Ma la sua posizione strategica lo ha sempre posto al centro di qualsiasi seria politica territoriale. Da qui sono passati molti regnanti e principi: tra questi, la regina di Spagna Anna Maria d’Austria col fratello Ferdinando Francesco, re d’Ungheria, il duca Vittorio Amedeo di Savoia, Napoleone Bonaparte ed altri ancora.

Nella pianura padana, a nord-est della provincia di Cremona, sorge Soncino, stretto tra il fiume Oglio e le province di Bergamo e Brescia, all’estremità meridionale del Piano dei Dossi, una modesta dorsale allungata da Nord a Sud. Anticamente il rilievo era lambito a oriente ed a meridione dal leggendario Lago Gerundo o Girondo, un ampio bacino acquitrinoso, indicato anche dalle cronache come Grande Mosa, alimentato dalle frequenti esondazioni del fiume Oglio e dal costante apporto delle risorgive. A settentrione e ad occidente, invece, si estendeva l’immensa foresta della Selva Maggiore.

“Al centro delle acque”

A questo, probabilmente, si deve l’antica denominazione celtico-cenomane di So-kyn ovvero “terra al centro delle acque”, poi tradotto in “Aquaria” dagli antichi romani, poco interessati alla zona, ritenuta troppo inospitale e marginale per fermarvisi o per colonizzarla. Attorno al IV secolo, la presenza dei Goti introdusse e diffuse l’arianesimo, consentì di realizzare il primo Castrum, rudimentale fortezza eretta per controllare la navigazione sull’Oglio. Attorno ad essa Soncino crebbe, divenendo successivamente, coi Longobardi, un feudo militare. Quando nel 603 il re longobardo Agilulfo conquistò Cremona, Soncino finì sotto l’influenza politico-militare di Bergamo, pur proseguendo l’autorità religiosa del Vescovo cremonese.

In questo periodo i monaci benedettini provvidero a bonificare la sezione meridionale della Mosa ed edificarono un monastero. Secondo i pochi documenti alto-medioevali pervenutici, sul territorio attorno a Soncino sorsero numerose curtes, come Bevenengo, Isengo e Pertinengo, che da longobarde divennero franche dopo il 774. Nell’828 la Pieve fu eretta a Collegiata con un arciprete di nomina pontificia.

Di nuovo Cremona

Il 18 giugno 1118 il Comune di Cremona riacquisì il centro soncinese dal funzionario locale, il gastaldione, delegato dell’atto dai conti Gisalbertini di Bergamo. Presso la Curia vescovile, quello stesso giorno, sette rappresentanti, eletti dalla municipalità cremonese, investirono con lancia e vessillo 50 militi soncinesi, terrieri e cavalieri, stabilendo con loro un rapporto vassallatico, ribadito ogni anno dal versamento di cinque soldi moneta di Milano nella festività di sant’Imerio. All’indomani, davanti alla Cattedrale, un deputato del Comune lesse ai 50 militi un solenne giuramento di leale aiuto nella difesa e nell’eventuale recupero del loro borgo, trasformato così in un baluardo soprattutto contro Milanesi e Bresciani.


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Ciò determinò anche il futuro agricolo e militare di Soncino, il primo dominato dalla presenza dei Benedettini, il secondo dalla presenza stabile di una guarnigione militare. A ciò, ben presto si aggiunse il settore manifatturiero, specie con la produzione di tessuti in lana, grazie ai ricchi corsi d’acqua alimentati dalle copiose risorgive e grazie anche al lavoro meticoloso degli Umiliati.

Presso Palazzo dei Consoli nel 1128 venne innalzata una nuova torre civica con epigrafe commemorativa, prima testimonianza della costituzione di Soncino a Comune, il cui stemma raffigurava, su campo bianco, un girifalco su ginepro ad ali spiegate nell’atto di ghermire una fenice volteggiante su campo rosso.

Contrasti e scontri sociali

Nel nucleo urbano risiedeva l’aristocrazia fondiaria dei militi; fuori delle quattro porte si costituirono quattro borghi, per ospitare i nuovi arrivi ovvero i populares, registrando un significativo incremento demografico. Sorsero così contrasti prima tra aristocrazia e borghesia commerciale, poi tra i Guelfi guidati dai Barbò ed i Ghibellini guidati dai Fonduli, cui – dopo la caduta di Cabrino Fondulo nel 1425 – subentrarono i Covi.


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L’ampliamento del castrum consentì d’inglobare tre dei quattro borghi sorti vicini alle porte. Sorsero l’Ospedale Santo Spirito, fondato dal beato Facio da Verona nel sec. XIII, ed il Palazzo del Podestà o Pretorio. Il Comune passò dalla fase consolare a quella podestarile, per poi divenire una Signoria vera e propria con Buoso da Dovara, eletto a tale carica nel 1247 e destinato a regnare per vent’anni, decisamente intensi.

Tra il 1259 ed il 1264 Soncino assoggettò Orzinuovi; si impegnò nella battaglia di Cassano d’Adda del 27 settembre 1259 contro il tiranno Ezzelino III da Romano, abbattuto da Giovanni Turcazzano e trascinato, vinto e ferito, a Soncino, dove spirò pochi giorni dopo, l’8 ottobre. Una notte del dicembre 1306 la campana venne suonata a martello: era il segnale. La popolazione insorse contro il Podestà e contro i nobiluomini cremonesi residenti nel borgo, per ottenere l’indipendenza politica e l’autonomia economica. Vennero pertanto modificati gli Statuti e si stabilì che, da quel momento in poi, il Podestà non potesse essere né soncinese, né di Cremona, né della sua Diocesi.

Sforza e Stampa

La discesa in Italia di Arrigo VII, che il 3 ottobre 1311 inglobò il borgo e la Pieve di Calcio nell’Impero, vanificò definitivamente le speranze cremonesi di riconquista. Con diploma del 13 marzo 1313, il feudo venne affidato a Giovanni I conte del Forese. Nel 1329 fu invece Azzone Visconti, nominato Vicario imperiale di Milano da Ludovico il Bavaro, a divenire anche nuovo signore di Soncino. I Visconti mantennero sempre in loco un Commissario politico ed un Castellano per la custodia della Rocca, ritenuta militarmente strategica e perciò contesa da Milanesi e Veneziani, che la conquistarono e persero per ben tre volte.


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Nel 1454, con la pace di Lodi, Soncino passò sotto il ducato di Milano per volere di Francesco Sforza, che lasciò Crema alla Serenissima. Nel 1472 il beato Pacifico Ramati da Cerano fondò qui il primo Monte di Pietà, mentre l’anno dopo il duca Gian Galeazzo ordinò l’erezione a sud-ovest della nuova rocca, eretta in soli sei mesi.

Tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo Soncino raggiunse l’apice del proprio fulgore. Nel 1499 Soncino tornò ai Veneziani, nelle cui mani rimase fino al 1509, quando passò ai Francesi dopo la battaglia di Agnadello: negli ultimi sette anni del loro dominio, il borgo venne infeudato al Gran Maestro Arturo de Boissy, cugino di Francesco I ed all’epoca governatore del Ducato di Milano.

Il duca Francesco II Sforza soggiornò per lunghi e ripetuti periodi a Soncino: nel 1531, eresse il borgo in contea e ne investì Massimiliano Stampa, autorizzandolo ad inserire nello stemma il cane legato alla pianta. Morto l’ultimo Sforza, Soncino passò in mano spagnola ed il 3 novembre 1536 Carlo V trasformò il borgo in marchesato, assegnandolo sempre al conte Massimiliano Stampa, suo consigliere e castellano di Milano, suscitando la reazione dei notabili locali, che si opposero all’infeudazione, avviando una controversia, trascinatasi nei secoli.

La perdita di peso economico e la contrazione delle ricchezze provocò in questo periodo un clima di autentica tensione sociale con tumulti e serrate, mortificando l’apparato produttivo e commerciale locale. La peste del 1630 portò con sé miseria e desolazione tali da segnarne l’intero secolo. Il primo ottobre 1706 il borgo venne occupato dagli Austriaci, che lo ressero sino al 1859, rilanciandone l’economia, soprattutto agricola ed imprenditoriale, introducendo la gelsicoltura e la bachicoltura, prima di passare in mani franco-piemontesi.

Il centro storico

Il dosso, su cui sorge il centro storico di Soncino, è ancora oggi circondato per circa due chilometri dall’antica cinta muraria, ben conservata. La cinta venne realizzata inizialmente dal Podestà Buoso Dovara e poi venne ampliata da Francesco Sforza nel 1463. Le mura vengono chiamate «venete», in quanto il loro rinnovamento venne iniziato dai Veneti poco prima della loro cacciata ad opera dei Milanesi.

Il centro storico di Soncino ha ancora oggi una struttura medioevale, caratterizzata da strade strette e da case torri. La Strada Granda è caratterizzata da palazzi signorili con i tipici portici, ancora intatti, esattamente come le tre piazze medioevali: quella amministrativa, col palazzo comunale e la torre civica; quella religiosa, con la Pieve di santa Maria Assunta ed il convento di san Giacomo; quella mercantile, sede del mercato settimanale, che anche oggi ha qui luogo.

Sulla torretta a vela dell’orologio zodiacale, presente in cima a palazzo municipale, svolgono una funzione decorativa i Matèi dal berretto frigio (1806), memoria della turbolenta stagione napoleonica. I palazzi e le ville di Soncino si distinguono per le raffinate decorazioni in terracotta, un tempo policrome, con motivi orizzontali a fascia, che raffigurano festoni, ghirlande, medaglioni con putti e testine, risalenti in gran parte al XV secolo.

I palazzi rinascimentali

Particolarmente significativi sono i palazzi rinascimentali Covi e Azzanelli, edificati tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo. La famiglia Azzanelli, costituita da intraprendenti proprietari terrieri, da mercanti e da banchieri, acquisì verso fine ’400 il vasto fabbricato Barbò, già Andracchi, per renderlo l’orgogliosa espressione del proprio ruolo economico, politico e sociale. Nulla resta della fastosa decorazione interna, ma intatta si propone quella esterna, fatta in terracotta policroma.

La facciata del palazzo, all’altezza del primo soffitto, è stata inoltre impreziosita con un cornicione, formato dall’assemblaggio di varie formelle fittili con putti alati genuflessi, ghirlande e festoni che racchiudono un angelo musicante. In sintonia col cornicione rinascimentale è la decorazione del portale con rosette e motivi floreali.

Ancora medioevali sono però gli archetti intrecciati sull’imposta e gli ornamenti delle quattro finestre a sesto acuto e dagli archetti gotici. Qui sono stati alloggiati molti regnanti e principi, dalla regina di Spagna Anna Maria d’Austria col fratello Ferdinando Francesco, re d’Ungheria (1649) al duca Vittorio Amedeo di Savoia (1701) e Napoleone Bonaparte (27 maggio 1796).

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Questo testo di Francesco Corradi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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