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Wawel: qui batte il cuore della Polonia

Tesori d'Europa29 Dicembre 2018
Testo dell'audio

L’importanza del Wawel per la storia di Cracovia, nonché per il popolo e per la cultura polacca, difficilmente può essere sopravvalutata. In primo luogo, per secoli Cracovia è stata la capitale del Regno, che nel ‘500, sotto gli Jagelloni, ha raggiunto il suo massimo splendore, coprendo dai Carpazi fino quasi a Mosca e dal Mare Baltico al Mare Nero.

Già residenza reale e sede della più antica Università del Paese, anche dopo che la capitale si è trasferita a Varsavia, Cracovia ha continuato a godere di enorme prestigio come luogo di incoronazione e di sepoltura dei sovrani. È a Cracovia che si conserva il Tesoro Nazionale, muto testimone di più di mille anni di storia.

Dopo le successive spartizioni del Paese fra Russia, Prussia e Austria, avvenute fra il 1772 e il 1796, Cracovia viene temporaneamente relegata al rango di città di provincia, ma riacquista lo status di Città Libera dopo il Congresso di Vienna, nel 1815. Non c’è da stupirsi che, all’inizio del XX secolo, Cracovia fosse già ridivenuta un centro culturale e intellettuale della vita polacca.

La sua importanza è aumentata ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale. In conseguenza del conflitto, Vilnius e Lvov erano state perse (andate rispettivamente alla Lituania e all’Ucraina), Danzica era distrutta, Poznan aveva perso praticamente tutta la sua élite. Quanto a Varsavia, sappiamo che fu rasa al suolo. Solo Cracovia era sopravvissuta quasi intatta, diventando così una sorta di ponte tra la vecchia e la nuova Polonia, della quale era indiscutibilmente il centro intellettuale.

Fulcro dell’identità nazionale

La collina di Wawel è sempre stata un punto strategico, giacché permette di controllare l’intera valle della Vistola. Le più antiche tracce di insediamento in questo luogo datano di migliaia di anni prima di Cristo. Sulla sommità sorge il Castello Reale, il più antico simbolo del potere politico, nonché fulcro della vita nazionale.

Il Castello era originariamente un castrum dei Vistuli, che popolavano quella zona all’interno della Confederazione della Grande Moravia. Il primo Re di Polonia, Mieszko I, della dinastia dei Piast, scelse il Wawel come residenza e centro del governo. Sorse allora un grande palazzo in pietra circondato da mura in legno.

Durante il regno del suo successore Boleslao I il Prode, nell’anno 1000, fu eretta la diocesi di Cracovia, e poco dopo iniziò la costruzione della prima cattedrale in stile romanico. La posizione della cattedrale non è al centro della città, come è solito nell’Europa occidentale, ma nelle vicinanze del castello del sovrano, una caratteristica di molte città dell’Europa centrale e orientale.

Questa prima cattedrale fu distrutta durante l’invasione di Bretislao di Boemia, nel 1040. La successiva ricostruzione si concluse solo dopo oltre un secolo.
Nei secoli seguenti, la collina di Wawel crebbe in importanza, diventando una città fortificata, residenza dei vari Re di Polonia, oppure, durante la divisione del Paese in numerosi piccoli regni nei secoli XII-XIII, residenza di principi di alto livello, con autorità formale su altri principi minori.

Fino al 1320, l’incoronazione dei Re avveniva nella cattedrale di Gniezno, la prima capitale della dinastia dei Piast nonché sede primaziale di Polonia e luogo di sepoltura di Sant’Adalberto, patrono del Regno. Dopo questa data, la cerimonia si è svolta nella cattedrale di Cracovia, sul Wawel.

La cattedrale di Cracovia prese un particolare significato spirituale come luogo di sepoltura del vescovo-martire Stanislao di Szczepanów, assassinato nel 1079 per ordine del Re Boleslao il Prode. San Stanislao aveva accusato pubblicamente il Re di alcuni peccati, venendo quindi trattato quale “traditore” e messo a morte.

La reazione popolare fu così vivace da costringere il Re a lasciare il Paese, con il conseguente indebolimento dello Stato. Questo aprì un’era di molta turbolenza, finita sostanzialmente solo nel 1320 con l’incoronazione di Ladislao I Il Breve a Cracovia. Durante questo periodo il culto a san Stanislao sul Wawel funse da punto di riferimento per un Paese allo sfascio, producendo nella gente l’impressione che fosse proprio questa collina il fulcro dell’identità nazionale.

La Cattedrale: compendio di storia della nazione

La conquista del potere da parte di Ladislao I Il Breve, della linea dei Piast, e la sua successiva incoronazione nella cattedrale di Cracovia, sancisce la definitiva riunificazione del regno, e apre una lunga serie di 32 incoronazioni di Re e delle loro mogli nel Wawel. Solo due Re non sono stati incoronati qui: lo sfortunato Stanislao Leszczynski (suocero di Luigi XV e più tardi Duca di Lorena), eletto per due volte e due volte deposto, e Stanislao Poniatowski, l’ultimo Re di Polonia.

Durante il regno di Casimiro il Grande (1333-1370), il Castello fu molto ampliato. Furono costruite la Scala Reale e le nuove abitazioni. Fu anche completata la ristrutturazione della Cattedrale in stile gotico.

Nonostante successivi rifacimenti rinascimentali e barocchi, soprattutto negli altari laterali, la cattedrale ha conservato il suo carattere medievale. La cattedrale è decorata con opere di artisti di spicco come Veit Stoss, Bartolomeo Berecci, Gian Maria Padovano e Thordvaldsen Bertel. Girarla costituisce una vera lezione della storia polacca dal Medioevo ai nostri giorni.

Il portale è in ferro battuto con il monogramma del Re Casimiro il Grande. Al centro della nave centrale è situata la splendida bara d’argento, fatta in stile barocco negli anni 1669-1671, che contiene le spoglie di san Stanislao vescovo. Fu commissionata dal comandante di Danzica Peter von der Rennen.

Su entrambi i lati della navata sono allineati i sarcofagi dei re della dinastia Jagellonica. Più avanti troviamo le tombe medievali di Casimiro il Grande e di Ladislao il Breve, nonché la tomba di santa Hedwige, fatta all’inizio del XX secolo in marmo bianco di Carrara. Altri re sono sepolti in una serie di cappelle che circondano la cattedrale.

La tomba di Casimiro si trova nella cappella gotica della Santa Croce, decorata con bellissimi affreschi, opera di artisti ruteni provenienti da Novgorod nel 1470. La cappella che custodisce la tomba di Sigismondo è considerata come la più grande opera di architettura rinascimentale a nord delle Alpi. Vi hanno lavorato diversi artisti italiani, tra cui Giovanni Cini da Siena, Jan Maria Padovano e Santi Gucci. Altre cappelle, avvolte in un ambiente profondamente sacrale, custodiscono le spoglie di Sigismondo I il Vecchio (marito di Bona Sforza), di Anna di Boemia.

Nella cappella barocca dei Vasa possiamo vedere i tre re di questa dinastia: Sigismondo III, Ladislao IV e Giovanni Casimiro. Impossibile poi non ammirare la tomba del Re Jan III Sobieski, il vincitore della battaglia di Vienna nel 1683, e quella del suo infelice predecessore Michael Korybut Wisniowiecki.

Visto che siamo in un santuario, è necessario dedicare tempo per pregare davanti all’altare del Cristo Nero, da cui santa Jadwiga sentì le famose parole: “vides quo Fac”, che la indussero a rinunciare al suo amore giovanile con Guglielmo d’Asburgo per sposare il Granduca lituano Jagello, ancora pagano.

Il battesimo di Jagello cambiò la storia della Polonia, dando origine alla Confederazione Polacco-Lituania, allora lo Stato più potente di Europa. Davanti a questo altare hanno pregato tutti i re di Polonia e, specialmente, Jan III Sobieski tornando vittorioso dalla battaglia di Vienna.

È impossibile non accennare a tutta una serie di cappelle di grandi vescovi di Cracovia, come il cardinale Jan Puzyna Dunajewski, nonché di rappresentanti delle grandi famiglie aristocratiche. Alcune di queste famiglie hanno addirittura una cappella propria. Possiamo citare i Skotnickich, i Czartoryski e i Potocki.

Davanti all’altare barocco della cattedrale ha avuto luogo la maggior parte delle cerimonie: funerali, matrimoni, incoronazioni dei re. L’ultima avvenuta qui è stata l’incoronazione di Federico Augusto della dinastia Wettin, per la quale Johann Sebastian Bach compose una cantata.

Doni e simboli

Il Wawel custodisce anche il Tesoro Reale, una splendida collezione di oggetti che, lungo i secoli, hanno costituito simboli del potere reale in Polonia. In primo luogo la lancia di San Maurizio, data nell’anno 1000 dall’Imperatore Ottone III a Boleslao I il Prode, e che era un attributo dell’incoronazione. Poi la “Szczerbiec”, ovvero la spada con la quale, dal tempo di Ladislao il Breve, erano incoronati i re polacchi.

Il Tesoro custodisce varie corone, a cominciare da quella di Boleslao I, con ben 474 pietre preziose, usata per incoronare tutti i re di Polonia fino a Stanislao Poniatowski, nel 1764. Fra le altre corone custodite nel Tesoro si contano la Corona delle Regine, la Corona Ungherese, la Corona Homagial, la Corona Funebralis, ed altre.

Un simbolo molto importante della continuità nazionale è la Campana Zygmunt, una delle 10 campane della cattedrale del Wawel. Pesando quasi undici quintali, la campana è stata fatta nel 1520. Da quel momento, battendo a Pasqua e durante le occasioni speciali della Chiesa, la campana annuncia le buone notizie per i polacchi, come ad esempio quando l’arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla fu eletto Papa.

Si Deus nobiscum …

Inizialmente, il Castello era costituto da un insieme di edifici assai modesti. Nel secolo XIV viene fortificato da Ladislao II (1385-1434), ma è solo durante il regno di Sigismondo I (1506-1548) e di Sigismondo Augusto (1548-1572) che il Castello acquisisce finalmente il carattere di grande Palazzo Reale. I lavori sono opera dell’architetto tedesco Eberhard e di italiani come Bartolomeo Berecci e Nicola Castiglione, che importarono lo stile rinascimentale fino ad allora sconosciuto in Polonia.

Nel secolo XVI il castello fu anche sede della Dieta, ovvero il Parlamento Reale. Da quando, nel 1610, la Corte si trasferì a Varsavia, i monarchi hanno più volte soggiornato nel Wawel. Nel 1702, durante l’occupazione svedese, il Castello fu di nuovo incendiato. Orribilmente sfigurato, il Castello servì poi da caserma per le truppe austriache fino al 1911.

Soltanto nel secolo XX, e specialmente dopo la caduta del comunismo, si è potuto procedere a ingenti lavori di ricupero e di ristrutturazione, che hanno ridato al Wawel un po’ del suo antico splendore. I lavori sono tuttora in corso.

Il cuore del castello è costituito da un bel cortile ad arcate, da cui si accede alle camere del tesoro reale e all’armeria. Sul cancello leggiamo la scritta “Si Deus nobiscum, quid contra nos?”: “Se Dio è con noi, chi potrà esserci contro?”.

 

Questo testo di Piotr Doerres è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it