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Tersatto, la “Nazareth croata”

Tesori d'Europa06 Luglio 2019
Testo dell'audio

Il Santuario mariano della Santa Casa a Tersatto, in Croazia, è il più antico e più importante della Croazia occidentale: è sorto sul colle ove nel 1291 venne posata la Santa Casa, ivi miracolosamente trasportata dagli angeli, poi scomparsa nel 1294 e ricomparsa, sempre misteriosamente, nei pressi di Ancona (ora nel Santuario di Loreto).

Tersatto (Trsat in croato) è un sobborgo a sud della città di Fiume (Rijeka), situato su una collina adiacente all’autostrada che sovrasta la città.

Da lì si può ammirare un panorama sulla città di Fiume e sul prospiciente golfo del Quarnaro sino alle isole di Veglia (Krk) e Cherso (Cres).

Tersatto è noto anche come la “Nazareth croata”, per il Santuario mariano più antico e più importante della Croazia occidentale, sorto sul colle ove nel 1291 venne posata la Santa Casa, ivi miracolosamente trasportata dagli angeli, poi scomparsa nel 1294 e ricomparsa, sempre misteriosamente, nei pressi di Ancona (ora nel Santuario di Loreto).

«Venne la Casa della Beata Vergine Maria»

In ricordo di quella sosta vi è ancora una iscrizione scolpita all’inizio della scalinata di oltre 500 gradini, che dalla città sale al Santuario, detta Petar Kruži (nome del capitano croato che la fece costruire nel 1531 come ex voto per consentire ai marinai di accedere al Santuario). Il testo dell’iscrizione recita: «Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazareth a Tersatto l’anno 1291 allì 10 di maggio et si partì allì 10 di dicembre 1294».

Durante le maggiori affluenze estive dei fedeli (non solo croati, ma anche sloveni, italiani, austriaci e tedeschi) le S. Messe vengono celebrate all’aperto, in una spianata di fronte all’attiguo convento dei Francescani.

Anche papa Giovanni Paolo II si recò qui pellegrino l’8 giugno 2003. A ricordo di quell’evento, sul piazzale che fronteggia la chiesa, vi è ora un’imponente statua del Pontefice in preghiera.

In un’apposita cappella sono conservati gli ex voto (comprese molte stampelle), che testimoniano la riconoscenza alla Madonna per le numerose guarigioni e per gli scampati naufragi per Sua intercessione.

Questo centro di spiritualità mariana della Croazia (secondo per numero di pellegrini, dopo quello di Marija Bistrica a nord di Zagabria) è stato riconosciuto dai vescovi della provincia ecclesiastica fiumana quale Santuario familiare per gli inizi legati alla presenza della Santa Casa, mentre nel 1930 papa Pio XI gli conferì il titolo di basilica minore.

Le approvazioni dei Pontefici

A partire da Clemente V (1305-1314), che con una Bolla del 18 luglio 1310 confermò indirettamente l’autenticità della Santa Casa, molti Papi fecero riferimento alla miracolosa traslazione.

Nel 1367 papa Beato Urbano V (1362-1370), di ritorno da Avignone, passò per Loreto, ove trovò molti pellegrini croati che erano venuti a pregare la Madonna, perché ritornasse presso di loro con la sua Casa. Commosso da tale fede, inviò a Tersatto il francescano padre Bonifacio da Napoli con una icona della Madonna con bambino di origine bizantina attribuita a S. Luca («per calmare il loro dolore»), ritenuta miracolosa, e da allora posta ed onorata sopra l’altare maggiore del Santuario di Tersatto (attualmente, per motivi di sicurezza, l’originale è custodito nel tesoro del convento). Nel 1715, un decreto del Vaticano autorizzò l’incoronazione di quell’immagine e sul capo della Madonna e del Bambino furono poste due corone alla presenza di una delegazione del Parlamento croato.

Nel 1419 papa Martino V concesse ai conti Frangipane di erigere il santuario, che avrebbero gestito i frati Francescani. In un documento pontificio chiamato Breve del 1° giugno 1515, papa Leone X dichiarò che la storia della traslazione miracolosa era comprovata da testimoni degni di fede. Si legge nel testo:

«È provato da testimoni degni di fede che la Santa Vergine, dopo aver trasportato per l’onnipotenza divina la sua immagine e la propria casa da Nazareth in Dalmazia, quindi nella foresta di Recanati e nel campo di due fratelli, la fece deporre per il ministero degli Angeli sulla pubblica via, ove trovasi tuttora e dove l’Altissimo, per i meriti della Santissima Vergine, continua a operare miracoli».

Papa Clemente XII (1730-1740) mandò una commissione a Nazareth e a Tersatto per verificare le misure dell’edificio, risultate tutte coincidenti, e concedendo ai pellegrini che visitavano Tersatto speciali indulgenze.

Il beato papa Pio IX (che nel 1854 dichiarò il dogma dell’Immacolata Concezione) fu nativo dell’anconetano e fu miracolato nella Santa Casa di Loreto, dove fece voto di abbracciare la vita ecclesiastica, se fosse stato guarito da una grave malattia. Proprio lui identificò a Tersatto il primo luogo in cui “sostò” la Santa Casa di Nazareth nel 1291, dopo la prima miracolosa traslazione. Questa la sua dichiarazione solenne nella Bolla Inter Omnia del 26 agosto 1852:

«Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata molto lontano, oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia».

Papa Leone XIII, in occasione del VI centenario della traslazione nel 1894, pubblicò l’enciclica Felix Lauretana Civitate del 23 gennaio 1894, scrivendo che «per benignissimo consiglio di Dio fu trasportata miracolosamente in Italia».

Così dicono gli storici

Gli studi storici, archeologici e scientifici hanno confermato l’origine palestinese delle pietre delle pareti della Santa Casa di Loreto, trattandosi di un manufatto estraneo agli usi edilizi marchigiani: in particolare, i raffronti tecnici ed architettonici hanno dimostrato che le tre pareti si connettono bene con la grotta esistente a Nazareth. Sulle pietre si conservano inoltre numerosi graffiti ed incisioni tipici delle comunità giudeo-cristiane presenti solo in Palestina ai tempi di Gesù.

Non solo: secondo il Prof. Emanuele Mor, già docente di Elettrochimica all’Università di Genova, l’ipotesi della scomposizione dei muri con rimozione integrale e con successiva ricomposizione, dopo duemila chilometri, prima in Dalmazia e poi a Loreto, presenterebbe anche oggi, con le tecnologie più avanzate, enormi difficoltà.

Dalle analisi chimiche risulta che la malta (composta di gesso impastato con polvere di carbone di legna) venne realizzata secondo una tecnica dell’epoca nota in Palestina, in uso presso i Nabatei (popolo che esercitò un influsso anche in Galilea fino ai tempi di Gesù) e mai impiegata in Italia. Dagli scavi archeologici è altresì emerso che le pareti furono posate sul terreno senza fondamenta.

Queste prove vengono però ignorate da molti storici in modo alquanto semplicistico, solo perché non sarebbe razionalmente ammissibile una traslazione in modo soprannaturale e da tale pregiudizio le rivelazioni della traslazione vengono spesso relegate nella leggenda.

Così si nega a priori che Dio, Creatore dell’universo dal nulla, possa essere intervenuto con un miracolo per salvare dalla distruzione dei musulmani la Santa Casa, ove avvenne il mistero dell’Annunciazione e dell’Incarnazione del Suo Figlio, nostro Redentore Gesù, che ivi visse per oltre trent’anni, dimenticando però due brani fondamentali delle Sacre Scritture: «Ecco, io sono il Signore Dio di ogni essere vivente; qualcosa è forse impossibile a me?» (Ger 32, 2) e «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 37).

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Questo testo di Luigi Walter Veroi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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