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Terra Santa: dai “frati della Corda” alla Custodia

Tesori d'Europa03 Agosto 2019
Testo dell'audio

Nel 1342 Clemente VI con le bolle “Gratias Agimus” e “Nuper Carissimae” sancì la nascita giuridica della Custodia di Terrasanta: il Papa delegò il Ministro generale e il Ministro del vicino Oriente a chiamare un certo numero di frati da tutte le Province dell’Ordine per il servizio al Santo Sepolcro e al Cenacolo. Ma come si giunse alla costituzione della Custodia? Ecco ripercorse le tappe principali.

Nella Pentecoste del 1217 a Santa Maria degli Angeli, vicino ad Assisi, si tenne il primo Capitolo Generale dei Frati Minori o Francescani. San Francesco, con un gesto ispirato, prese la decisione di inviare, seguendo letteralmente il Vangelo (Mc 16, 15: «E disse loro: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura”»), i suoi frati in tutto l’universo allora conosciuto con un mandato: evangelizzazione e apostolato. Tra le numerose “Province”, in cui i francescani suddivisero i luoghi della loro missione, vi fu quella di Terra Santa detta anche di Siria o di Romania o di Oltremare, che si estendeva a tutte le regioni del bacino sud-orientale del Mediterraneo, dall’Egitto fino alla Grecia, inclusa la terra natale di Gesù Cristo.

La “Fratellanza del Santo Sepolcro”

La Provincia di Terra Santa, molto vasta e con particolari problemi ambientali, comprendeva Gerusalemme e i Luoghi cosiddetti “Santi” per la religione cristiana. Ritenuta dall’Ordine dei Frati Minori quella più importante, fu affidata alla predicazione di frate Elia. Egli fu una delle figure di spicco della fraternità francescana: uomo di grandi capacità organizzative e di grande cultura, gettò le basi dell’apostolato francescano in quelle regioni del bacino sud orientale del Mediterraneo. Nei luoghi della predicazione e morte di Cristo erano sempre rimaste piccole comunità di cristiani e, dopo il pellegrinaggio di sant’Elena (madre di Costantino, verso il 326), era nata a Gerusalemme nel 313 la Fratellanza del Santo Sepolcro, dedita alla protezione dei luoghi sacri cristiani.

San Francesco in Terra Santa

Francesco, intenzionato ad allargare la sua predicazione nelle terre dell’islam, partì alla volta della Terra Santa per raggiungere i luoghi dove i Crociati combattevano gli infedeli. Si imbarcò il 24 giugno 1219 da Ancona con undici compagni e raggiunse la città di Damietta, in Egitto, in agosto, mentre da parte dei Crociati era in corso l’assedio alla città (che fu poi conquistata nel novembre). Era questa la quinta Crociata dal 1095, da quando cioè Urbano II per la prima volta aveva esortato alla liberazione di Gerusalemme e dei Luoghi Santi dal dominio dei Turchi. Indetta da Onorio III nel 1217, aveva come fine la riconquista di Gerusalemme, che il Saladino aveva rioccupato nel 1187. Il campo di battaglia si era spostato in Egitto: qui i Crociati progettavano di occupare l’importante porto di Damietta, da usare poi come merce di scambio con i regnanti della dinastia ayyubide, che dominava i territori della Palestina.

Francesco, giunto a Damietta, ottenne dal legato papale, Pelagio Galvao, benedettino portoghese, il permesso (accordato con la specifica ufficiale che il frate agiva a suo rischio e pericolo) di avventurarsi disarmato in territorio musulmano. Il legato, infatti, malgrado la presenza dei capi cristiani (il re titolare di Gerusalemme Giovanni di Brienne, il re di Ungheria Andrea II e il duca d’Austria Leopoldo VI di Babenberg), come inviato del Papa, aveva il maggior peso decisionale.

Col Sultano

Francesco, predicando il Vangelo e i valori della fede cristiana, sperava di convertire il sultano egiziano ayyubide Al-Malik al-Kamil (succeduto al padre, fratello del sultano Saladino il Grande, nel 1218) e i suoi soldati, per arrivare, quanto meno, ad una resa, così da evitare ulteriori spargimenti di sangue. Tra l’agosto del 1219 e la vittoria crociata del novembre stesso, Francesco e frate Illuminato furono nel campo saraceno. Alla presenza del proprio direttore spirituale e consigliere, Fakhr ad-din Fârisî, il sultano Al-Malik al-Kamil incontrò con grande cortesia Francesco: «Per molti giorni predicò ai saraceni la parola di Dio, ma senza molto frutto», racconta il vescovo di S. Giovanni d’Acri in una lettera della primavera del 1220 a Onorio III.

Non sapremo mai di cosa parlarono e molte leggende sono fiorite intorno a quest’evento storico. Pur riconoscendo la straordinaria capacità di conversione del frate, il sultano rimase musulmano e, temendo piuttosto il cambiamento di fede da parte di qualcuno dei suoi, ordinò che il “poverello di Assisi” fosse ricondotto nel campo crociato e fornito di un salvacondotto per poter visitare la Palestina. Francesco si trattenne poco a Damietta, poi, attraverso la Palestina e la Siria, ritornò in Italia.

La visita ai Luoghi Santi (non ancora dimostrata con certezza) avvenne tra il 1219 e il 1220. Racconta ancora il vescovo di S. Giovanni d’Acri: «Vedemmo giungere frate Francesco, fondatore dell’Ordine dei Frati Minori. Era un uomo semplice e senza lettere, ma amabilissimo e caro a Dio e agli uomini. Arrivò quando l’esercito dei Crociati era accampato sotto Damietta; fu subito rispettato da tutti». Il comportamento di Francesco indicò la strada per quello dei futuri missionari francescani: un’evangelizzazione in umiltà, l’amore e la venerazione dei Luoghi Santi come testimonianze dei momenti salienti della vita del Salvatore.

Per lo zelo della Fede cristiana

Gregorio IX nel 1238 emanò una Bolla Pro zelo christianae fidei (conservata nell’archivio della Custodia francescana a Gerusalemme), in cui ai francescani che si muovono nelle terre musulmane e nelle nazioni pagane è concesso il diritto di pregare, battezzare e assolvere. I Patriarchi di Antiochia e Gerusalemme, gli arcivescovi, i vescovi, gli abati e tutti i prelati della Chiesa sono invitati ad accogliere e favorire i Frati Minori. La Bolla papale stava preparando il terreno per la penetrazione dei Frati Minori e il riconoscimento giuridico del loro insediamento, finora all’interno del regno crociato.

Nel 1263, il Capitolo Generale riunitosi a Pisa sotto san Bonaventura decise la riorganizzazione della Provincia di Terra Santa, divisa in entità più piccole dette Custodie (di Cipro, di Siria e di Terra Santa, la quale comprendeva i conventi di Gerusalemme, S. Giovanni d’Acri, Antiochia, Sidone, Tiro e Giaffa).

La fuga ed il ritorno

Nel 1291 la riconquista da parte dei musulmani di S. Giovanni d’Acri indicò la fine del regno latino in Terra Santa: i francescani si rifugiarono a Cipro, da dove non cessarono di interessarsi alla Terra Santa, tentando in ogni modo di ripristinare la presenza cattolica nei Luoghi Santi. Il sultano Bibars II (1309-10) donò ai “frati della Corda” la chiesa di Bethlehem, ma la sua morte precoce impedì ai frati di entrarne in possesso. Nel 1328 la Bolla Cum zelo devotionis di Giovanni XXII stabilì l’invio ogni anno di due frati minori per la visita ai Luoghi Santi. È il riconoscimento di una prassi quotidiana: nel 1322 il sultano Melek el Naser affidò loro la custodia del Santo Sepolcro.

Poco dopo, nel 1333, il Sultano concesse il luogo detto del Cenacolo a fra Roger Guérin d’Aquitania, il quale, con il prezioso aiuto diplomatico e finanziario di Roberto d’Angiò e della consorte Sancia, sovrani di Napoli considerati «strumenti della Provvidenza», fece costruire nelle vicinanze un convento dove i primi monaci giunsero ad abitare. In seguito le autorità musulmane riconobbero ai francescani il diritto ufficiale di celebrare nella Basilica del Santo Sepolcro.

Costituita la Custodia

Nel 1342 Clemente VI con le bolle Gratias Agimus e Nuper Carissimae sancì la nascita giuridica della Custodia di Terra Santa: il Papa delegò il Ministro generale e il Ministro del vicino Oriente a chiamare un certo numero di frati da tutte le Province dell’Ordine per il servizio al Santo Sepolcro e al Cenacolo, al fine di rimpiazzare quelli venuti meno; infine, a salvaguardia della disciplina, specificò che, «quando questi frati suddetti si troveranno nelle regioni di Oltremare, si tengano sotto l’obbedienza e il governo del Guardiano dei Frati del vostro Ordine [Padre del Monte Sion in Gerusalemme] e del Ministro provinciale della Terra santa per tutto ciò che è di sua competenza». Fu così creata la Custodia di Terra Santa.

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Questo testo di Dianora Citi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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