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Successione e importanza dei Concili Limensi

Tesori d'Europa01 Giugno 2019
Testo dell'audio

Tratto dalla conferenza “La Politica di evangelizzazione nelle Ande coloniali nei secoli XVI-XVII”, Convegno Internazionale Serrano, Genova, 5 giugno 2004.

Il primo Concilio diocesano di Lima organizzato dall’arcivescovo Jerónimo de Loaysa risale al 4 ottobre del 1551 ed è durato più di un anno. Prima di tutto il Concilio si occupò dell’insegnamento religioso per gli indios, emanando istruzioni per i missionari e elaborando diversi catechismi bilingue, cioè in castigliano e quechua.

Furono emanate anche direttive riguardanti i calpixques, ovvero i catechisti indiani ingaggiati dagli encomenderos (proprietari terrieri) per aiutare nell’evangelizzazione. Bisogna ricordare che, nell’atto di conferire un’encomienda, la Corona stabiliva che il signore doveva prendersi cura dell’educazione religiosa degli indios, il che mostra il duplice carattere della conquista spagnola: politica e religiosa.

Il secondo Concilio limense

In quell’epoca infuriava pure la discussione teologico-giuridica intorno alla liceità della possessione dei beni ottenuti durante la conquista, alimentata in particolare dagli scritti di Fra Bartolomeo de las Casas. Nella sua Brevísima relación de la destrucción de las Indias, egli giunge a sollevare il problema d’una restituzione almeno parziale. Lo spirito di Las Casas si farà sentire in Perù specialmente tramite i suoi compagni, come Domingo de San Tomàs, che giunse alla posizione estrema di chiedere al Re una restituzione totale.

In questo clima di incertezze e polemiche fu convocato il secondo Concilio Limense, durato dal marzo 1567 al gennaio 1568. La metà delle sessioni fu dedicata alla discussione sulla disciplina ecclesiastica e la vita religiosa della popolazione ispanica. Il restante per discutere sull’evangelizzazione degli indios.

Fra le risoluzioni approvate menzioniamo quelle per ridurre il consumo di coca, per portare gli indios ai villaggi, per aprire scuole speciali per i figli dei caciques, cioè i capi, per eliminare i “costumi abominevoli” come la deformazione dei crani e per promuovere l’uso delle lingue indigene da parte dei catechisti con l’utilizzo di libri in lingua vernacola.

L’opera di san Turibio

Alla morte di Loaysa, Filippo II nominò come successore Turibio Alfonso de Mogrovejo. Quando arrivò a Lima il 12 maggio 1581, nessuno poteva immaginare che egli sarebbe stato elevato all’onore degli altari. Nel convocare il terzo Concilio Limense, san Turibio de Mogrovejo aveva in mente due obiettivi essenziali: approfondire l’evangelizzazione degli indios e riformare il clero.

Le assisi si svilupparono in cinque sessioni dall’agosto 1582 all’ottobre 1583. Nonostante avesse poca esperienza del Nuovo Mondo, l’arcivescovo riuscì a circondarsi di eccellenti collaboratori. Erano presenti quasi tutti i vescovi suffraganei, nonché brillanti teologi e giuristi. Da questo concilio emerse una Chiesa peruviana molto più organizzata e disciplinata.

Come risultato vennero alla luce tre importanti volumi: il Catechismo, il Confessionario e il Sermonario, scritti in tre lingue, castigliano, quechua e aimara, che formarono uno dei capisaldi dell’evangelizzazione nel secolo XVI. Sembra fuori dubbio che gli atti di questo Concilio siano stati scritti da Padre José de Acosta, celebre pensatore gesuita.

Le risoluzioni della grande assemblea portarono alla definitiva applicazione in terre andine delle riforme tridentine. Nel 1591 convocò il quarto Concilio Limense, la cui brevità e mancanza di partecipati gli impedirono di avere la rilevanza del precedente. I punti principali trattati furono: la soggezione dei sacerdoti al diritto civile, la proibizione ai laici di intromettersi negli affari ecclesiastici e la riforma di alcune rubriche del Messale. Non si trattò del tema dell’evangelizzazione degli indios.

Dopo un quinto Concilio, convocato nel 1601, non vi fu altra riunione ecclesiastica di qualche spessore fino alla metà del secolo XVIII.

Questo testo di Teodoro Hampe Martinez è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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