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Meissen: dall’alchimia alla porcellana

Tesori d'Europa04 Maggio 2019
Testo dell'audio

Fin dai primi anni del Settecento l’antica città di Meissen, in Sassonia, custodisce il segreto della raffinata arte della porcellana, una delle più brillanti espressioni della ricerca del bello.

Johann Friedrich Böttger (1682-1719) si dedicava agli studi alchemici sotto la protezione di Federico I di Prussia. L’appassionante ricerca della pietra filosofale, concetto che comprende in sé il segreto per l’elisir di lunga vita e quello per la trasformazione dei metalli vili in oro, lo costringeva, secondo la pratica di ogni alchimista, nel suo laboratorio, intento a lunghi e solitari esperimenti.

L’alchimista non è un mago e neppure uno scienziato. Non contrasta le leggi della natura, ma neppure codifica regole e principi generali. L’alchimista cerca il perfezionamento della materia: vuole rendere il corpo umano meno corruttibile e soggetto a malattie e tenta di sviscerare da metalli considerati poco preziosi l’eccellenza dell’oro, metallo nobile. Cerca di migliorare un mondo che considera perfettibile. La sua è dunque una ricerca spirituale oltre che materiale.

La scoperta della porcellana

Gli studi alchemici di Böttger procedevano alacremente, anche se ancora non avevano raggiunto il difficile scopo, quando nel 1701 l’Elettore di Sassonia Augusto il Forte richiese la presenza del giovane a Dresda. Da secoli in Europa si cercava di capire la formula per ottenere quella meravigliosa e fine porcellana che solo la Cina produceva. Non sembrava possibile scoprire il segreto di quella materia tanto bella, trasparente e dura, e gli oggetti in porcellana continuavano a essere importati dall’Oriente.

Un tentativo isolato fu fatto a Firenze all’epoca di Francesco I. Egli, appassionato di alchimia ed esoterismo, organizzò un laboratorio nei giardini di Boboli, dove fu ottenuto un impasto biancastro alquanto soddisfacente. Ma alla sua morte la produzione si interruppe. Fu proprio in Sassonia, a Dresda, che la “vera” porcellana, quella a pasta dura, fu finalmente scoperta, quando Augusto il Forte affiancò Böttger al barone von Tschirnhaus, suo funzionario di corte che per anni aveva condotto approfonditi studi matematici e alchemici.

Nel 1708 i due riuscirono a produrre una prima terraglia porcellanosa ancora grezza e rossastra e l’anno successivo, dopo la morte del Tschirnhaus, Böttger compì l’opera realizzando il primo campione di porcellana bianca invetriata. Nel 1710 divenne direttore della Regia Manifattura Sassone di Porcellane fondata da Augusto il Forte nella vicina città di Meissen, che sarà nota per la splendida produzione di vasellame creato a imitazione dei manufatti in argento.

Per mezzo secolo la fabbrica di Meissen segnerà il più alto standard di produzione di porcellane, non eguagliato neppure dalla più antica arte cinese. Vasellame da tavola e porcellane ornamentali, caratterizzati da una leggerezza e una fragilità raffinate, furono esportate in ogni parte d’Europa e anche oltre.

Ma nel 1756 l’occupazione di Dresda da parte di Federico il Grande rallentò la produzione e segnò la fine di un’era di grande prosperità. La lavorazione proseguirà tuttavia fino ai giorni nostri, segnata dalle mode e dalle epoche storiche. Dopo il 1945 la fabbrica assume il nome VEB Staatliche Porzellan-Manufaktur Meissen, ma continua ad usare il famoso marchio in blu con le spade incrociate, adottato per la prima volta nel 1724. Porcellane del primo periodo, contrassegnate invece dalle lettere AR (August Rex) in blu, sono ancora oggi conservate nella collezione Pallavicini a Roma.

Meissen, città pittoresca

La cornice naturale e urbanistica che accoglie questa vicenda non è meno bella e suggestiva delle creazioni in porcellana di cui si è scritto. Anzi è piacevole supporre che tanta grazia paesaggistica abbia influenzato gli artisti che nei secoli hanno modellato i preziosi oggetti. Le fertili terre e il clima mite nella valle dell’Elba hanno da sempre favorito la presenza di colonizzatori e cacciatori. Carlo Magno cristianizzò queste terre. Ottone e Enrico I fondarono il grande Ducato di Sassonia e della Diocesi di Meissen nel 929.

La città di Meissen raccoglie in sé edifici e monumenti delle diverse epoche del periodo imperiale e sassone. Il Castello di Albrechtsburg (1472-1525) fu il primo maniero residenziale in area tedesca. Il panorama sui tetti del centro storico della città che si può osservare dall’altura del castello è particolarmente colorito. Nella dolce campagna della valle dell’Elba, circondata da colline, prati e vigneti sono sovente organizzati tour e escursioni in bicicletta lungo il verdeggiante corso del fiume e lungo la via sassone detta del vino.

Il duomo è in stile gotico e davanti presenta la cappella funeraria dove sono conservate le salme dei principi di Wettin, possessori per secoli del feudo. Dalla torre della Chiesa di Nostra Signora, alta 57 metri, si può ammirare un suggestivo scorcio sulla zona del mercato. Il centro conserva le stradine tortuose, le scalinate, le piazze di impianto medievale, le antiche case. Tutto sembra la raffigurazione di un delicato paesaggio dipinto su ceramica. La porcellana ritorna costantemente nelle decorazioni di tutta la città: nei negozi, nelle insegne, nella torre della Nostra Signora, in cui dal 1929 è conservato il primo carillon funzionante realizzato in porcellana di Meissen, e ancora nella chiesa di San Nicola, dove si trovano le più grandi figure al mondo interamente realizzate in porcellana.

La Schauhalle

Attualmente oltre 300.000 visitatori in ogni stagione apprezzano la magistrale arte della lavorazione della porcellana visitando il museo e i laboratori della Manifattura Statale di Porcellane aperti al pubblico. Lo spazio adibito all’esposizione, la Schauhalle (1912-1915), presenta al pubblico ogni anno 3.000 pezzi di quella che è la più grande collezione di porcellane Meissen al mondo.

La mostra è rinnovata annualmente e le scoperte che si possono fare sono molte. Le meravigliose sale della Schauhalle, sistemate su due piani, hanno il potere di esaltare il fascino della collezione. L’ordine cronologico delle esposizioni aiuta a comprendere le mutevoli tendenze e suggestioni artistiche che hanno determinato le forme e i colori nei secoli. Oltre ai pezzi antichi sono esposte anche opere contemporanee a dimostrazione del fatto che la fabbrica è vitale e stabile tutt’oggi nella produzione.

 

Questo testo di Michela Gianfranceschi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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