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La Sainte-Chapelle, scrigno di luce

Tesori d'Europa30 Marzo 2019
Testo dell'audio

Una radicale abolizione delle pareti, non più mura con funzione portante, un assottigliamento di tutte le strutture, vetrate leggere e diafane dai colori caleidoscopici delineate da fasci di pilastri che non lasciano trasparire la robusta ingabbiatura esterna dei contrafforti e degli archi rampanti, ecco il gotico radiante, ecco la Sainte Chapelle.

La volle nel 1241 san Luigi IX perché contenesse le sacre reliquie che egli aveva acquistato in Oriente: la corona di spine della Passione, cedutagli dall’imperatore latino Baldovino II di Costantinopoli in cambio di una cifra esorbitante dopo due anni di contrattazione, e un pezzo della Vera Croce.

Desiderando dare una sede degna a queste e altre reliquie, fece progettare un edificio che doveva essere molto bello, una cappella palatina, collegata direttamente al palazzo reale che in seguito sarebbe andato distrutto.

Ora è circondata dal Palazzo di Giustizia, funzione peraltro che un tempo era esercitata dallo stesso re con l’istituto del “letto di giustizia” che serviva ad importanti aristocratici per perorare le proprie cause. Nel 1246 fu pronta, nel 1248 consacrata.

Capolavoro verticale verso il Cielo

La facciata è compresa tra due torrette a guglia ed è preceduta da un ampio portico sormontato da una loggia, al di sopra della quale è situato un grande rosone. Si accede da un portale che conduce alla Cappella inferiore, Cappella bassa, dedicata alla Vergine. Le decorazioni all’interno e la statua della Vergine sono dell’‘800.

Attraverso una stretta scaletta si perviene alla parte alta dove furono esposte le Reliquie e dove l’arte delle vetrate si esprime nel modo più sublime.

Le proporzioni danno un’immediata sensazione dello slancio verticale dell’opera. Essa infatti è lunga 36 metri, larga 17 e alta 42,50. L’innovazione tecnica di inserire rinforzi in metallo nella muratura delle volte, oltre ai già detti contrafforti esterni, consente il sostegno di questa fragile struttura.

L’interno consiste di due basiliche ad aula unica, sovrapposte, quella inferiore ad uso della corte e del governo ospitato nella reggia, quella superiore, contenente le preziose reliquie, appannaggio esclusivo del Re, della sua famiglia e dei grandi ufficiali. A consacrare quest’ultima venne addirittura il Papa, mentre quella inferiore fu benedetta dall’Arcivescovo di Bourges.

Meravigliose vetrate

Impressionante è l’impatto visivo con le immense vetrate sfolgoranti di colori mentre la parte muraria dell’interno è ridotta alle nervature essenziali, uno spettacolo unico del quale non è noto il progettista, che non viene mai nominato negli archivi; potrebbe essere quel Pierre de Montreuil che le viene a volte associato, l’architetto cui si deve anche una parte di St. Denis e della facciata di Nôtre Dame. Oggi si fa anche con insistenza il nome di T. de Cormont.

Seicento metri quadrati di vetrate riproducono scene dell’Antico Testamento; su 1134, 720 sono originali del 1200. Si leggono da sinistra verso destra e dal basso verso l’alto. Nel ‘400 fu aggiunto il rosone con la rappresentazione dell’Apocalisse. Durante la Rivoluzione, purtroppo, le sacre reliquie andarono disperse (ora in parte sono conservate nel tesoro di Nôtre Dame), i banchi del coro distrutti assieme allo schermo protettivo del Crocifisso e così anche la guglia. Questa sarà ricostruita nel 1857.

Le splendide vetrate si salvarono miracolosamente da questi vandalismi perché provvidenzialmente oscurate da schedari, dato che la Chapelle era diventato un ufficio amministrativo. La volta era arricchita di innumerevoli pietre preziose. Naturalmente, neanche queste furono risparmiate dal rivoluzionari.

 

Questo testo di Annamaria Scavo è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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