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La fede nel chiostro in Slovenia e Croazia

Tesori d'Europa16 Novembre 2019
Testo dell'audio

Il monastero cistercense di Stična e l’abbazia certosina di Ziče sono due luoghi-simbolo della profonda fede presente per secoli in Slovenia, nonché dell’importante presenza religiosa, custode anche della cultura e della memoria del passato.

La presenza religiosa in Slovenia e Croazia è intessuta strettamente con la storia dei due Paesi illirici: cristianizzate al tramonto dell’Impero romano d’Occidente, queste regioni hanno conservato un profondo attaccamento alla fede nel corso dei secoli, come testimoniano il gran numero di battezzati, l’intima devozione alla Vergine ed ai santi patroni, nonché la presenza di sacerdoti e religiosi, che hanno influito su ogni ambito della vita sociale, politica, spirituale e culturale.

Il monastero di Stična

Già nel XII secolo è attestato, ad esempio, l’arrivo dei cistercensi in Carniola, da subito felicemente inseriti nel tessuto sociale della Slovenia: il monastero di Stična, incluso fra i monumenti più importanti dello Stato, racconta di questa rilevante presenza e ancora oggi dà conto della grandezza della popolazione monastica.

Posizionato a sud di Lubiana, il cenobio venne fondato nel 1136 dal patriarca di Aquileia Pellegrino I di Povo e servì per secoli come fulcro della vita culturale ed economica del territorio: del nucleo medievale dell’abbazia, che si presenta come un complesso di edifici razionalmente disposti, circondati da mura dotate di torrette, si sono conservati oggi solo il chiostro e la chiesa dell’Ordine, costruita in stile romanico e suddivisa in tre candide navate, delimitate da arcate e chiuse da tre absidi semicircolari secondo l’esempio della prima architettura benedettina.

Consacrata nel 1156, la basilica conserva poco della fisionomia originaria in quanto fu rimaneggiata nel Seicento per ordine dell’abate Jakob Reinprecht in stile barocco, sia negli interni che nella struttura esteriore, ricevendo l’aspetto che possiamo vedere oggi: gli altari, il pulpito, il presbiterio, gli organi furono totalmente ricostruiti alla fine del secolo barocco, con l’aggiunta di fregi e decorazioni in stile, mentre il tetto piano fu trasformato con l’intersezione della cupola tra la navata centrale e l’unico transetto. Consacrata alla Madonna Addolorata, la basilica ospita nell’altare maggiore una pregevole statua della Vergine ed una Via Crucis del 1766, opera del pittore Fortunat Bergant da Kranj.

La chiesa, cuore dell’abbazia, si affaccia a sud sul chiostro gotico, mentre a nord si trovano il refettorio dei monaci, ancora presenti nel complesso, e la Biblioteca, che custodisce preziosi manoscritti: proprio nello scriptorium di Stična, fervido centro culturale, fu redatto nel 1428 il manoscritto Sitticense, che rappresenta uno dei primi monumenti scritti in lingua slovena.

A seguito delle riforme dell’imperatore Giuseppe II, il monastero fu sciolto e venne ricostituito solo nel 1898: i monaci si impegnarono dunque a dar vita al Museo del cristianesimo sloveno, per non rischiare di perdere ancora una volta la memoria del passato. Oggi esso custodisce i più importanti capitoli della storia della religione cattolica in Slovenia, opere di arte sacra, le ricette di padre Simon Ašič, uno dei più famosi erboristi sloveni, gli scritti degli amanuensi, tutte testimonianze di come il Cattolicesimo abbia influito fortemente in ogni campo della vita del paese.

L’abbazia certosina di Ziče

Di analoga importanza, ma di diversa storia è un altro notevole monumento in territorio illirico, l’abbazia certosina di Ziče, immersa nel verde fra i calanchi della sperduta valle di San Giovanni nelle regioni orientali della Slovenia. Desideroso di immettere la presenza del nuovo Ordine monastico, da poco fondato da san Bruno di Colonia nelle Alpi francesi, il margravio di Stiria Ottocaro III decise di edificare un monastero per offrire residenza a un gruppo di monaci della Grande Chartreuse di Grenoble. Con questa iniziativa, proseguita dal figlio ed erede Ottocaro IV, ebbe vita il primo monastero certosino situato fuori dalla Francia e dall’Italia ed una delle certose più antiche dell’Europa centrale.

I lavori di costruzione, iniziati intorno al 1160, portarono in trent’anni all’erezione di un maestoso complesso sotto la guida del mastro Aynard, composto da una certosa superiore con celle per dodici monaci e il priore, una minore per sedici conversi e la grande chiesa di San Giovanni Battista. Nei decenni successivi, la Certosa divenne il luogo più importante della zona: i priori furono chiamati ad amministrare nuovi cenobi, l’abbazia fu sede della provincia certosina tedesca dal 1335 al 1355 e dal 1391 al 1410 e papa Urbano VI ne fece il monastero centrale per tutti i monasteri certosini rimasti fedeli al pontefice di Roma ai tempi dello scisma d’Occidente.

Oggi rimangono solo le rovine del maestoso passato: parti delle pareti e delle torri di difensione, fortificazioni erette a partire dal XV secolo per contrastare le invasioni nei Balcani e le ribellioni dei contadini, la cinta muraria e la struttura esterna della chiesa, che lascia ancora immaginare le magnifiche vetrate e l’imponente coro, animato dalla liturgia.

Nel 1782 l’imperatore Giuseppe II sciolse con un decreto anche la certosa di Ziče e i monaci ritornarono alle loro famiglie o entrarono fra le fila del clero secolare: nel 1828 il principe Weriand von Windischgrätz comprò i ruderi della certosa e ne mantenne la proprietà fino alla fine della Seconda guerra mondiale, quando venne definitivamente abbandonata per rimanere un monito della fede, che ha caratterizzato Slovenia e Croazia.

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Questo testo di Lorenzo Benedetti è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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