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Guadalupe: pietra angolare della cristianità americana

Tesori d'Europa25 Maggio 2019
Testo dell'audio

Il 31 luglio 2002, papa Giovanni Paolo II fu acclamato da una tra le folle più imponenti del suo pontificato: tre milioni confluirono sulle strade e piazze adiacenti al Santuario di Guadalupe, il giorno della canonizzazione dell’indio Juan Diego, dove era accaduto uno degli avvenimenti più importanti della storia della salvezza. Uno “scontro di civiltà” in atto fino al 9 dicembre 1531, si risolse prodigiosamente nella fioritura di un nuovo mondo cattolico.

Riferendosi alla conquista dell’impero azteco da parte spagnola, scrive lo storico don Fidel González Fernández su L’Osservatore Romano del 2 agosto 2002: «Due mondi, due visioni religiose e culturali umanamente inconciliabili, inoltre la violenza anche fisica dello scontro, eliminava ogni possibile ponte tra i due mondi ed escludeva ogni immaginabile conciliazione. Ciò nonostante, s’incontrarono e si riconciliarono. Quelle circostanze rendevano semplicemente impossibile la conversione dei popoli indigeni: eppure nessuno può negare che si convertirono. L’immagine stampata nel mantello dell’indio Juan Diego continua a rimanere nel suo posto e certi aspetti della sua composizione e conservazione continuano a rappresentare ancora una sfida. A ciò si riferisce l’Arcivescovo di Città del Messico quando si domanda: “Come potremmo noi esistere se il suo materno amore [della Madonna] non avesse riconciliato ed eliminato l’antagonismo tra i nostri padri spagnoli ed indigeni? Come avrebbero potuto i nostri antenati accettare Cristo, se Lei non avesse completato quello che a loro predicavano i missionari, spiegando in forma magistralmente adatta alla loro mente e cultura?».

Il cronista Fra’ Bernardino di Sahagún ci dice che gli indios si esprimevano in «metafore bellissime» e con un «linguaggio molto tenero e amoroso», facendo uso abbondante di «immagini di fiori, canti di uccelli di delicate piume e di molteplici colori, il sussurrare dei venti e l’arcobaleno». Così manifestavano l’auspicio di felicità in un’ideale condizione futura, superate le frustrazioni di questa vita.

La Madonna a Guadalupe viene incontro loro e rivela la vera fede usando proprio questi elementi. «Da qui l’importanza che ha per la mentalità indigena il fatto che precisamente con i “fiori e i canti” si verifichi l’apparizione del Tepeyac. Fu la risposta percepita a questo antico grido dove il desiderio dell’impossibile trova chi gli risponde concretamente (…) qualcosa che arrivò improvvisamente, “da fuori” e che cambiò gli atteggiamenti degli indios. (…) Il risultato è stata la nascita di un popolo che ha nelle sue vene la gloria e i dolori del sangue di tutti e due. Il miracolo guadalupano riconciliò Indios e Spagnoli», scrive ancora don González.

Il 9 dicembre 1531

Cosa fu questo qualcosa venuto da “fuori”? Il postulatore della causa di san Juan Diego, don Eduardo Chávez Sánchez, che prende spunto dal Nican Mopohua, scritto dall’indio Antonio Valeriano dopo averne sentita la narrazione dallo stesso veggente, dice: «Juan Diego Cuahtlatoatzin (che significa “aquila che parla”) fu il testimone delle Apparizioni di Guadalupe, che ebbero luogo dal 9 al 12 dicembre 1531 (…).  [Egli] nacque verso l’anno 1474, a Cuauhtitlán (…). Fu battezzato attorno all’anno 1524, all’età di 48 anni». Al tempo delle apparizioni, Juan Diego era vedovo e aveva circa 57 anni. Il sabato e la domenica si recava sempre a Tlatelolco, un quartiere di Città del Messico, dove c’era una lezione di catechismo seguita dalla Messa. A tale fine, doveva partire molto presto dal suo paese e camminare verso sud costeggiando il colle Tepeyac.

Il 9 dicembre 1531 fu un sabato molto speciale. Nel fiancheggiare il colle sentì un meraviglioso canto e una dolce voce che lo chiamava dall’alto: «Juanito, Juan Dieguito». Giunto sulla cima, incontrò una bella Signora avvolta in un vestito splendente. Parlando in perfetto náhuatl, si presentò come la Madre di Ométeotl, unico Dio di tutti i tempi e popoli, la cui volontà era che si edificasse un tempio in quel luogo, ove donare il suo amore agli uomini.

Gli chiese anche di riferirlo al vescovo, cosa che Juan Diego fece di seguito. Il vescovo ascoltò, non sapendo se credere nel peculiare messaggio. Juan Diego tornò sul colle e raccontò alla Signora l’incontro, perché aveva intuito che il presule pensava che stesse fantasticando e perciò chiese umilmente di inviare qualcuno importante e non un semplice facchino come lui:

«Figlia mia più piccola, Signora, Bambina, per favore dispensami: affliggerò con pena il tuo volto, il tuo cuore; cadrò nel tuo sdegno, nel tuo disgusto, Signora Padrona mia».

La Signora lo ascoltò con tenerezza ma rispose fermamente:

«Ascolta, più piccolo dei miei figli, sii certo che non sono scarsi quanti potrei incaricare di portare la mia parola, pero è necessario che tu, personalmente, vada, preghi, e che per la tua intercessione si realizzi il mio volere. Molto ti prego, figlio mio minore, di andare un’altra volta domani a vedere il vescovo. Da parte mia fagli udire il mio volere, affinché faccia il tempio. Ebbene, digli nuovamente come io, personalmente, la sempre Vergine Santa Maria, che sono la Madre di Dio, ti invio».

Juan Diego tornò dal vescovo che chiese un segno confermativo. Tornando alquanto abbattuto a casa, si trovò per giunta con un suo zio moribondo che gli chiese di andare a Città del Messico per cercare un sacerdote.

«Non sono qui io, che sono tua Madre?»

Il 12 dicembre, Juan Diego torna in città. Nei pressi del luogo dove aveva incontrato la Signora, decise di deviare i suoi passi. Ella però gli andò incontro dicendogli: «Cosa succede al più piccolo dei miei figli? Dove vai?». Confuso, egli comunicò la pena che l’opprimeva: doveva trovare un sacerdote per soccorrere lo zio morente. La Signora lo ascoltò con dolce espressione, dimostrandogli che comprendeva bene il duro momento.

Allora gli rivolse queste belle parole:

«Ascolta, mettilo nel tuo cuore, figlio mio minore, che non è nulla ciò che ti affligge; che non si turbi il tuo cuore; non temere questa malattia, né altra malattia, né altro dolore pungente. Non sono qui io, che sono tua madre? Non sei sotto la mia ombra e protezione? Non sono io la fonte della tua gioia? … Hai forse bisogno di qualche altra cosa? Che non ti opprima con dolore la malattia di tuo zio, perché per ora non morirà. Sii certo che già sta bene».

Effettivamente in quel momento guariva, come Juan Diego poté più tardi verificare.

Il segno del Cielo

Allora la Vergine diede il segno richiesto dal vescovo, chiedendo a Juan Diego di salire sul colle, luogo del loro primo incontro: «Lì vedrai che vi sono diversi fiori; tagliali, riuniscili, mettili tutti insieme, poi scendi e portali qui, davanti a me».

Juan Diego salì subito nonostante sapesse che in quel luogo non vi erano fiori, poiché era terra arida e rocciosa, con qualche cardo selvatico e fico d’india. Giunto sulla cima, rimase stupito poiché dinanzi si trovò un bel giardino pieno di fiori freschi, coperti di rugiada, che diffondevano un profumo dolcissimo. Iniziò a tagliare quanti fiori poteva contenere la sua tilma (il mantello). E scese poi dal colle per deporre il suo carico dinanzi alla Signora.

Maria prese fra le sue mani i fiori e poi li mise nuovamente nel mantello:

«Mio figlio minore, questi fiori sono la prova che porterai al vescovo; da parte mia digli che veda in essi il mio desiderio. In te ripongo assolutamente la mia fiducia».

Juan Diego si ritrovò dinanzi al vescovo davanti al quale aprì il suo mantello da cui caddero i preziosi fiori. Ma c’era ancora un segno più stupendo: sulla tilma era impressa l’immagine della Madre di Dio tal quale oggi, cinque secoli dopo, si fa ammirare a Guadalupe. Il vescovo provò grande emozione, quasi incredulo di quanto i suoi occhi contemplavano

Più di venti milioni di pellegrini ogni anno

Si cominciò subito la costruzione del tempio. Oggi esso, sul colle Tepeyac, è il punto di pellegrinaggio più affollato della terra, con oltre venti milioni di visitatori all’anno. La Madonna di Guadalupe è venerata come Regina delle Americhe e le riproduzioni della tilma si vedono ovunque nel mondo. Non entriamo qui nell’analisi della tilma, perché esulerebbe dal tema dell’articolo. Limitiamoci a dire che, nelle forme e nei colori, essa è uno mirabile codice degli insegnamenti fondamentali della fede, adatto alla «forma normale di ragionare e di comunicare (degli indios), a base di metafore, consonanze e assonanze».

Dopo una vita virtuosa, spesa da addetto alla pulizia del tempio della sua “Signora e Bambina”, Juan Diego morì nel 1548 e lì fu sepolto. La Madonna gli disse:

«Sii certo che molto te ne sarò grata e te lo pagherò, ti glorificherò».

E la glorificazione dell’“aquila che parla” avvenne il 31 luglio 2002 sul colle Tepeyac, quando fu canonizzato papa Giovanni Paolo II.

 

Questo testo di Juan Miguel Montes è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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