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Anche il politicamente corretto ha la sua gerarchia: prima l’islam e poi gli omosessuali

SVelata31 Gennaio 2020
Testo dell'audio

Diversi giorni fa in Francia, a Vienne, nell’Isère, succede che una sedicenne, Mila, venga minacciata di morte e insultata con una violenza tale da costringere le autorità a ritirarla da scuola. La ragazzina era alle prese con una diretta su Instagram – che usa per cimentarsi nel canto -, un utente ha iniziato a molestarla accusandola di essere lesbica e invocando per questo la solenne punizione di Allah. Non è tardata la reazione della sedicenne che si è scagliata contro l’islam, il Corano e la religione con un linguaggio molto colorito.

La comunità musulmana francese ha replicato in un baleno denunciando il carattere blasfemo della liceale Mila, per poi passare all’odio. Quello legittimo, fa sapere l’islam francese, perché Abdallah Zekri, delegato generale del Consiglio francese per il culto musulmano (istituzione destinata a rappresentare i musulmani davanti alle autorità pubbliche), fuori dai denti ha detto cosa pensano lui e la sua gente sulla questione, “Dico che questa ragazza sa benissimo cosa sta facendo”. Per aggiungere: “Chi semina vento raccoglie tempesta”.

Insomma, Mila, ben ti sta. E così le ha detto anche la comunità LGBT che l’ha liquidata per poca “apertura mentale”.

Di fatto la sedicenne francese oltre ad infrangere tutte le regole del dhimma e a ricordarci quel che si può dire e quel che non si può, pena la morte, ci ha insegnato che in Occidente si può sostenere il diritto di caricaturare Cristo, ma non Allah. E che esiste il diritto di portare al gay pride o su Netflix Gesù omosessuale, ma non Maometto. E soprattutto che anche il politicamente ha la sua gerarchia.


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