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Santa Maddalena Gabriella di Canossa, fondatrice delle “Canossiane”

Storia12 Aprile 2019
Testo dell'audio

Come nel caso di altri santi – basti ricordare quello di Francesco di Assisi – il superamento di una gravissima malattia rappresentò un evento cruciale nella vita di Maddalena Gabriella di Canossa, canonizzata dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 2 ottobre del 1988.

Somiglianza con la conversione di san Francesco

Terza figlia del marchese Ottavio e di Teresa Szluha, Maddalena nacque a Verona il primo marzo 1774 in una famiglia di alto rango sociale ed economico. Il padre le morì quando aveva cinque anni e la madre, convolata a nuove nozze, la affidò a un’istitutrice che non seppe assicurarle il calore e l’affetto necessari. A quindici anni, Maddalena contrasse un grave morbo non chiaramente diagnosticato e poi il vaiolo: la sua stessa vita fu in pericolo, ma proprio in quel frangente doloroso e nella convalescenza seguita all’imprevista guarigione, ella avvertì la chiamata del Signore.

Poco tempo dopo, nel 1791, Maddalena rispose con decisione alla vocazione divina, entrando in clausura, anche su consiglio del confessore. Ma quella non era la vita adatta a lei, che fin da ragazzina aveva mostrato una particolare predilezione per i bisognosi che spesso bussavano alla porta della ricca casa di famiglia. In effetti, il suo cuore era pervaso da un forte sentimento di carità e batteva con particolare intensità per tutti coloro che si trovavano in condizioni di sofferenza, di povertà, di malattia e di abbandono.

Fu il suo nuovo direttore spirituale, il saggio prete veronese don Luigi Libera, a comprendere a fondo questa sua vocazione ed ella si inserì perfettamente nella multiforme azione caritativa sviluppata dalla Chiesa veronese guidata dal vescovo Giovanni Andrea Avogadro.

Animatrice di iniziative di pubblica carità

In quegli anni, insieme al venerabile Pietro Leonardi, Maddalena redasse il regolamento della “Sacra Fratellanza de’ preti e laici ospedalieri”, una pia associazione di persone disposte ad assistere i malati. Contemporaneamente, dette vita ad altre iniziative di carità operosa e, nonostante un’iniziale riluttanza, aderì all’invito del vescovo Avogadro che le chiese di far nascere delle scuole per fanciulle abbandonate.

Nel 1799 Maddalena dette vita alla prima struttura di tal genere nel quartiere di San Zeno, il più difficile e malfamato di tutta Verona, cominciando una straordinaria opera educativa finalizzata a dotare le ragazze del popolo di un minimo di educazione religiosa e di istruzione per la vita domestica, con lo scopo di fare di loro «delle madri di famiglia savie e timorate di Dio».

In questo particolare momento della sua esistenza, Maddalena, sciolta ogni riserva, optò definitivamente per una vita di carità al servizio dei meno agiati in vista di un loro riscatto etico e sociale; tuttavia, i familiari pretendevano che ella continuasse a dimorare nella casa paterna e soltanto dopo un lungo e sofferto contenzioso, la santa riuscì a trasferirsi in una nuova abitazione insieme ad alcune compagne, per condurre avanti la propria missione di amore per i poveri.

L’Istituto delle Figlie della Carità, o “Canossiane”

In questa nuova sede, l’ex convento dei Santi Giuseppe e Fidenzio, proprio due secoli fa, il 7 maggio 1808, nacque l’Istituto delle Figlie della Carità, da sempre conosciute come le “Canossiane”, che ben presto conobbero una notevole espansione: al momento della morte della fondatrice, il 10 aprile 1835, esse erano presenti a Venezia, Milano, Bergamo e Trento, con strutture non soltanto educative, ma anche impegnate nell’assistenza sanitaria. L’Istituto fu approvato nel 1816 e riconosciuto ufficialmente nel 1828.

Gli studiosi fanno notare la grande capacità mostrata dalla santa di entrare in contatto con le migliori energie del cattolicesimo del suo tempo: ella collaborò coi fratelli Cavanis, fondatori di una congregazione presbiterale dedita all’educazione, e fu in stretto contatto col Beato Antonio Rosmini, da lei conosciuto personalmente a Verona nel 1820.

Mantenne inoltre rapporti con Leopoldina Naudet, fondatrice delle Sorelle della Sacra Famiglia, con Teodora Campostrini, che dette vita alle Sorelle minime della Carità di Maria Addolorata, e con San Gaspare Bertoni, il fondatore degli Stimmatini.

Il “carisma” educativo delle Canossiane

Donna dinamica e fattiva, Maddalena seppe coltivare anche grandi amicizie e ha lasciato pure una traccia significativa nella storia dell’educazione, come ha opportunamente sostenuto Sira Serenella Macchietti:

«Consapevole dell’indifferenza dei governi nei confronti dell’educazione popolare in generale e di quella femminile in particolare, ben sapendo che la scuola era spesso considerata inutile e talvolta nociva, perché le fanciulle del popolo, se istruite, avrebbero rifiutato i lavori pesanti cui sembravano essere destinate, Maddalena di Canossa si adoperò per insegnare alle future donne a leggere e a scrivere, formandole “alla virtù ed alla vita”.

Pertanto, mentre i programmi di queste scuole si uniformavano a quelli delle scuole pubbliche per quanto riguardava il leggere, lo scrivere, il far di conto, ecc., concedevano largo spazio all’istruzione catechistica, ai lavori muliebri e alle pratiche di pietà, attività queste che costituiscono le caratteristiche più significative ed originali dell’istituzione canossiana.

Nelle scuole (completamente gratuite), che erano aperte “da mane a sera”, venivano accolte esclusivamente le fanciulle povere che erano distribuite in varie classi. L’insegnamento che veniva impartito voleva essere rispondente alle necessità delle donne del popolo e mirava alla formazione di madri e spose cristiane, laboriose ed esemplari, di “testa dritta” e di sano criterio».

 

Questo testo di Maurizio Schoepflin è stato tratto dalla dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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