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Santa Elisabetta d’Ungheria, luminoso esempio di santità francescana

Storia07 Giugno 2019
Testo dell'audio

Ripercorriamo l’itinerario temporale e spirituale di una delle maggiori figure del Terzo Ordine francescano, santa Elisabetta d’Ungheria e di Turingia (1207-1231), modello più attuale che mai, perché l’uomo, oggi come non mai, si illude di poter risolvere i problemi sociali e temporali prescindendo dalla sfera superiore, quella spirituale e divina.

Figlia di Andrea II, potente re d’Ungheria, Galizia e Lodomeria, Elisabetta nacque nel 1207 a Pozsony, odierna Bratislava, sul Danubio. Fin dalla tenera età la maggiore gioia di Elisabetta era fare l’elemosina per alleviare le sofferenze dei poveri.

Il padre, per rinforzare i legami politici, sposò la contessa tedesca Gertrude di Andechs-Meran, discendente di Carlo Magno e la cui sorella, Hedwig, fu proclamata Santa. Sempre per ragioni politiche, il padre stabilì che Elisabetta sarebbe diventata Duchessa di Turingia, andando in sposa al giovane figlio Ludovico di Ermanno I, Langravio di Turingia, regione della Germania orientale, che dal suo storico castello di Wartburg signoreggiava su uno dei reami più ricchi ed influenti di tutta Europa al principio del XIII secolo.

Autentica opzione per i poveri

Questa unione era stata preceduta dalla sbalorditiva profezia di un famoso sapiente dell’epoca. “Vedo una stella sorgere a oriente”, disse in trance, “è così bella che sparge i suoi raggi per tutto il mondo (…) Sappiate che questa notte è nata una figliuola al Re d’Ungheria, il cui nome sarà Elisabetta, verrà data in sposa al figlio del vostro principe Ermanno e sarà santa”.

A soli quattro anni Elisabetta si trasferì nella reggia del futuro marito, ma fin dal principio disprezzò le vanità, desiderando invece con tutto il cuore di ricevere subito Gesù Cristo nella Santa Comunione, senza aspettare i 12 anni, secondo tradizione. Solo a Guda, la sua più cara amica, confidò che Gesù si era mostrato a lei molte volte nell’Eucaristia e nella povertà.

Un giorno, mentre distribuiva il cibo al cancello del castello, vide Gesù tra i mendicanti. Lui toccò quelli intorno ed i loro volti cambiarono in Lui, mostrandole che poteva vederlo nei poveri e negli ammalati. Questa sua particolare “opzione per i poveri” causò un tumulto a corte, dove cominciò ad essere accusata di essere troppo santa per il troppo tempo passato in preghiera.

Miracoli sulle orme di San Francesco

Ad un certo puntò sembrò che l’alleanza ungherese non fosse così promettente e si cominciò a riconsiderare la scelta di Elisabetta, ma Ludovico fu perentorio in suo favore e mise a tacere tutte le malelingue: “Mi è cara più di ogni altra cosa sulla terra e non avrò nessun’altra come sposa se non lei”.

Finalmente, nel 1221, si sposarono. Si dice che Ludovico fosse il ritratto perfetto del cavaliere medievale, «alto, ben proporzionato, affascinante, attirava chiunque gli si avvicinasse, abile nei discorsi, prode ed intrepido». Ma fu Elisabetta ad elevare queste qualità ad un livello soprannaturale, insegnandogli ad agire per amore di Dio. Lei aveva quattordici anni mentre lui ne aveva ventuno. Nel suo nuovo status di sovrana, Elisabetta prese a moltiplicare le attività caritative verso i suoi sudditi.

Una notte apparve a castello nell’abito grigio dei Frati Minori un trovatore tedesco, che parlò del “povero piccolo ricco uomo” Francesco e del suo nuovo ordine. Elisabetta ne fu impressionata e desiderò diventare una seguace di San Francesco. Capì che la sua strada era aiutare i poveri e, perfetto modello di Carità, usò i molti mezzi per pagare debiti, comprare cibo e vestiti e per prendersi cura dei morti, ripulendoli e seppellendoli.

Si mortificava spesso alzandosi nella notte per pregare al lato del letto. Allora Ludwig le stringeva le fredde mani dicendole: “Risparmiati, piccola sorella”. Una volta la incontrò con il suo grembiule pieno di pane per i poveri. Quando le chiese cosa stesse portando, lei lasciò cadere il grembiule… ed invece di pane comparvero magnifiche e fresche rose…

Un’altra volta vennero a farle visita alcuni nobili ungheresi, anche per riferire a Re Andrea della situazione della figlia. Elisabetta, che aveva appena dato via i suoi bellissimi abiti, era stata tutto il giorno a distribuire elemosina ed indossava una grezza camicia di lana.

Vedendo la preoccupazione di Ludwig, disse: “Non mi sono mai vantata di ciò che indossavo. Ma parlerò di ciò con Dio, cosicché possa darsi che non notino i miei vestiti”. Quando entrò nella sala, gli ungheresi la guardarono compiaciuti poiché “i suoi abiti erano di seta, giacinto e brillavano con una rugiada di perle!”. Successivamente, quando Ludwig la interrogò, lei rispose dolcemente: “Quando piace a Dio, Lui sa il modo per fare tali cose”.

In quegli anni i Frati Minori giunsero in Germania con il loro appello a tutti i cristiani di praticare la carità. Elisabetta e Ludwig gli fecero costruire una cappella al loro castello e in segno di gratitudine Francesco le mandò il suo logoro mantello, che lei custodì come uno dei più grandi tesori. In risposta alle sue preghiere, uno dei frati divenne suo maestro spirituale: così lei si avvicinò sempre di più a Gesù, la cui Passione era la sua devozione primaria e la fonte della sua forza.

“Rinunciare alla tua volontà”

Nel 1222, mentre il marito era assente, le nacque il primo figlio. Ora la preoccupazione che questo figlio potesse essere un legame verso la terra, tenendo il suo cuore lontano da Dio, la ossessionava, ma il suo confessore le disse: “Il tuo dovere ora è verso tuo figlio… Dio si rallegra se ognuno pratica la virtù secondo la sua posizione di vita. Tu sei una sovrana, una moglie ed una madre. È molto difficile, ma non impossibile praticare la povertà pur essendo un ricco sovrano. Ma tu potrai praticare altre virtù come la pazienza, l’umiltà e la carità così come fai ora. Potrebbe essere la volontà di Dio che tu rimanga così come sei. La tua più grande offerta potrebbe essere rinunciare alla tua volontà”. E così divenne una vera seguace di San Francesco.

Ludwig si accorse che non aveva a che fare con una donna comune, e qualche volta i suoi miracoli lo spaventavano. Scrisse al Papa per chiedere un direttore spirituale per lei e venne inviato Padre Conrad. Ma prima del suo arrivo nacque un altro figlio, questa volta una bambina.

Il nuovo confessore di Elisabetta provò ad essere aspro e severo. Col permesso di Ludwig, Elisabetta promise a Padre Conrad che gli avrebbe obbedito in tutto tranne in ciò che riguardava i suoi obblighi matrimoniali. Fece anche il voto di osservare la castità perpetua nel caso in cui fosse divenuta vedova. Padre Conrad rivelò, dopo la morte di Elisabetta, che nel momento in cui fece questo voto, Dio gli permise di vedere la radiosità della sua anima in tutta la sua bellezza.

L’inverno 1225 fu uno dei peggiori a causa di allagamenti, carestia, peste e vaiolo. Ludwig era fuori al servizio dell’Imperatore, lasciando così nelle mani di Elisabetta, che aveva solo 19 anni, la responsabilità del reame. Quando i contadini presero d’assalto il castello di Wartburg per il grano, gli amministratori, sostenuti dalla corte, si opposero ad Elisabetta, che invece voleva dare fondo a tutte le riserve per sfamare il popolo, convinta che “non moriremo di fame se saremo generosi. Dobbiamo avere fede”.

Alla fine la spuntò: furono distribuite 900 pagnotte di pane cotte ogni giorno, furono aperte cucine per le zuppe e fu costituito un ospizio per bambini e ragazzi. Seguì subito un’epidemia di vaiolo, con i morti sparsi per le strade. Così Elisabetta uscì per curare i malati e seppellire i morti, approntando un piccolo ospedale ai piedi del castello, il primo  costruito da laici in Germania.

Al suo ritorno Ludwig fu prontamente informato del comportamento della moglie. “Mia moglie sta bene?”, si limitò a chiedere. “Questo è tutto ciò che voglio sapere; il resto non ha importanza. Lasciate che dia ai poveri ciò che vuole; fin quando avrò il suo amore, sono contento”. Poi si recò ai granai e si accorse che erano miracolosamente pieni fino all’orlo. La spiegazione di Elisabetta fu: “Ho dato a Dio ciò che è di Dio e Lui ha conservato ciò che è vostro e mio”.

La separazione dal marito, partito per la crociata al seguito dell’Imperatore, fu straziante, ma più  ancora lo fu la notizia della sua morte ad Otranto l’11 settembre del 1227, all’età di ventisette anni, divorato dalla febbre mentre aspettava di imbarcarsi alla volta della Terrasanta. La cattiva notizia fu comunicata ad Elisabetta quando aveva appena dato alla luce il terzo figlio, una bambina. Quando infine la udì urlò: “Non questo! È morto! È morto! Il mio caro fratello è morto! Ora per me tutto il mondo e le sue gioie sono morte”. Svenne e fu riportata a letto. Per otto giorni pianse in solitudine.

Cacciata dal castello

Prima dell’inverno, il fratello di Ludwig assunse le redini del regno come erede ed estromise la cognata. Ora che il marito non la poteva più difendere, Elisabetta fu cacciata dal castello di Wartburg e messa sulla strada, dopo che il cognato si era impadronito dei suoi averi e di quelli dei figli. Grazie all’intervento dei nobili rimasti fedeli al marito, Elisabetta venne reintegrata nella sua posizione, ma preferì ritirarsi nel castello di Marbourg-Hess, col desiderio di tendere alla più alta perfezione.

Così p. Conrad  le ordinò di usare tutti i suoi averi per i poveri e le fu permesso, prima donna a farlo, di unirsi al Terz’Ordine di San Francesco, conosciuto allora come “Fratelli e Sorelle della penitenza”. I membri indossavano abiti grezzi, recitavano l’ora canonica, digiunavano la maggior parte dell’anno e si astenevano dal mangiare carne quattro giorni a settimana. Elisabetta si adeguò perfettamente a queste penitenze e prese i voti il Venerdì Santo.

Nel 1231 Padre Conrad fu sul punto di morire. La sua preoccupazione principale era la cura dell’anima di Elisabetta, ma lei lo rassicurò con queste parole: “Caro Padre, non avrò bisogno di protezione. Non sei tu che morirai, ma io”. Quattro giorni dopo Elisabetta fu colpita dalla febbre. Quando si diffuse la notizia che era gravemente malata, grandi folle accorsero a vederla. Alla fine Elisabetta chiese che le porte fossero chiuse, per rimanere da sola con Dio e preparare la sua anima.

Padre Conrad le diede il Viatico. Ai suoi amici più fedeli regalò ciò che di più caro possedeva, il mantello di San Francesco. Intorno alla mezzanotte spirò dopo queste parole: “O Maria, assistimi! Il momento è arrivato quando Dio convoca il Suo amico alla festa nuziale. Lo Sposo cerca la sua sposa… Silenzio!… Silenzio!”.

Era la notte del 19 novembre 1232 e non aveva ancora compiuto ventiquattro anni. La morte non bloccò gli atti di carità di Elisabetta e ai miracoli che aveva nascosto in vita si aggiunsero quelli a favore di coloro che accorrevano a invocare la sua intercessione presso la sua tomba. I rapporti con i 130 miracoli della santa furono mandati a Roma e la Domenica di Pentecoste del 1235, solo quattro anni dopo la sua morte, Elisabetta fu canonizzata a Perugia dal Papa Gregorio IX, alla presenza di familiari e amici.

Nella traslazione delle sue reliquie, nel 1236, giunse l’Imperatore Federico II, che posò la sua corona sulla sua tomba e disse: “Poiché non ho potuto incoronarla Imperatrice in questo mondo, almeno la incorono oggi come regina immortale nel regno di Dio”.

Santa Elisabetta d’Ungheria, prega per noi!

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Questo testo di Alberto Carosa è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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