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Salus animarum maxima lex

Storia06 Giugno 2018
Testo dell'audio

Tutta l’opera di Papa Pio X può essere realisticamente racchiusa nel motto paolino di Efesini 1, 10 con cui annunciò il programma del suo pontificato nell’enciclica   apostolatus cathedra (4 ottobre 1903): «Instaurare omnia in Christo» (rinnovare tutte le cose in Cristo). Cosa che realizzò a vari livelli, sempre e senza alcun rispetto umano.

Uno dei suoi primissimi atti pontificali fu il Motu proprio tra le sollecitudini (22 novembre 1903) per la riforma della musica sacra, col quale egli intese ridare nobiltà e bellezza ai sacri riti a partire proprio da quell’ancella della Liturgia che è la musica. Sradicando abusi inveterati che portavano all’esecuzione in ambito liturgico di musica profana e operistica, il Papa ricorda che la musica «deve essere santa, e quindi escludere ogni profanità, non solo in se medesima, ma anche nel modo onde viene proposta per parte degli esecutori». La musica deve avere come fine la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli: pertanto deve essere asservita al testo liturgico, al fine di suscitare nei fedeli devozione e «partecipazione attiva (actuosa participatio) ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa».

 

Il Papa dell’Eucarestia

Accanto a ciò, non va dimenticato l’importante decreto della Sacra Congregazione dei Riti pubblicato per mandato di Pio X Quam singulari, con cui si anticipava a sette anni l’età della Comunione ai bambini. Esso è il coronamento della linea pastorale segnata dall’enciclica Acerbo nimis, volta a illustrare la fondamentale importanza dell’istruzione religiosa attraverso la pubblicazione di un testo catechistico unificato, che per anni porterà il nome del Pontefice Santo, e con il decreto Sacra (20 luglio 1905) sulla comunione frequente e quotidiana. A buon diritto egli sarà chiamato, nell’avvenire, “il papa del catechismo” e “il papa dell’Eucarestia”.

Dal punto di vista più strettamente teologico, l’impegno di Pio X fu tutto volto a stroncare il morbo pestilenziale, che rischiava di ammorbare ogni ambiente ecclesiale, morbo da lui stesso definito modernismo. E giustamente è dal Papa detto «somma di tutte le eresie», in quanto non mira ad una o più verità di Fede, bensì alle radici stesse della medesima, ritenendola nient’altro che un fenomeno della coscienza soggettiva, rielaborato dall’intelletto umano e passibile di mutevolezza di formule (e dunque implicitamente di contenuti), secondo le varie epoche: «Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l’albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare».

Sessantacinque proposizioni moderniste saranno condannate dal decreto del S. Uffizio Lamentabili sane exitu, mentre il modernismo in quanto tale troverà anatema nell’enciclica Pascendi dominici gregis. Al fine di vigilare sull’insegnamento nei seminari e nelle università, benedisse a più riprese il Sodalitium Pianum, associazione fondata a Roma nel 1909 da mons. Umberto Benigni. Nella parte dispositiva dell’enciclica erano contenute misure mirate alla difesa del Deposito della Fede, che culminarono col giuramento antimodernista (1° settembre 1910), a cui si dovevano sottoporre tutti coloro che assumevano un incarico ufficiale nella Chiesa.

Un clero santo per una Chiesa santa

Sacerdote zelante e poi vescovo sollecito, non poteva dimenticare l’importanza della formazione del clero al fine di formare Cristo nel cuore degli uomini. A questa tematica capitale è dedicata l’enciclica Pieni l’animo sull’educazione del giovane clero, ma soprattutto l’esortazione Haerent animo, scritta nell’occasione del suo giubileo sacerdotale (4 agosto 1908). Poiché l’avvenire della Chiesa dipende soprattutto dalla qualità degli ecclesiastici, il Papa addita a ogni sacerdote l’ineludibile fine della santificazione personale attraverso i mezzi insostituibili della preghiera, della meditazione, dell’esame di coscienza, dell’obbedienza alla Sede Apostolica, della vita sacramentale: dalla fedeltà a questi strumenti dipende di fatto tutta la vita attiva del clero secolare.

 

Questo testo di don Marino Neri è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it