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Ragusa, ei secoli cattolica

Storia06 Dicembre 2019
Testo dell'audio

Ragusa è rimasta nei secoli cattolica. Non solo: ha combattuto per la propria fede, per la propria libertà, per la propria autonomia, per la propria identità. Lo ha fatto contro i musulmani turchi, ma seppe resistere anche al comunismo di Tito e, recentemente, alle guerre, che scossero la ex-Jugoslavia o quanto ne restasse.

«Non bene pro toto libertas venditur auro» è il motto della secolare Repubblica di Ragusa e la libertà così apertamente conclamata non rappresenta solo l’indipendenza da qualsivoglia potenza straniera, bensì anche la rivendicazione della propria autonomia in materia economica, la riaffermazione dei propri diritti comunali, l’attestazione della fede dei padri.

Alto lo stendardo della fede

Il Cattolicesimo è infatti stato, per questo lembo di terra tanto conteso quanto rispettato, una cifra distintiva della propria specifica identità e un saldo principio, che ha influenzato fortemente la vita della città e delle sue colonie: fiera Res publica cristiana nel corso del Medioevo, protagonista delle lotte mediterranee contro gli infedeli, anche nel periodo dell’egemonia ottomana prima e del regime comunista titino poi ha saputo conservare alto lo stendardo della fede.

Significativa e singolare è la vicenda degli uscocchi, corsari cattolici spinti verso la Dalmazia dall’avanzata dei Turchi nei Balcani, coloro che fra Cinque e Seicento contrastarono dapprima i traffici delle navi turche e poi presero a boicottare tutte le imbarcazioni europee che commerciavano con la corte di Costantinopoli: animati da un forte ideale religioso, assaltarono indistintamente qualsiasi vascello che si macchiasse ai loro occhi di eterodossia, comprese dunque le navi ragusee di cui inizialmente agirono come protettori.

Nominalmente in pace con i musulmani a partire dal XVI secolo, per poter dar seguito ai propri traffici, i ragusei non tradirono mai tuttavia la religione di Stato: anche durante la seconda metà del XX secolo, allorché il regime comunista di Tito mise a dura prova gli animi dei croati, Dubrovnik mai si arrese all’ateismo forzato.

Dopo la fine delle guerre jugoslave e dopo aver patito nel 1991 un atroce assedio, che costrinse i civili a vivere senza mezzi nei bunker e causò la morte di un centinaio di persone, Dubrovnik è tornata alla luce con una popolazione quasi totalmente cattolica. Ancora oggi, Ragusa dà grande importanza alle ricorrenze religiose, celebrando e ricordando eventi capitali come la visita di Giovanni Paolo II alla città ormai croata nel 2003, di grande portata simbolica perché avvenuta allorché le ferite della guerra serbo-bosniaca non si erano ancora rimarginate, nonché la ricorrenza del patrono san Biagio, celebrata ogni 3 febbraio, molto venerato dalla comunità marittima attraverso una colorata processione.

La devozione a san Biagio

Vescovo armeno del III secolo, san Biagio subì il martirio da parte dei Romani. Parte delle sue spoglie mortali sono conservate nella Cattedrale dell’Assunta: «Onorando san Biagio, che ha dato la sua vita per la fede, Dubrovnik e i suoi abitanti dimostrano di sapere che vale la pena vivere, testimoniare e morire per un valore così alto», ha affermato il card. Vinko Puljic davanti a un’immensa folla di fedeli accorsi per la celebrazione, nel 2016, del 1700° anniversario del martirio del santo, rinnovando così la propria adesione al Credo davanti all’inviato apostolico ed alla chiesa principale, gioiello della città che ha dato al mondo importanti uomini di fede, cultura e carità, dal novellatore trecentesco Franco Sacchetti, di origine fiorentina e autore della raccolta Trecentonovelle, al teorico della mercatura Benedetto Cotrugli fino al teologo domenicano Rajmund Zamanja, che nella metà del Seicento creò il primo ginnasio pubblico dell’Ordine nella città e fu un fine studioso della lingua croata.

Ancora, importante figlio di Ragusa fu il teologo Giorgio Raguseo: figlio di un notabile locale e destinato alla carriera ecclesiastica da un patrizio veneziano che ne assunse le tutela, divenne docente all’Università di Padova e fu noto come uno dei maggiori interpreti di Aristotele del suo tempo. E poi il gesuita Roger Boscovich, autore di oltre cinquanta trattati di ottica, fisica, astronomia e matematica, docente a Roma e membro della Royal Society, primo scienziato al mondo a trovare un processo per calcolare l’orbita di un corpo celeste in base alla sua posizione, esempio di come la Chiesa cattolica abbia fornito al mondo i maggiori ingegni in ogni campo.

Fondamentale resta poi la figura del francescano Antonio da Rieti, vescovo di Ragusa nella prima metà del Quattrocento, che diede impulso all’abrogazione del commercio degli schiavi: il provvedimento, attivo dal 1416, rese la città il primo Stato al mondo ad aver abolito, di concerto con l’Ungheria, la schiavitù entro i propri confini. Bene protetto dall’Unesco, Dubrovnik rende evidente, attraverso i propri monumenti, le gesta dei propri figli e una storia millenaria, il robusto filo che la tiene legata al credo cattolico, in cui si riconosce un’identità e una comune appartenenza alla casa europea, fondata sul messaggio di Cristo.

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Questo testo di Lorenzo Benedetti è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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