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Maria de’ Medici: una principessa fiorentina sul Trono di Francia

Storia28 Giugno 2019
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Donna coltissima e intelligente, operò saggiamente in Francia, difendendo il cattolicesimo dagli attacchi delle correnti filoprotestanti.

La figura della Regina di Francia Maria de’ Medici è un classico esempio di come la storia spesso non sia conosciuta per quello che realmente fu. Donna coltissima e intelligente, operò saggiamente in Francia, difendendo il cattolicesimo dagli attacchi delle correnti filoprotestanti. Per questo e per la sua politica filoasburgica fu perseguitata e poi dimenticata. Oggi un’interessantissima mostra a Firenze celebra la figura della Regina italiana.

Una Regina cattolica

Nell’ottobre del 1600 Maria de’ Medici (1573-1642) fu data in sposa al re di Francia Enrico IV. Non è la prima volta che il casato mediceo si unisce alla Corona di Francia (nel 1533 Enrico II Valois aveva preso in moglie Caterina), ma questo matrimonio e la conseguente partenza di Maria per Parigi segnano, secondo recenti studi e interpretazioni storiografiche, il «più intenso trapasso della cultura e delle arti italiane in Francia» (Marc Fumarolì).

Tuttavia la “damnatio memoria”, iniziata già ai tempi dei dissapori di Maria con il potente cardinale Richelieu, ha fatto sì che la figura di questa principessa fiorentina non fosse nei secoli conosciuta e valutata adeguatamente. Infatti, il contesto storico in cui ella si trovò a vivere non le era affatto favorevole. Enrico IV, come noto, era stato il capo degli ugonotti protestanti durante le guerre di religione in Francia, e si era poi convertito al cattolicesimo solo esteriormente (“Parigi val bene una messa”) al fine di ottenere il trono e pacificare il suo regno.

Questa sua strumentale adesione alla vera fede fu sempre evidente negli anni del suo Regno, finché non venne assassinato nel 1610. A questo punto entrò veramente in scena Maria, come reggente del Regno a nome del figlio minorenne Luigi XIII. La Regina corresse la rotta anti-cattolica del marito, tentò di restaurare le tradizioni politiche cattoliche e favori l’affermazione dello spirito tridentino in Francia. Inoltre, rovesciando la politica estera di Enrico IV, si riavvicinò agli Asburgo, facendo appunto sposare il figlio con Anna d’Austria.

Per tutto questo dovette pagare amaramente: lo stesso Luigi XIII, appena salito al trono, riprese la politica paterna, fece assassinare il ministro della madre Concino Concini, chiamando al governo il cardinale Richelieu, e arrivò a isolarla ben due volte in un castello, per anni. Era il trionfo del Richelieu e della moderna politica machiavellica che vinceva sulla tradizionale visione religiosa della conduzione dello Stato.

Soprattutto, era il trionfo della linea antiasburgica (e quindi anticattolica) e filoprotestante, che sarà poi decisiva per l’esito della Guerra dei Trent’ Anni e per tutta la storia europea. Negli ultimi anni tutta-via un folto gruppo di studiosi francesi e italiani ha indagato e sviscerato molti aspetti della personalità di Maria de’ Medici e del contesto storico in cui si muoveva. Nel 2000 si è svolto il Convegno Le siècle de Maria de Médicis diretto da Marc Fumarolì e coordinato da Francesco Solinas e Francoise Graziani e tre anni dopo è stata allestita una mostra nel castello di Blois (meta del primo esilio di Maria nel 1617).

Figlia dei Medici

Maria, figlia minore del Granduca di Toscana Francesco I e di Giovanna d’Austria (figlia di Ferdinando I d’Asburgo), nacque in un momento in cui lo Stato mediceo vantava un determinante prestigio nella Penisola e anche a livello europeo, grazie al controllo militare ed economico di strategici punti territoriali, a lungimiranti unioni dinastiche e alla solida alleanza politica con lo Stato Pontificio.

Fin da piccole, Maria e la sorella maggiore Eleonora, destinata a diventare Duchessa di Mantova grazie al matrimonio con Vincenzo Gonzaga, vennero educate secondo la più raffinata etichetta di corte. Firenze godeva i frutti della rinascita delle arti e della cultura, particolarmente patrocinata dalla famiglia Medici e di cui Cosimo I, padre di Francesco, aveva fatto un punto di forza anche politica.

Maria poté nutrire i suoi interessi artistici: era appassionata di arte, di lettere, di teatro, di musica. Una canzone scritta dal poeta Gabriello Chiabrera (dal 1597 a servizio della famiglia Medici) in onore di Maria, testimonia che ella sapesse suonare bene la chitarra spagnola.

L’iconografia

Concludiamo con l’iconografia, cominciando con la superba tela di Van Dyck che ritrae l’ormai anziana Maria al principio del suo esilio da Parigi (1631-1642) voluto dal figlio, il re Luigi XIII: la Regina è rappresentata in esterno a figura intera, seduta di tre quarti, mentre lo sguardo è rivolto in lontananza. La corona è poggiata su uno sgabello ai suoi piedi. Sullo sfondo un paesaggio al tramonto lascia intravedere la città di Anversa, luogo del suo forzato soggiorno nel 1631.

L’iconografia, certamente studiata dal pittore di comune accordo con Maria, sottolinea la dignità e l’amarezza dell’esilio della Regina Madre, che passò gli ultimi anni della sua vita viaggiando fra l’Inghilterra, le Fiandre, la Germania e le Province Unite. Questa immagine struggente e malinconica è tuttavia riscattata in mostra dall’accostamento dei numerosi ritratti di famiglia, che certificano come la politica lungimirante (e propriamente in accordo con la tradizione medicea) di Maria abbia in realtà avuto successo.

I suoi cinque figli regnarono infatti sui troni di Francia, Spagna, Savoia e Inghilterra, nei luoghi nevralgici, cioè, della storia europea dell’epoca. Si conferma così che Maria, “principessa fiorentina sul trono di Francia” fu una figura di forte mediazione culturale fra la cultura italiana e quella francese, e lo studio della sua personalità e dell’ambiente che la circondò permette oggi di leggere tali influenze in un’ottica europea.

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Questo testo di Michela Gianfranceschi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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