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Malta, Cristianesimo al centro del Mediterraneo

Storia25 Gennaio 2019
Testo dell'audio

Una delle principali attrazioni dell’isola di Malta consiste nell’imponente tempio di Hagar Qim (che si pronuncia “hagiar im”): tradotto vuol dire la “pietra eretta” o “pietra del culto”, e da quando fu scavato (il ritrovamento avvenne nel 1839) e datato tra il quarto e il quinto millennio avanti Cristo ha fatto riflettere gli studiosi su come il senso religioso – e la conseguente erezione di templi – sia alla base di ogni civiltà.

Lasciando agli archeologi i problemi relativi alle tecniche di costruzione di questi tempi megalitici (come avranno potuto innalzare architravi tanto pesanti? Come avranno portato fino alla sommità del monte quelle enormi pietre?), consideriamo che il senso religioso, unico motore capace di spingere a simili sacrifici gli uomini, caratterizza l’intera storia di quest’isola mediterranea.

L’arrivo di san Paolo

Il naufragio di San Paolo a Malta

Abitata da una importante cultura preistorica che precedette di circa un millennio quella delle Piramidi di Giza, fu colonizzata prima dai fenici, poi dai greci, quindi dai cartaginesi e infine dai romani.

Era abbastanza prospera (i romani l’avevano elevata a municipium, quindi possedeva una notevole autonomia amministrativa, se non pieni diritti politici) quando vi giunse san Paolo, nell’anno 60: secondo la tradizione, l’Apostolo delle Genti raggiunse dopo il naufragio quello che viene ora chiamato Golfo di San Paolo: qui egli si fermò tre mesi, predicando e amministrando l’Eucarestia.

Alla sua permanenza è anche legato l’episodio del morso di vipera che lasciò illeso il Santo: si dice che da allora l’intera isola sia stata liberata dalla presenza dei rettili.

Sotto vari dominatori

Più tardi l’isola venne dominata dai bizantini (dal IV al IX secolo), quindi saccheggiata dai vandali e infine conquistata dagli arabi: era l’870, e sarebbero passati due secoli, fino al 1091, prima che venisse invasa dai normanni.

Questi ne fecero un possedimento del Regno di Sicilia e a cagione di ciò Malta passò successivamente sotto la Corona degli Hohenstaufen, degli Angioini, degli Aragonesi, della Spagna, fino a che, nel 1530, essa venne concessa ai Cavalieri Ospitalieri, che otto anni prima avevano perso – a causa dei turchi – la loro sede di Rodi, a un prezzo simbolico: un falco da caccia ammaestrato all’anno al viceré di Sicilia, che veniva insignito del titolo onorifico di Conte di Malta.

Dai “Cavalieri di Malta” a Napoleone e al dominio britannico

Da quel momento essi vennero conosciuti come “Cavalieri di Malta”. Ma nell’isola le loro tribolazioni non erano terminate: nel 1565 dovettero resistere – questa volta vittoriosamente – a un altro assedio turco, primo passo per un progetto di conquista di Roma. In seguito all’assedio i Cavalieri decisero di fortificare l’isola e venne costruita la città di La Valletta, chiamata in tal modo in onore del Gran Maestro, Jean de la Valette, eroico difensore durante l’attacco turco.

Blasone dei Cavalieri Ospitalieri, detti di Malta.

Il dominio dei Cavalieri ebbe fine quando Malta venne conquistata da Napoleone, di passaggio durante la campagna d’Egitto, nel giugno del 1798. Napoleone si presentò dapprima amichevolmente, chiedendo un porto sicuro per le proprie navi; però, una volta accolto, si impadronì della città di La Valletta.

Il Grande Maestro dei Cavalieri Ospitalieri Ferdinand von Hompesch zu Bolheim decise di non opporre alcuna resistenza, poiché gli Statuti cavallereschi impedivano ai Cavalieri di combattere contro altri cristiani, e Napoleone ne approfittò per saccheggiare i beni dell’Ordine e instaurare un’amministrazione a lui fedele; quindi fece vela alla volta dell’Egitto, lasciando una guarnigione militare.

Come in tutti i luoghi dove i rivoluzionari francesi avevano esportato le proprie idee giacobine, scoppiò un moto di insorgenti: anche a Malta gli occupanti francesi, soprattutto a causa delle loro posizioni antireligiose, si erano resi subito impopolari: forse perché non legati da alcuno statuto, forse perché i francesi erano considerati ben poco cristiani, a differenza dei Cavalieri i Maltesi decisero di insorgere, costringendo gli occupanti a barricarsi nelle loro fortificazioni; la Gran Bretagna e il Regno di Napoli mandarono munizioni e aiuti ai ribelli, mentre la flotta inglese impediva a quella francese di portare soccorso: fu così che i francesi furono costretti a capitolare nel settembre 1800 e l’isola venne conquistata dagli inglesi inizialmente in nome di Ferdinando IV, Re di Napoli e Sicilia, ma poi di fatto per conto della Corona inglese, nonostante le legittime proteste dei Borbone, che ne rivendicavano l’antica sovranità.

Con il Congresso di Vienna, l’isola sarebbe stata definitivamente assegnata all’Impero Britannico, che ne sfruttò l’importantissima posizione strategica come base principale nel Mediterraneo per la sua flotta.

Simpatia per l’Italia

Subito dopo la fine della Grande Guerra nell’isola si sviluppò un forte irredentismo: strano a dirsi, questo non era di stampo autonomista (come sarebbe stato dopo il secondo conflitto mondiale), bensì teso a un’unione con il Regno d’Italia. Le tensioni toccarono il culmine il 7 giugno 1919, quando le truppe britanniche spararono su un corteo di cittadini che manifestavano contro ulteriori tasse. Oggi la giornata del 7 giugno è celebrata come festa nazionale.

Le simpatie verso l’Italia, che in quel momento appariva come una nazione in forte sviluppo, furono duramente represse dagli inglesi, che nel 1934 (era il tempo delle sanzioni economiche contro l’Italia) giunsero addirittura a cancellare l’italiano (a cui il maltese deve circa il 70% dei vocaboli) come lingua ufficiale dello Stato e cominciò un duro processo di “deitalianizzazione”, vietando anche l’uso di insegne e di cartelli in italiano.

Va detto che gli inglesi evidentemente comprendevano di andare contro il sentimento spontaneo della popolazione, visto che per evitare probabili sabotaggi, decisero di spostare la propria flotta mediterranea ad Alessandria d’Egitto.

Carmelo Borg Pisani

Peraltro, durante la guerra Malta rimase fedele alla Corona inglese, anche se non mancarono episodi di ribellione, quale quello che portò alla condanna a morte del patriota filo-italiano Carmelo Borg Pisani, impiccato nel 1942 come traditore (mentre avrebbe dovuto usufruire dello status di prigioniero di guerra, avendo rinunciato due anni prima alla cittadinanza britannica per quella italiana). Borg Pisani venne insignito della Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria. Nella sua cella fu ritrovata la scritta: “I vili ed i servi non sono graditi al Signore”.

Doveva giungere il 1964 affinché Malta ottenesse l’indipendenza dalla Gran Bretagna, entrando però nel Commonwealth e mantenendo il monarca britannico come proprio Capo dello Stato (con il titolo di “Regina di Malta”) e con un capo dell’esecutivo denominato “Governatore”, quasi a sottolineare, almeno formalmente, la persistenza di una dipendenza almeno culturale dalla Corona britannica.

 

Questo testo di Luigi Vinciguerra è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it