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L’affare della collana

Storia15 Giugno 2018
Testo dell'audio

«Maestà, il popolo non ha pane». «E allora mangi le brioches». Questo aneddoto, tanto falso quanto diffuso, contribuì a screditare non solo la Regina di Francia, Maria Antonietta, ma l’intera istituzione monarchica ed aristocratica. Tra le numerose calunnie artatamente sparse, quella che maggiormente indebolì la monarchia francese fu però il cosiddetto “affare della collana”, che meglio di tutti dimostra il ruolo della propaganda, nel preparare l’esplosione della rivoluzione giacobina.

Paradossalmente, a due secoli di distanza, l’affaire dimostra non solo l’innocenza della Regina, ma la trasparenza del comportamento del Re e la morigeratezza dei costumi della coppia regale.

Si tratto d’una volgarissima truffa, sulla quale si potrebbe sorridere se le conseguenze non fossero state disastrose.

 

La debolezza del card. di Rohan

Tutto nacque dal desiderio del favore regale nutrito dal cinquantenne Cardinale di Strasburgo, Luigi di Rohan, che 25 anni prima era stato ambasciatore presso la corte di Vienna, dove aveva offeso l’Imperatrice, ostentando lusso e ricchezza, nonché criticando la politica di Maria Teresa. Richiamato a Parigi alla morte di Luigi XV, era naturalmente inviso alla nuova Regina, Maria Antonietta, che non volle più dargli udienza, spingendo anche il Re ad ignorarlo. Rohan decise dunque di riconquistare ad ogni costo il favore della sovrana, ma la sua frustrata ambizione lo fece cader preda di un gruppo di avventurieri.

Il fulcro dell’intrigo è Jeanne de la Motte, nata da una decadutissima famiglia aristocratica, che discendeva addirittura, anche se per via illegittima, da Enrico II. La donna aveva ricevuto dal padre un sangue nobile, frustrato dalla decadenza e desideroso di rivalsa, e dalla madre la dissolutezza, che la rendeva pronta ad infrangere qualsiasi tipo di legge e di morale.

Comunque frequentò la corte e si spacciò per confidente della Regina: quando si rese conto del punto debole del Cardinale di Rohan, decise di raggirarlo, facendogli credere che Maria Antonietta la trattasse addirittura da cugina. Lo sciocco Cardinale cadde nella trappola, peraltro ben congegnata, cui non fu estranea l’opera di convincimento messa in atto da un suo protetto, l’avventuriero siciliano Giuseppe Balsamo, sedicente Conte di Cagliostro, cui aveva predetto ciò che tutti sapevano questi avrebbe voluto udire, vale a dire lunga vita, favolose ricchezze e soprattutto la sospirata riabilitazione agli occhi e nel cuore della Regina.

 

L’acquisto del gioiello

La signora de la Motte incontrò un giorno nel parco di Palazzo Reale una donna bella e giovane, che somigliava moltissimo alla Regina. Era una modista, di nome  Nicole Legnay. La Contessa fece in fretta a sfruttare l’ingenuità e la semplicità della sua nuova amica, che introdusse nel bel mondo, presentandola come baronessa d’Oliva. In cambio le chiese un semplice favore, peraltro ben remunerato, in nome della Regina: consegnare una rosa e una lettera nel giardino di Versailles a un signore, che le bacerà la mano.

Naturalmente, quel “signore” altri non era, se non il Cardinale, perfettamente ingannato dalla somiglianza nell’incontro che avvenne nella notte dell’11 agosto 1784 nel parco di Versailles. Da allora di Rohan perse la testa e la signora de la Motte poté permettersi di chiedergli ogni cosa; e dopo avergli estorto numerose elargizioni (ufficialmente, sempre per terzi) giocò la carta della famosa – o meglio famigerata – collana, una composizione di 7 diamanti grandi e ben 200 piccoli realizzata dai gioiellieri di Parigi Böhmer e Bassenge.

Alla morte del Sovrano, nel 1774, dovettero rinunciarvi, visto il costo esorbitante di 1.600.000 livres, pari a circa 500 kg d’oro, ma la proposero alla nuova Regina, che aveva rifiutato l’offerta, giudicandola eccessiva nelle richieste rispondendo: «Abbiamo più bisogno d’una nave che d’un gioiello» (poiché era in corso la guerra di indipendenza americana, in cui la Francia appoggiava le Tredici Colonie).

Dieci anni dopo la scomparsa di Luigi XV, fallito anche il tentativo di vendere il collier alla Regina di Spagna, i due gioiellieri cercarono ancora di proporlo a Maria Antonietta. Dopo un ulteriore rifiuto, cercarono qualche dama di corte che potesse convincere la Regina, offrendo 1.000 luigi per l’intermediazione. Qualcuno si rivolse allora a Jeanne de la Motte, che passava per essere intima della “cugina”.

Non appena la Contessa venne a sapere di questo meraviglioso collier, fiutò immediatamente il colpo: si precipitò dai due gioiellieri e sostenne che un gran signore avrebbe acquistato la collana. Era il 24 gennaio 1784, quando il Cardinale di Rohan si recò da Böhmer e Bassenge, convinto dalla Contessa che la Regina desiderasse acquistare quel gioiello a insaputa del Re e a credito, ma essendo sprovvista della somma necessaria, avesse bisogno della sua intermediazione per tale affare. In verità la collana gli sembrava pesante e massiccia, non consona al gusto raffinato di Maria Antonietta, ma se la Regina la desiderava, egli non poteva che obbedire.

L’affare venne concluso: 1. 600.000 livres (una cifra altissima paragonabile a 100 milioni di euro). Il Cardinale provvide a fissare per iscritto le condizioni suddette e le comunicò alla Contessa, perché venissero sottoposte alla Regina e ratificate da lei. Quando ciò avvenne – naturalmente con firme false – il Cardinale era al colmo della felicità e, munito del gioiello, si recò a Versailles, consegnandolo a quello che gli fu fatto credere essere un inviato della Regina.

 

(Proseguiamo la vicenda nella prossima trasmissione…)