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L’abbazia di Altacomba

Storia05 Maggio 2018
Testo dell'audio

 

La Reale Abbazia di Altacomba ha sede in un medioevale convento d’inizio XII secolo, nel Dipartimento francese della Savoie. Le origini risalgono ad una comunità religiosa di monaci cistercensi dell’Abbazia di Clairvaux, che avevano aderito alla regola benedettina di san Bernardo e intorno al 1100 si erano stabiliti in un vallone alto (alta comba, haute combe), su una montagna adiacente al lago del Bourget, allora chiamato Lago di Chatillon.

 

Da Altacomba a Fossanova

Dopo il 1139, essendo abate Amedeo di Clermont d’Hauterives, cugino di Amedeo III di Savoia, ebbe luogo la traslazione dei monaci dalla riva orientale a quella occidentale del lago, in territorio del conte di Savoia e precisamente a nord del Mont du Chat, in località Charaya o Charve. Sorse così la nuova Abbazia, costruita seguendo le regole architettoniche cistercensi, prendendo il nome della precedente sede abbandonata ovvero Nostra Signora di Altacomba. Pochi anni dopo l’edificazione, sorse la “figlia” italiana, l’abbazia di Fossanova, nel Lazio, la cui costruzione durò dal 1163 al 1208: perfetto esempio del primo stile gotico italiano, peraltro forma di transizione dal romanico al gotico.

Amedeo III, partito nel 1147 per la seconda Crociata, lasciò il figlio Umberto III sotto la protezione dell’abate Amedeo, diventato Vescovo di Losanna. Il nuovo conte, legatosi affettivamente ad Altacomba, volle essere qui sepolto dopo la morte, avvenuta nel 1189. I conti di Savoia del XIII e del XIV secolo seguirono il suo esempio. Mentre Altacomba riceveva concessioni di terre e di diritti, i suoi abati divennero consiglieri influenti dei principi sabaudi. Predilezione speciale ebbe per questo sacro luogo il conte Aimone, che, verso il 1340, fece costruire la cappella denominata di Savoia, nella cui cripta furono raccolte le tombe dei suoi predecessori. Autore della cappella fu l’architetto Jean de Breclesent ed in essa trovarono dimora le sculture di Nicolas de Neufchâteau e i dipinti di Giorgio dell’Aquila e Jean de Grandson, firmatari di una vivace decorazione a croci bianche in campo rosso, rappresentante lo stemma comitale.

 

Decadenza e occupazione

Nel 1422, Umberto di Romont, figlio illegittimo di Amedeo VII, costruì un’altra cappella e un’altra ancora l’abate Claudio di Estavayer. La decadenza dell’Abbazia iniziò nel 1444, quando Amedeo VIII, diventato papa Felice V, la concesse in commenda a Pietro Bolomier, fratello del suo ministro Guglielmo. Si interruppe anche, con Amedeo VIII sepolto a Ripaglia (1451), la tradizione di Altacomba come sepolcro unico della famiglia. Gli abati commendatari sfruttarono il vasto dominio fondiario di Altacomba, costituito da terre e case – beni che possedevano anche a Chambéry – fino all’inizio del XVIII secolo. Alcuni abati furono illustri: Bolomier, Estavayer, il giovane Emanuele Filiberto, il card. Alessandro Farnese, nipote di Paolo III, Alfonso Dalbene ed Antonio di Savoia, figlio illegittimo di Carlo Emanuele I.

L’abbazia, nel 1752, fu sottoposta al Capitolo dei Canonici della Sacra Cappella di Chambéry e nel 1792, con l’occupazione francese, venne soppressa: i pochi monaci furono dispersi, i beni confiscati, i monumenti sepolcrali distrutti, gli edifici trasformati in fabbrica di ceramiche e la chiesa adattata a forno. In pochi anni il complesso si trasformò in un fatiscente ammasso di rovine, che il romantico Alphonse Marie Louis de Prat de Lamartine cantò nel suo Raphaël (1849). Quelle rovine, nel 1824, re Carlo Felice le riacquistò e, avvalendosi dell’architetto Ernesto Melano, riportò in vita il convento, la chiesa e il sepolcreto dei conti, erigendo grandiosi cenotafî. La ricostruzione proseguì anche dopo la morte di Carlo Felice per volontà della vedova, Cristina di Borbone, e la coppia reale trovò sepoltura proprio ad Altacomba. Nel 1860, ceduta la Savoia alla Francia, l’abbazia ruppe forzatamente i suoi legami con le terre subalpine; tuttavia, a norma di un atto speciale annesso al trattato italo-francese del 1860, rimase proprietà privata del Re d’Italia e resta tuttora proprietà della famiglia Savoia. Custodi sono attualmente i Benedettini.

 

Gothique troubadour

L’abbazia, dapprima cistercense, poi benedettina e attualmente affidata alla Comunità Chemin Neuf, è raggiungibile sia dalla strada che dal lago, tramite battelli che partono da Aix-les-Bains. La facciata di ponente, in tardo stile gotico, ha una decorazione esuberante e un imponente rosone sopra il portale. La chiesa, composta da tre navate e da un transetto, è lunga 65 metri e larga 25,75. La decorazione è in stile medievale, il cosiddetto gothique troubadour, caratteristico del gusto romantico della Restaurazione del XIX secolo.

Le volte sono ricoperte da un reticolato di nervature in stucco, mentre si resta colpiti dalla quantità di monumenti che popolano il complesso di Altacomba e dai 28 mausolei e sarcofagi di Casa Savoia, tutti in pietra bianca di Seyssel, realizzati dai discepoli del Canova. La maggior parte delle tombe sono riproduzioni dei monumenti medioevali. Con il Campo Santo di Genova, Altacomba rappresenta un modello di tipica scultura funeraria di quella stagione. Tutti i pilastri furono trasformati in monumenti, ciascuno con statue, bassorilievi ed iscrizioni in memoria dei Principi di Casa Savoia. Le statue sono circa 300, di cui tre di particolare valore: La Pietà di Benedetto Cacciatori, Nostra Signora dei Sette Dolori (idem), Re Carlo Felice (idem) e La Regina Maria Cristina di Giovanni Albertoni. Le pareti sono affrescate da Luigi Vacca e da Francesco Gonin.

 

Riposano in pace

Dei conti Aimone, Amedeo IV, Amedeo V, Amedeo VI, Filiberto I, Filippo I, Filippo II sussistono le sole pietre tombali, poiché la furia profanatoria giacobina distrusse le loro spoglie. Ad Altacomba è sepolto il beato Bonifacio di Savoia, arcivescovo di Canterbury dal 1245 al 1270, figlio del conte Tommaso I, che accompagnò re Edoardo I d’Inghilterra in Crociata, morendo poi durante il viaggio al castello di Sant’Elena in Savoia. Umberto III e suo nipote Bonifacio sono entrambi venerati come Beati dalla Chiesa cattolica: ciò che rimane dei loro corpi è custodito in due sarcofagi, dietro l’altare maggiore della chiesa abbaziale. Iolanda di Monferrato, moglie di Aimone di Savoia, morta di parto nel 1342, venne sepolta in una cappella privata, riccamente ornata. L’abate Antonio di Savoia, figlio di Carlo Emanuele I, venne sepolto nel 1673.

Qui riposano anche gli ultimi sovrani d’Italia, Umberto II (dal 1983) e Maria Josè (dal 2001), la quale, nonostante abbia lasciato il consorte subito dopo l’esilio in Portogallo, prendendo dimora in Svizzera, volle essere sepolta ad Altacomba accanto ad Umberto.

 

Questo testo di Elena Falletti è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it