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La splendida storia della Serenissima Repubblica di San Marco

Storia18 Gennaio 2019
Testo dell'audio

Scrive il Chronicon Altinate che il 25 marzo 421, a Rialto «nel mezzo giorno del Lunedì Santo, a questa Illustrissima et Eccelsa Città Christiana, e maravigliosa fù dato principio ritrovandosi all’hora il Cielo (come più volte si è calcolato dalli Astronomi) in singolare dispositione».

È il Natale di Venezia, coincidente con la festa dell’Annunciazione a Maria SS.ma, che si celebra ancor oggi, ogni 25 marzo, in Santa Maria del Giglio.

Ma la fondazione della città avviene dopo che le invasioni barbariche avevano costretto gli abitanti di Padova, Treviso e Altino a migrare in laguna. Nel 697 fu eletto il primo Doge, Paoluccio Anafesto. Il Dogado era a Malamocco, ma nell’809 la flotta franca di Pipino minaccia le lagune e si rifugia allora a Rialto. La flotta veneziana intrappola quella franca nelle secche lagunari, distruggendola.

L’arrivo delle spoglie di san Marco evangelista

San Marco

Nell’828 due veneziani salvano le spoglie di san Marco in Alessandria d’Egitto dalla distruzione islamica e le recano a Venezia: il principale Patrono della città è ora l’Evangelista, affiancato da san Teodoro. E il leone, simbolo di san Marco, lo è anche della Serenissima.

Si adempì così un’antica profezia: infatti, secoli prima, andando da Aquileia ad Alessandria d’Egitto, la nave su cui era l’Evangelista, colta da tempesta, approdò a Rialto. San Marco fu ospite in una capanna di pescatori. Assopitosi, in sogno un angelo gli predisse: «Su questa isoletta, o Marco, un giorno una grande città meravigliosa sorgerà e in questa tu troverai il tuo ultimo riposo e avrai pace. Pax tibi, Marce, Evangelista meus».

L’irresistibile ascesa della Serenissima

L’anno mille vede Venezia trionfare sui pirati slavi, affrancarsi dall’Impero bizantino, avviare lucrosi commerci con l’Oriente. Nel XIII secolo il veneziano Marco Polo visita la Cina. La IV crociata (1202) è deviata su Costantinopoli, perché i crociati non hanno i denari bastevoli per pagare ai veneziani le navi costruite: l’erede al trono di Bisanzio, estromesso da un usurpatore, promette, se aiutato a riconquistare il trono, di sostenere con denari e militi la spedizione in Terrasanta e di riportare quella greca sotto la Chiesa di Roma.

I crociati conquistano Costantinopoli (1204) ma le promesse restano tali; in più l’Imperatore è ucciso in torbidi di palazzo. Donde la seconda conquista della città, cui i cavalieri crociati si assoggettano per instaurare un Imperatore latino; il saccheggio necessita per sopperire alla mancata paga dei soldati da parte bizantina. I cavalli che ornano la Basilica di San Marco e preziose reliquie finiscono a Venezia, evitando la distruzione dei turchi nel 1453.

Nel 1297 avviene la nota serrata del Maggior Consiglio: è di ceto patrizio solo uno scelto numero di famiglie: la repubblica diviene aristocratica. Battuti i genovesi, Venezia ai primi del ‘400 acquista tutto il Veneto e la Lombardia fino a Crema, domandando al Sacro Romano Imperatore il vicariato imperiale su ogni città.

Nel 1454 avviene l’epico trasporto via terra su rulli delle navi da immettere nel Lago di Garda, per sorprendere la flotta viscontea.

La secolare guerra con l’Islam

Ma ormai il pericolo è l’Islam. Venezia nel 1489 acquista Cipro, ma i turchi occupano Negroponte e le isole egee. Nel 1499 compiono scorrerie in Friuli.

Inaugurate le rotte commerciali con le Americhe, che rendono secondari gli insicuri traffici con l’Oriente, nel 1509 Venezia affronta la Lega di Cambrai: Impero, Francia e Papato coalizzati a smembrarne i territori, ma si salva per lo sciogliersi dell’alleanza.

Lepanto, la più grande battaglia navale della storia

Lo scontro epico con l’Impero Ottomano è prima a Cipro (Famagosta) poi a Lepanto il 7 ottobre 1571, la più grande battaglia navale della storia. Metà di tutta la flotta è veneta e anche le terribili cannoniere, dette “galeazze”. La vittoria cristiana è suprema: «Non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci rese vincitori», così il Senato veneto.

Nel 1606 la crisi col Papa: Venezia colpita da interdetto da Paolo V, malconsigliata dal servita Paolo Sarpi (che sogna una Chiesa nazionale protestante) ha alcuni reggitori che osano dirsi «prima veneziani e poi cristiani». Oggetto della contesa: Venezia non rispettava il foro separato degli ecclesiastici ed emanava leggi che consentivano di fondare chiese e conventi solo col permesso del Senato veneto, sotto gravi pene.

Il 21 aprile 1607 il cardinale legato del Papa assolve da scomunica Doge e Senato e una folla assiste commossa alla Messa del cardinale. Il Senatore Antonio Querini ricorda i quattro tradizionali cardini della politica veneziana: «Non irritar il Turco, star bene con il Papa, premiar i buoni, castigar i cattivi, essere le quattro ruote, che sicuramente conducevano il carro del nostro governo a buon cammino».

La lenta decadenza e la fine della Repubblica

Il ‘600 finisce con la Morea (Peloponneso) conquistata dall’Ammiraglio, poi Doge, Francesco Morosini. Nel ‘700 la decadenza: i patrizi non sono più quelli di Lepanto. Nel 1718 la Morea è ripresa dai turchi. Napoleone invade l’Italia (1796) e i francesi occupano la Serenissima, che non si difende. Per le cancellerie europee Venezia che sparisce dalla carta politica d’Europa è uno choc e in 50 anni il grosso delle famiglie patrizie del Libro d’Oro si estingue.

Inglobata nell’Impero d’Austria, Venezia conosce discreta fortuna come porto asburgico, nonostante la rivoluzione liberal-massonica di Daniele Manin del 1848-‘49. La marina imperiale è infatti veneziana: gli ordini a bordo si danno in veneziano, a iniziare dall’Ammiraglio Tegetthoff, vincitore di Lissa (20 luglio 1866).

Famoso il comando che dalla nave ammiraglia Tegetthoff impartì al capo timoniere Vincenzo Vianello da Pellestrina, nel colpire la corazzata “Re d’Italia”: «Daghe dosso, Nino, che la ciapemo». E quando l’Ammiraglio annuncia la vittoria, gli equipaggi veneti rispondono lanciando i berretti in aria, gridando: “Viva San Marco!”.

Venezia passa all’Italia unita nel 1866, dopo la vittoria prussiana sull’Austria e nonostante le disastrose sconfitte risorgimentali per terra (Custoza) e per mare. L’annessione è sancita da un plebiscito del tutto inattendibile, tenutosi il 21-22 ottobre 1866.

 

Questo testo di Maurizio Ruggiero è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it