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La corona Ferrea: regalità della Croce

Storia19 Luglio 2019
Testo dell'audio

Uno dei tanti possibili modi di celebrare l’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa è quello di riscoprire oggetti e luoghi che ebbero maggior significato simbolico nella nostra storia. Fra questi la Corona Ferrea di Monza merita menzione speciale, non solo per il ruolo svolto nella formazione dell’idea d’Italia, ma anzitutto per il suo significato metafisico e cristocentrico.

Scriveva nell’Ottocento lo storico elvetico Johann Jakob Bachofen che se «le parole fanno finito l’infinito, i simboli invece conducono lo spirito al di là delle frontiere del mondo finito e diveniente, verso il mondo infinito e reale (…) Solo al simbolo riesce di raccogliere nella sintesi di un’impressione unitaria gli elementi più diversi». Perché allora non cogliere nei simboli l’immagine unitaria di una nazione, tanto più quando l’esperienza storica e culturale della stessa è il frutto di una secolare stratificazione, fatta di molteplici apporti, apparentemente disomogenea, in realtà coesa attorno ai fondamenti di una tradizione?

Simbolo di un popolo

È questo il caso dell’Italia, la cui missione nella storia è tuttora impressa in una serie di simboli, autentici capisaldi della memoria culturale dell’Occidente a fronte del relativismo che minaccia non solo la conoscenza ma la stessa consapevolezza dell’identità di un popolo. Iniziamo dalla Corona Ferrea, che riassume armonicamente sacralità e regalità. Non è infatti un caso che due secoli or sono, il 26 maggio 1805, Napoleone Bonaparte, incoronandosi re d’Italia nel Duomo di Milano, si pose egli stesso sul capo la Corona Ferrea, sancendo nell’arditezza del gesto e nell’abuso del simbolo, l’esplicita sfida che caratterizzò la sua azione politica antitradizionale e rivoluzionaria.

Un simbolo prezioso e antico

La Corona Ferrea è conservata nel Tesoro del Duomo di Monza, dedicato a san Giovanni Battista, fondato dalla regina longobarda Teodolinda nel 595, ma interamente ricostruito nei secoli XIII e XIV. La corona, capolavoro dell’oreficeria alto-medievale, si presenta con un diametro di circa 15 centimetri. La compongono sei piastre rettangolari incernierate tra loro lungo il lato corto, leggermente incurvate e di dimensioni quasi uguali: la loro altezza risulta di 5,3 cm e la loro lunghezza varia da 7,9 a 8,1 cm. Ventidue sono le gemme incastonate nelle piastre, disposte secondo due schemi diversi.

Ciò che la caratterizza e la rende preziosissima è, all’interno, una stretta lamina di ferro larga circa un centimetro e ricavata secondo la tradizione da uno dei chiodi utilizzati nella Crocifissione di Gesù. La corona fu donata dalla regina longobarda Teodolinda ma le sue origini risalgono al IV secolo. Il vescovo di Milano sant’Ambrogio, in occasione dell’orazione pronunciata nel 395 in memoria dell’imperatore Teodosio, legò infatti le vicende della corona imperiale a quelle dell’imperatrice sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, che dalla Terra Santa portò in Occidente i chiodi della Passione.

Essi divennero presto oggetto di culto. Se uno dei chiodi fu utilizzato per realizzare il morso del cavallo di Costantino (reliquia ancora oggi conservata nel Duomo di Milano), un altro fu utilizzato nella realizzazione di una corona che una leggenda volle essere stata donata da sant’Elena al figlio affinché in battaglia godesse della protezione divina. Aldilà della sua oggettiva raffinata bellezza, la Corona Ferrea è unica proprio per il materiale di cui secondo antichissima tradizione è composta.

Non sussistono documenti per datare con certezza la sua fabbricazione. Gli esperti la ascrivono a un periodo compreso tra il V e il IX secolo dopo Cristo, e non è nemmeno asso-dato il parere sulla sua precisa funzione. C’è chi la ritiene una corona regale, chi votiva, e non manca chi l’ha considerata un collare o addirittura un bracciale. Un chiodo della Croce del Calvario costituisce in ogni caso la lamina che l’avvolge, saldando fra loro le piastre che la compongono: il chiodo rafforza perciò il simbolo d’unione, di centralità, di perfezione che la corona di per sé già rinserra.

Significato metafisico della corona

Nella società tradizionale, la collocazione di una corona sul capo del sovrano acquisiva un significato eminente, giacché poneva in diretto contatto la testa, parte sommitale del corpo del re, con il Cielo. Essa posta dal celebrante con un movimento prima ascensionale e poi discensionale, acquistava il senso — oltre che simbolico, anche materiale — di un dono proveniente dall’alto, espressione della realizzazione di una volontà superiore, di una concessione trascendente.

Univa nell’incoronato ciò che stava sotto di essa (il re come umana creatura, fallace, limitata) con quanto lo sovrastava, il Divino, il Regno Celeste, cui il monarca tradizionale doveva uniformare le proprie decisioni e le leggi del proprio regno terreno. Essa era non solo una prova per le responsabilità somme che gli derivavano, ma anche una ricompensa, un premio, un dono di Dio.

La corona, che nelle narrazioni dell’età post-costantiniana diviene anche diadema, e un dotto canonico monzese, Angelo Bellani, in un’opera del 1819 riteneva il diadema imperiale nucleo costitutivo dell’attuale Corona Ferrea, può essere data solo da Dio, sovrano supremo che incorona gli uomini e i popoli con le sue benedizioni (Ezechiele, 16, 12; Isaia, 62,3). La corona in un certo senso — come l’anello e il velo nei riti nuziali e di consacrazione delle vergini — sanciva in Cristo un’unione del sovrano con il suo popolo, portatrice di mutue responsabilità.

Fonte della vera regalità

Il nucleo simbolico della Corona Penta è dunque intriso di significati cristologici, legati al supremo evento salvifico della Passione del Re dei Re. La Croce di Cristo è così centrale per comprenderne la funzione autenticamente tradizionale, fonte di suprema auctoritas.

«La tradizione – ha scritto la storica Marta Sondi – riguardante il ritrovamento della Croce di Cristo risale certamente al IV secolo dopo Cristo. (…) ne parlano tutti i pellegrinaggi in Terra Santa, dal 380 in poi: il ritrovamento deve essere pertanto avvenuto fra il 333 e il 380 circa. Di esso parla, come avvenuto sotto Costantino, Cirillo, vescovo di Gerusalemme, in una lettera scritta all’Imperatore Costanzo nel 351».

Anche sant’Ambrogio parlò di una corona in un’occasione solenne, nel suo discorso tenuto alla presenza della corte imperiale a Milano, descrivendo ai soldati la corona dell’imperatore Teodosio: un diadema ornato di gemme, recante un cerchio di ferro più prezioso dell’oro purissimo giacché proveniva dalla Croce di Cristo. Quella teodosiana era dunque una corona d’oro, anticipatrice in ogni caso di quella Ferrea.

Ambrogio in quell’occasione affermò: «Agì sapientemente Elena che pose la croce sulla testa dei re, affinché la croce di Cristo sia adorata nei re». In tal modo la corona-diadema da simbolo del potere assoluto del monarca divenne simbolo del potere regale inteso soprattutto come servizio voluto da Dio per gli uomini. Solo così il potere riceve «la sua più autentica legittimazione nell’atto stesso in cui accetta di rimanere nei limiti impostigli da Dio e non diventa arbitrio».

Alla luce di questa riflessione si comprende quanto fosse distorto, stravolgendo i significati originari dell’istituzione monarchica, l’uso che delle Corona Ferrea fece Napoleone cercando, solo apparentemente, di legittimare il proprio potere di matrice rivoluzionaria. Napoleone, incoronandosi re d’Italia, non aveva minimamente compreso la regalità permanente di cui era investita la corona emblema del regno. Ne piegò la funzione esclusivamente alle logiche di un imperialismo personale.

Dall’Italia all’Europa: valenze geopolitiche di una corona

È stato giustamente osservato che la valenza simbolica della Corona Ferrea di Monza supera i confini del regno (longobardo) d’Italia e, recuperando la portata significante di quella di Teodosio si riconnette all’idea del ricostituito Sacrum Imperium, Romano, Occidentale, rinvigorito dalla nazione germanica ma con le radici profondamente radica-te nell’Italia latina sede del Successore di Pietro.

Nel IX secolo la Corona Ferrea dei Re d’Italia e la Corona Imperiale furono intimamente associate: Carlo Magno infatti riunì sul suo capo la corona franca e quella longobarda (quantunque sia quasi certo che non indossò mai la Corona Ferrea). Nel 962, attraverso l’unificazione delle Corone d’Italia e di Germania nella persona dell’Imperatore Ottone I, riprese forza l’istituzione imperiale e l’associazione dei regni, parte centrale del Sacro Romano Impero, fece sì che l’incoronazione a re d’Italia precedesse quella ad imperatore, celebrata nella Basilica costantiniana di San Pietro a Roma.

L’intimo legame tra la Corona Ferrea del Regno d’Italia e la renovatio imperii dell’Occidente europeo viene ancora oggi suggellato da un rilievo gotico denominato “lastra dell’incoronazione” conservato nel Duomo di Monza. A ribadirne l’insostituibile valenza, la Corona Ferrea fu successivamente posta sul capo di Enrico IV (1081), di Federico I Barbarossa (1158), di Carlo V (1530) e, infine, di Ferdinando I, Imperatore d’Austria (1838), confermando nella solennità del suo utilizzo «l’emblema dell’Ufficializzazione di uno status, il riconoscimento di valori e peculiarità confermati da un oggetto in cui — come ha scritto Massimo Centini — tutta la maestosità della regalità si amalgama con i segni del cristianesimo in una simbiosi inscindibile».

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Questo testo di Alberto Castaldini è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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