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Il significato storico della battaglia di Lepanto: Cristianità, Occidente e Islam

Storia29 Marzo 2019
Testo dell'audio

In una demitizzazione esasperata di pagine gloriose nella storia militare della Cristianità, si è talvolta negato valore strategico e legittimità religiosa alla battaglia di Lepanto.

La vera pace

Si dimentica che la Chiesa è pacificatrice, ma respinge il pacifismo. Pio XII affermava infatti nel 1952:

«La Chiesa deve tener conto delle potenze oscure che hanno sempre operato nella storia (…) essa diffida di ogni propaganda pacifista nella quale si abusa della parola di pace per dissimulare scopi inconfessati».

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce oggi la validità degli «elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “guerra giusta”» (n. 2309).

Il 1° gennaio 2006, nel messaggio Nella verità, la pace, Benedetto XVI affermava:

«La pace non può essere ridotta a semplice assenza di conflitti armati, ma va compresa come “il frutto dell’ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore” (…) [solo] il riconoscimento della piena verità di Dio è condizione previa e indispensabile per il consolidamento della verità della pace».

Il realismo cristiano non dimentica infatti che «gli uomini, nel loro stato di peccatori, sono e saranno sempre minacciati dal pericolo della guerra fino alla venuta del Cristo» (Gaudium et Spes, n. 78).

L’immensa importanza della vittoria cristiana

Illustri storici hanno poi rilevato il valore strategico della vittoria di Lepanto. Fernand Braudel scrive:

«[Se] anziché badare soltanto a ciò che seguì a Lepanto, si pensasse alla situazione precedente, la vittoria apparirebbe come la fine di una miseria, la fine di un reale complesso d’inferiorità della Cristianità, la fine d’una altrettanto reale supremazia della flotta turca (…) Prima di far dell’ironia su Lepanto, seguendo le orme di Voltaire, è forse ragionevole considerare il significato immediato della vittoria. Esso fu enorme».

Il britannico John Keegan elenca Lepanto tra le 15 battaglie navali decisive della storia, «d’importanza duratura e non puramente locale», perché segnò la fine del potere navale ottomano e «arrestò l’avanzata musulmana nel Mediterraneo occidentale».

Angelo Tamborra afferma che «con Lepanto», «prende fine (…) stabilmente, quello stato d’animo di rassegnazione e quasi di paura ossessiva che aveva prostrato l’Occidente, preso dal “mito” della invincibilità del Turco» e che con tale battaglia si ebbe il «definitivo declino della talassocrazia turca del Mediterraneo».

Scontro fra Croce e Mezzaluna

Va rilevato l’uso di due termini diversi per definire la civiltà europea: “Cristianità” e “Occidente”. Lepanto fu una battaglia navale; ma fu soprattutto uno scontro tra la Croce e la mezzaluna, tra Cristianità e Islam.

Una Cristianità divisa, perché Lepanto si colloca pressoché a metà di quel secolo e mezzo che dalla fine del ’400 alla pace di Westfalia del 1648 vide la laicizzazione delle relazioni internazionali; alla Res publica Christiana medievale si sostituì l’Europa degli equilibri.

Non solo la rivoluzione protestante spezzò l’unità religiosa dell’Europa, ma l’interesse nazionale prevaleva talora sulle motivazioni religiose anche per gli Stati cattolici. I Re cristianissimi di Francia stringevano intese con il turco in funzione antiasburgica e le loro navi non furono presenti a Lepanto. Va anche però ricordato che la Regina Elisabetta I d’Inghilterra, scismatica, alcuni anni prima, aveva indetto preghiere di ringraziamento per la fine dell’assedio turco a Malta.

Il ruolo fondamentale di san Pio V

Tanto più grandioso appare quindi il ruolo di san Pio V nel radunare gran parte di una Cristianità divisa per una battaglia d’importanza militare, civile e religiosa. Il Papa fu l’artefice della coalizione che vinse a Lepanto. Inviò Nunzi ai Principi italiani, al Doge di Venezia, ai Re di Polonia e di Francia.

Per finanziare lo sforzo bellico, dopo aver da tempo autorizzato il Gran Maestro dell’Ordine di Malta a ipotecare le commende di Francia e di Spagna, impose la decima sulle rendite dei monasteri, tre decime al clero napoletano, riscosse dagli impiegati della corte papale 40.000 scudi d’oro e ne ricavò altri 13.000 dalla vendita di pietre preziose, accordò ai veneziani la facoltà di prelevare 100.000 scudi dalle rendite ecclesiastiche e rinnovò in favore degli spagnoli il privilegio della Cruzada, o bolla della Crociata.

Scrive un maestro della storiografia, Nicolò Rodolico:

«Al di sopra di interessi materiali, di ambizioni, di possessi e di ricchezze, vi era un Crociato che chiamava a raccolta la Cristianità: Pio V. Non era Cipro dei Veneziani in pericolo, ma la Croce di Cristo nell’Europa era minacciata. La parola commossa del Papa riuscì a conciliare Veneziani e Spagnoli».

Fu firmata a Roma il 20 maggio 1571 una Lega, cui aderirono il Papa, il Re di Spagna, la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Genova, il Granduca di Toscana, il Duca di Savoia, l’Ordine di Malta, la Repubblica di Lucca, il Marchese di Mantova, il Duca di Ferrara e il Duca di Urbino. «Le differenze che possono insorgere tra i contraenti – prevedeva il trattato di alleanza – saranno risolte dal Papa».

San Pio V ordinò solenni preghiere, in particolare la recita del Rosario, e processioni di penitenza e il Sultano ebbe ad esclamare: «Temo più le preghiere di questo Papa, che tutte le milizie dell’imperatore».

Lo scontro epocale

Il mattino del 7 ottobre 1571 iniziò lo scontro tra le flotte cristiana e musulmana al largo di Lepanto (oggi Nafpaktos). La flotta cristiana era sotto il comando supremo di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale del defunto Imperatore Carlo V, ai cui ordini stavano i veneziani Sebastiano Veniero e Agostino Barbarigo, il romano Marcantonio Colonna, il genovese Gian Andrea Doria, ed era composta di circa 208 galee, 36 da Napoli e dalla Sicilia (domini spagnoli), 22 da Genova, 23 dagli Stati pontifici, 18 da altri Stati italiani, 14 dalla Spagna e 3 da Malta. Vi era poi naviglio minore per un totale di circa 280 bastimenti, 1.800 pezzi d’artiglieria, 34.000 soldati, 13.000 marinai e 43.000 vogatori.

La flotta turca contava circa 230 galee e 60 bastimenti minori, 750 cannoni, 34.000 soldati, 13.000 marinai e 41.000 rematori (in buona parte schiavi cristiani). La vittoria cristiana fu netta: la Lega ebbe circa 7.500 morti e 20.000 feriti e perse 12 galee, i turchi 30.000 morti e 10.000 prigionieri, circa 100 navi bruciate o affondate e 130 catturate; 15.000 schiavi cristiani furono liberati.

Alle cinque della sera, ora in cui si concludeva la battaglia, il Papa stava attendendo agli affari di curia con alcuni prelati, quando s’interruppe, si accostò ad una finestra fissando lo sguardo verso l’Oriente come estatico, per poi esclamare:

«Non occupiamoci più d’affari, ma andiamo a ringraziare Iddio. La flotta cristiana ha ottenuto la vittoria».

San Pio V attribuì il trionfo di Lepanto all’intercessione della Vergine: volle che nelle Litanie Lauretane si aggiungesse l’invocazione “Auxilium Christianorum, ora pro nobis” e fissò al 7 ottobre la festa in onore di nostra Signora della Vittoria.

Sette mesi dopo, san Pio V morì e, priva del suo artefice, la Lega cristiana non seppe sfruttare a fondo la vittoria. Non a caso, alla notizia della morte del Papa, il Sultano ordinò a Costantinopoli una festa di tre giorni.

 

Questo testo di Massimo de Leonardis è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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