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Il Muro e Fatima

Storia20 Dicembre 2019
Testo dell'audio

Tra Fatima e Berlino vi è un filo conduttore che nel crollo del Muro ha avuto uno dei suoi momenti più evocativi.

È stato l’evento più sorprendente della fine del XX secolo: quando il 9 novembre 1989 il Muro di Berlino è caduto, è stata proprio la sorpresa a fare dell’inaspettato crollo una pesantissima pagina di Storia. Quel Muro della vergogna, simbolo del comunismo in Europa, aveva modificato l’ordine, sconvolto gli equilibri mondiali, ridisegnato i confini europei, preso in ostaggio nazioni intere e cambiato la vita e il destino a milioni di persone.

Sorse dal nulla, crollò nel vuoto

Il comunismo sorse nel 1917 con la rivoluzione in Russia, ma si irrobustì in fretta, per poi diffondersi brutalmente nel 1945, sfruttando la “vittoria sul nazismo”. Nel 1953 la morte di Stalin non ne comportò la fine, bensì aprì uno scontro all’interno del partito, mentre la Guerra Fredda tra Ovest ed Est continuò. Il Muro di Berlino venne eretto il 13 agosto 1961 proprio per confermare una cesura netta.

Il Muro non si costruì dal nulla, però crollò nel vuoto e, in modo apparentemente inspiegabile, segnò la fine dell’ideologia più sanguinaria e atea che la Storia abbia conosciuto. A Mosca, Gorbaciov lo verrà a sapere solo la mattina dopo. Né Kohl, né George Bush, né la Thatcher, né Mitterrand immaginavano come potesse evolvere la situazione nelle settimane successive, ma un fatto inaudito era appena accaduto, e ancora non ve n’era la contezza. Il 10 dicembre 1989 i giochi erano fatti: la frontiera tra le due Germanie era sospesa, la Guerra Fredda sembrò un ricordo, il regime comunista agonizzava. Meno di due anni e l’impero dei soviet collassò a sua volta. Il suo presidente si dimise.

Il legame con Fatima

Mikhail Gorbaciov ritornerà su quella serie di eventi straordinari, per scrivere: «Nulla di quanto è avvenuto nell’Europa dell’Est sarebbe potuto accadere senza questo Papa». San Giovanni Paolo II, il “papa mariano” che venne salvato il 13 maggio del 1981 dall’attentato del killer professionista Mehmet Ali Ağca, disse che, a salvargli la vita, fu la Madonna di Fatima. Perciò volle rendere nota al mondo la terza parte della visione, che ebbero i tre pastorelli portoghesi.

Era il 13 maggio 1917 alla Cova de Iria, un luogo sperduto, tutto sassi e ulivi, vicino al villaggio di Fatima in Portogallo: a tre bimbi – Francesco e Giacinta Marto e la cuginetta Lucia dos Santos – apparve «una Signora, tutta vestita di bianco, più splendente del sole, che diffonde una luce più chiara e intensa di un bicchiere di cristallo pieno di acqua pura, attraversato dai raggi del sole più ardente». Questa Signora si rivelò essere la Madre di Dio, incaricata di portare un messaggio agli uomini, e dette appuntamento ai tre pastorelli per il 13 del mese successivo e così via, fino al 13 ottobre.

L’ultima apparizione si concluse con un grandioso miracolo atmosferico, detto la “danza del Sole”, visto fino a oltre 40 chilometri di distanza da decine di migliaia di testimoni increduli. La Madonna aveva già rivelato il segreto: la visione dell’Inferno (prima parte); il male che avrebbe causato il comunismo alla Chiesa e ai popoli e la necessità per liberarsene di fare penitenza e di consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria (seconda parte), poi l’attentato al papa (terza parte, per taluni ancora monca).

«Ascoltare la Vergine Santissima»

«Non ascoltare la Vergine Santissima, inviata da Dio – aveva dichiarato suor Lucia dos Santos in un’intervista del 26 dicembre 1957, rilasciata a padre Augustin Fuentes su autorizzazione di Pio XII nel convento delle carmelitane scalze di Coimbra – è un peccato contro lo Spirito Santo». Il manoscritto del segreto confidato ai tre pastorelli dalla Madonna venne consegnato in una busta sigillata il 4 aprile 1957 all’Archivio Segreto del Sant’Uffizio. Il 17 agosto 1959 il Commissario del Sant’Uffizio portò a Giovanni XXIII la busta contenente la terza parte del segreto di Fatima.

Papa Giovanni XXIII decise di rinviare la busta sigillata al Sant’Uffizio e di non rivelare nulla. Paolo VI lesse il contenuto il 27 marzo 1965 e rinviò la busta all’Archivio del Sant’Uffizio, con la decisione di non pubblicare il testo. Giovanni Paolo II, da parte sua, richiese la busta dopo l’attentato del 13 maggio 1981 e pensò subito a quella consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, componendo egli stesso l’affidamento. Una consacrazione richiesta dalla Madonna di Fatima per la conversione della Russia comunista, perché i suoi orrori potessero smettere «di promuovere guerre e persecuzioni alla Chiesa». E profetizzando il «martirio dei buoni».

Ma c’è un fatto che è doveroso sottolineare. Di tutte le apparizioni che la Chiesa ha approvato, quella di Fatima è l’unica in cui la Santa Vergine abbia condannato un’ideologia contemporanea, il comunismo. Al punto che solo la consacrazione della Russia al Suo Cuore immacolato avrebbe potuto salvare il mondo. L’uomo è sociale. E se una società, la sua cultura, il suo governo contrastano la fede, la fede di molti rischia di spegnersi e il desiderio di dominio ed oppressione può essere tale da distruggere l’uomo stesso.

I Pontefici ed il comunismo

Nel 1937 Pio XI nella Divini Redemptoris bollò il comunismo come una dottrina «intrinsecamente perversa». Prima di lui Pio IX e Leone XIII si espressero in modo analogo. Pio XII, tramite la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, emanò tre documenti sulla natura del comunismo e la sua inconciliabilità col Cristianesimo. San Giovanni Paolo II scelse di obbedire alla Madonna, il cui intervento nella Storia venne tradotto come la fine dell’utopia comunista. In quel Muro, crollato così improvvisamente, anche gli storici hanno visto un qualche fattore invisibile e misterioso.

Da allora sono passati quasi trent’anni e in Europa ha preso il sopravvento l’ossessione della sfida antropologica, che, attraverso la mistificazione delle libertà del diritto positivo, sta tentando di scardinare i capisaldi dell’identità e i principi della tradizione occidentale, per mettere a repentaglio l’idea stessa dell’uomo, della sua libertà. «Il discorso di Ratisbona si basa sulla forza che ha sollevato la Cortina di Ferro e abbattuto il Muro di Berlino», scrisse André Glucksmann. Quasi rimandando alla chiave di lettura dei nuovi problemi della contemporaneità.

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Questo testo di Lorenzo Formicola è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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