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Il Monachesimo. Tramite tra l’uomo e Dio

Storia03 Luglio 2018
Testo dell'audio

Nel 476 d.C., con la deposizione di Romolo, cessò di esistere l’Impero Romano d’Occidente. Al dominio di Odoacre, capo degli Eruli, successe quello di Teodorico, re dei Goti, che durò un’intera generazione. Tutto sembrò volgere alla distruzione. I barbari, di vari ceppi ed etnie, minarono le fondamenta della civiltà europea, che si divise in piccole realtà locali, dando origine, nei secoli successivi, al feudalesimo.

L’unica autorità in grado di mantenere un’organizzazione centralizzata fu la Chiesa: il Cristianesimo, unito alla cultura classica veicolata dal latino ecclesiastico, svolse un ruolo fondamentale nella prosecuzione di un’identità comune europea.

In questo contesto si presentò al mondo un monaco: «L’uomo di Dio che brillò su questa terra con tanti miracoli, non rifulse meno per l’eloquenza con cui seppe esporre la sua dottrina», disse di lui san Gregorio Magno nei suoi Dialoghi. Quest’uomo fu san Benedetto).

 

Un messaggio di libertà

Il monachesimo occidentale sorse in una grotta di Subiaco, dove fu eretto il primo monastero benedettino. La Regola di Benedetto – testo di una profondità altissima – cambiò la storia dell’Europa e favorì una nuova unità spirituale e culturale. La Regola si fondava su questo principio: «Se vogliamo arrivare alla vita eterna, sfuggendo alle pene dell’Inferno, finché c’è tempo e siamo in questo corpo e abbiamo la possibilità di compiere tutte queste buone azioni, dobbiamo correre e operare adesso quanto ci sarà utile per l’eternità».

La missione di Benedetto fu ricordata da Giovanni Paolo II, nella visita al Sacro Speco del 28 settembre 1980: «Benedetto da Norcia, che per la sua azione profetica ha cercato di far uscire l’Europa dalle tristi tradizioni della schiavitù, sembra dunque parlare, dopo quindici secoli, a numerosi uomini e a molteplici società che bisogna liberare dalle diverse forme contemporanee di oppressione dell’uomo. La schiavitù pesa su colui che è oppresso, ma anche sull’oppressore. Non abbiamo conosciuto, nel corso della storia, delle potenze, degli imperi che hanno oppresso nazioni e popoli in nome di una schiavitù ancora più forte della società degli oppressori? La parola d’ordine ‘ora et labora’ è un messaggio di libertà.

Di più, non è oggi, all’orizzonte del nostro mondo, un richiamo a liberarsi dalla schiavitù del consumismo, d’un modo di pensare e di giudicare, di stabilire i nostri programmi e di condurre il nostro stile di vita unicamente in funzione dell’economia? Programmi, in cui scompaiono i valori umani fondamentali. La dignità della vita viene sistematicamente minacciata. La famiglia viene minacciata, vale a dire questo legame essenziale reciproco fondato sulla confidenza delle generazioni, che trova la sua origine nel mistero della vita e della pienezza di tutta l’opera dell’educazione. Anche tutto il patrimonio spirituale delle nazioni e delle patrie viene minacciato. Siamo in grado noi di frenare tutto questo? Di ricostruire? Siamo in grado di allontanare dagli oppressi il peso della costrizione? Siamo capaci di convincere il mondo che l’abuso della libertà è un’altra forma di costrizione? San Benedetto ci è stato donato come patrono dell’Europa dei nostri tempi, del nostro secolo, per testimoniare che siamo capaci di fare tutto questo».

 

Ri-costruttori di civiltà

La profezia di Benedetto pervase, inarrestabile, l’intera società di allora. I monaci costruirono la cultura europea attraverso il Vangelo. Come spiega lo storico americano Thomas E. Woods nel saggio Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale, quella dei monaci non fu solo un’attività di studio, culturale e di diligentissima copiatura dei codici e dei testi dell’antichità, preservati grazie a loro fino ai giorni nostri. La Regola e il principio Ora et labora seppero infondere nei monaci il desiderio e la volontà d’impegnarsi in tutte le attività umane.

Divennero esempi da imitare, maestri dell’umanesimo cristiano e ri-costruttori di quella civiltà che si stava dissolvendo. Così come i martiri seppero esemplarmente e con gioia testimoniare la loro fede, i monaci, attraverso la preghiera, il lavoro, l’obbedienza e la solitudine, fecero da tramite tra gli esseri umani e Dio. Crearono insediamenti urbani, che trassero origine dalla cella del monastero, per auto-riprodursi in altre località.

Recarono con sé il germe della rinascita culturale, morale e civile nelle terre evangelizzate, iniziando a tessere quello che sarebbe stato il contesto sociale delle successive epoche e fungendo, attraverso il lavoro degli amanuensi, da memoria storica della civiltà classica, ormai s comparsa. Grazie a loro, l’Europa divenne il Continente della legge divina.

Questo testo di Vincenzo Nicosia è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it