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L’“esercito” di Cristo Re

Storia30 Giugno 2018
Testo dell'audio

La Cristiada o “Guerra dei Cristeros” è stata in Italia (e non solo) un vero e proprio tabù storiografico. Se ne comincia timidamente a parlare solo ora, soprattutto grazie al film del 2012 diretto da Dean Wright. Rimane ancora poco nota, però, la guerra che i governi massonici degli anni Venti e Trenta del Novecento scatenarono contro i cattolici del Messico, mettendo a ferro e fuoco tutto il Paese, ciò che generò molti martiri ed eroi nel nome di Cristo Re e della Vergine di Guadalupe.

 

Nel mirino, la Chiesa

Nel 1910, con la fine della presidenza di Porfirio Díaz, il Messico aprì il decennio sotto il fuoco dell’ennesima rivoluzione, che si sarebbe conclusa soltanto nel 1916, quando al potere giunse una nuova classe di uomini di idee socialiste, una formazione massonica e violentemente anticlericale. Gli “Uomini di Sonora”, così chiamati perché provenienti dal nord del Paese, iniziarono ad avviare una feroce politica antiecclesiastica, che mirava a cancellare la Chiesa e il Cattolicesimo dal cuore del popolo e dal territorio della nazione.

Il progetto fu ufficializzato con la promulgazione della Costituzione di Querétaro, che tolse alla Chiesa ogni possibilità di sostegno e sopravvivenza. Essa proibiva l’educazione religiosa, vietava a chierici e religiosi di possedere beni di proprietà e condannava ogni manifestazione di culto pubblico.

 

Vietato il nome di Dio

Il clima si inasprì ulteriormente quando divenne presidente un noto massone, il generale Plutarco Elías Calles; contro la sua politica i cattolici si organizzarono costituendo la Liga Nacional Defensora de la Libertad Religiosa, di cui leader fu il beato Anacleto González Flores.

La risposta del governo non si fece attendere: nel giugno del 1926 furono promulgate le famigerate “Leyes Calles”, contro reati compiuti in violazione delle norme costituzionali riguardanti il divieto del culto pubblico. La Chiesa, in pratica, fu messa fuorilegge.

Con questi provvedimenti furono chiuse tutte le istituzioni religiose, i sacerdoti stranieri furono espulsi e in alcuni Stati costretti persino a sposarsi. Il nome di “Dio” arrivò ad essere vietato nei pubblici discorsi, (persino nell’innocente formula “addio”!).

Da parte loro, i cattolici risposero con iniziative pacifiche, tra cui il boicottaggio economico e la raccolta di ben due milioni di firme per chiedere la riforma della Costituzione e il ripristino della libertà religiosa e di culto. Ma non ci fu nulla da fare: il governo aveva scelto ormai la politica dello scontro aperto, occupando militarmente chiese, facendo fucilare i sacerdoti e attentando in maniera sacrilega alle immagini sacre.

A questo punto alla Chiesa non restò che ricorrere a una decisione estrema: dichiarare sospeso il culto pubblico in tutto il territorio nazionale.

 

La Cristiada avanza

I primi fuochi della Cristiada divamparono negli stati di Jalisco, Zacatecas, Guanajuato e Michoacán. In poco tempo, fra il dicembre 1926 e il gennaio 1927 la guerra si estese per tutto il Paese, subito favorita dalla popolazione locale. Animata dalla Acción Católica de la Juventud Mexicana (ACJM), i Cristeros – così erano spregiativamente chiamati i combattenti cattolici, per via del loro grido di battaglia “Viva Cristo Rey y la Virgen de Guadalupe” – iniziarono a riportare importanti vittorie contro l’Esercito federale.

Nel vivo del conflitto, fra gli anni 1927-1928, l’armata cristera, chiamata adesso “Esercito Nazionale dei Liberatori”, al comando del generale Enrique de Gorostieta, arrivò a contare tra le sue fila ben 50.000 combattenti e a controllare vaste zone del Paese, mettendo in seria difficoltà il governo nel reprimere la rivolta. La situazione del conflitto nel 1929 continuò a essere loro favorevole.

Una serie di incontri tra gli esponenti dell’episcopato e del governo Gil, mediati dall’ambasciatore americano Dwight Morrow (interessato per lo più agli interessi economici del suo Paese, legati al petrolio messicano), portò alla stipula dei famosi Arreglos (cioè “Accordi”) del 21 giugno 1929, che imposero ai Cristeros di cedere le armi e consentirono di lì a poco la riapertura delle chiese del Paese, facendo illudere i fedeli che l’incubo della persecuzione fosse finito.

 

Accordi calpestati

Ma le leggi anticattoliche restarono in vigore e la Chiesa non recuperò la minima libertà di azione. Dato che gli Accordi del ’29 non diedero alcuna garanzia ai combattenti, i Cristeros si trovarono completamente esposti alle vendette private dei federali, che passarono per le armi molti dei capi della rivolta.

Dopo una breve ripresa della rivolta, tra il 1934 e il 1938, che va sotto il nome di “Segunda Cristiada”, stroncata sul nascere dai governativi, la situazione iniziò a farsi più tollerante agli inizi del 1940, anno in cui le elezioni portarono alla Presidenza della Repubblica messicana il cattolico Avila Camach: a partire da questo momento tra Chiesa e Stato si registrò una certa pacificazione, che sarebbe durata fino agli anni Novanta.

Solo nel 1992, con la riforma costituzionale, è stata in parte modificata la legislazione antireligiosa e alla Chiesa è stata riconosciuta di nuovo personalità giuridica. Un ulteriore passo avanti è stato compiuto nel 2012 con il ripristino del diritto alla libertà religiosa e di culto.

Dei caduti nella Cristiada vanno ricordati, tra i tanti, il beato José Sánchez del Rio, barbaramente scuoiato vivo a soli 14 anni per essersi rifiutato di rinnegare la propria fede cattolica, ed eroi come il generale Enrique Gorostieta Velarde, morto in battaglia a pochi giorni dalla fine del primo conflitto. Ma sono solo due nomi nel mare di coloro che, anziché abiurare o vivere la propria fede nascostamente, scelsero di scendere in campo e di affrontare la morte gridando “Viva Cristo Re!”.

 

Questo testo di Paolo Lanzilli è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it