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Sant’Alberto Magno. Il Maestro di san Tommaso d’Aquino

Santi: ritratti di fede11 Novembre 2019
Testo dell'audio

Il 15 novembre la Chiesa ricorda sant’Alberto Magno, maestro di san Tommaso d’Aquino. Il figlio minore del Conte di Bollstädt nacque a Lauingen, in Svevia, in un anno incerto: si pensa intorno al 1205/1206. Studiò all’Università di Padova, città scelta sia perché vi risiedeva un suo zio, sia perché Padova era celebre per la dotta formazione che offriva. Nel 1223, dopo aver ascoltato i sermoni del beato Giordano di Sassonia (1190-1237), secondo maestro generale dell’Ordine dei Predicatori, decise di entrare proprio fra i Domenicani.

Divenne docente a Hildesheim, Friburgo, Ratisbona, Strasburgo e Colonia. In seguito si laureò in Teologia all’Università di Parigi. Durante il viaggio da Colonia a Parigi ebbe fra i suoi ascoltatori san Tommaso d’Aquino (1225-1274), del quale sant’Alberto predisse la futura grandezza. Il nuovo discepolo accompagnò il suo maestro a Parigi e nel 1248 tornò con lui allo Studium Generale di Colonia, del quale Alberto era stato nominato Rettore, mentre Tommaso divenne secondo professore e Magister Studentium.

Al Capitolo Generale dei Domenicani tenutosi a Valenciennes nel 1250, insieme a Tommaso d’Aquino e Pietro di Tarantasia (1225-1276, futuro papa Innocenzo V), Alberto di Svevia elaborò le norme per la direzione degli studi e per la determinazione del sistema di meriti all’interno dell’Ordine. Nel 1254 fu eletto provinciale per la Germania, per poi recarsi a Roma due anni dopo, al fine di difendere gli ordini mendicanti dagli attacchi di Guglielmo di Saint-Amour, fra i più tenaci avversari a Parigi degli ordini mendicanti, ai quali voleva fosse negato o almeno limitato il diritto d’insegnare nelle università. Il suo libro, De novissimis temporum periculis, fu condannato da papa Alessandro IV (1199-1261) il 5 ottobre 1256. Privato dei benefici, fu esiliato dalla Francia.

Durante la sua permanenza a Roma, Alberto ricoprì l’ufficio di maestro del Sacro Palazzo, istituito ai tempi di san Domenico di Guzmán (1170-1221) e commentò il Vangelo secondo Giovanni. Nel 1257, tuttavia, per dedicarsi maggiormente allo studio e all’insegnamento, rassegnò le dimissioni dall’ufficio di provinciale.

Nel 1260 fu consacrato V,escovo della diocesi di Ratisbona, che governò fino al 1262 quando, dopo l’accettazione delle sue dimissioni, riprese l’ufficio di professore allo Studium di Colonia. Nel 1270 inviò una memoria a Tommaso d’Aquino, che in quel momento si trovava a Parigi, per aiutarlo nella disputa con Sigieri da Brabante (1240 ca. – 1282) e le sue teorie averroiste (da Averroè, influente filosofo musulmano del medioevo, estimatore di Aristotele). Nel 1274 fu invitato da papa Gregorio X (1210-1276) a partecipare ai lavori del secondo Concilio di Lione, alle cui conclusioni prese parte attiva. L’annuncio della morte di Tommaso d’Aquino a Fossanova, durante il viaggio che aveva intrapreso per partecipare ai lavori del Concilio, fu un durissimo dolore per Alberto, che lo commentò dichiarando che «La luce della Chiesa» si era spenta.

Nel 1277 mise in atto tutto il suo vigore e tutte le sue capacità speculative per porsi contro la volontà dell’arcivescovo di Parigi, Étienne Tempier (1210-1279), ed altri teologi che volevano condannare gli scritti di Tommaso d’Aquino, accusandoli di non essere sufficientemente ortodossi. Decise così di raggiungere Parigi per difendere le opere del suo discepolo, azione che ebbe grande efficacia. Nel 1278, l’anno in cui scrisse il testamento, iniziò il suo declino mentale e fisico. Logorato dalla vita austera, dalle privazioni e dal duro lavoro, morì il 15 novembre 1280. Fu sepolto nella chiesa parrocchiale di sant’Andrea a Colonia.

Venne beatificato da papa Gregorio XV (1554-1623) nel 1622. Nel settembre 1872, i vescovi tedeschi, riuniti a Fulda, inviarono alla Santa Sede una petizione per la sua canonizzazione. Alberto fu proclamato santo da papa Pio XI (1857-1939) nel 1931. Lo stesso papa, in occasione della canonizzazione, lo proclamò dottore della Chiesa. Dieci anni più tardi, papa Pio XII (1876-1958) lo dichiarò patrono dei cultori delle scienze naturali.

Per la sua sapienza gli venne dato l’appellativo di «Magno». Infatti, questo frate medioevale, in mezzo ai suoi molti doveri di religioso, come provinciale del suo Ordine, come vescovo e legato pontificio, come predicatore dei crociati, e nonostante i suoi continui spostamenti in Germania e fra Colonia, Parigi, Roma, in condizioni di viaggio assai difficili per quel tempo, fu tuttavia in grado di redigere opere teologiche e trattati scientifici di carattere enciclopedico su quasi ogni argomento dello scibile umano, mostrando una conoscenza della teologia e della natura da sorprendere non solo gli uomini del suo tempo, ma anche quelli del XXI secolo. Egli fu davvero un Doctor Universalis.

Egli trasmise l’insegnamento scientifico di Aristotele all’attenzione degli studiosi medievali, indicando il metodo e lo spirito in cui tale insegnamento doveva essere recepito. Alberto Magno coltivò con costanza le scienze naturali. Era un’autorità nella fisica, in geografia, in astronomia, chimica, mineralogia, zoologia, botanica, fisiologia, ma si espresse anche sulle arti, come la musica. Enorme la sua influenza sullo studio della filosofia e della teologia: più di chiunque dei grandi scolastici che precedettero Tommaso, egli diede a queste discipline la forma e il metodo per secoli e secoli, fino alla teologia dei novatori, che hanno rivoluzionato la teologia nella Chiesa, influendo massicciamente e negativamente sul Concilio Vaticano II.

Contro il razionalismo di Abelardo (1079-1142) e dei suoi seguaci, Alberto sottolineò la distinzione tra verità naturalmente conoscibile e i misteri della Fede, che non possono essere conosciuti senza la Rivelazione. Scrisse due trattati contro l’averroismo, che distruggeva l’immortalità e le responsabilità individuali, insegnando che vi è una sola anima razionale per ciascun uomo. Si scagliò, inoltre, contro l’eretico panteismo.

Alberto Magno fu il propugnatore dell’armonica coesistenza tra Fede e scienza.

Concepiva la filosofia in modo sia contemplativo che pratico. La filosofia contemplativa abbraccia la fisica, la matematica e la metafisica; la filosofia pratica (morale) è monastica (per l’individuo), domestica (per la famiglia), o politica (per lo Stato e la società).

Formò e diresse un allievo, Tommaso d’Aquino, che diede al mondo una concisa, chiara e perfettamente scientifica esposizione e difesa della dottrina cristiana. Fu proprio grazie agli indirizzi di Alberto che Tommaso scrisse la sua Summa Theologiae.

Dante nel decimo canto del Paradiso incontra san Tommaso d’Aquino e sant’Alberto Magno. Il primo dice del secondo: «Questi, che m’è a destra più vicino / Frate e maestro fummi, ed esso Alberto / è di Cologna, e io Thomas d’Aquino» (Paradiso, X, 97-99). Essi si trovano fra i dodici Beati Spiriti Sapienti della prima corona, nel IV Cielo, quello del Sole.

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