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Santa Rita da Cascia. Una devozione perenne

Santi: ritratti di fede19 Maggio 2019
Testo dell'audio

Rita da Cascia, «la santa degli impossibili», nata in Umbria, a Roccaporena nel 1381 e morta a Cascia nel 1457, è stata figlia, sposa, madre, vedova, monaca agostiniana, mistica, taumaturga: ha attraversato tutte le dimensioni femminili vivendo sempre alla presenza di Dio e della sua esistenza ne ha fatto un capolavoro cristiano per sé e per gli altri. È vissuta in un’epoca e in un luogo dai forti contrasti politici (lo scontro fra i guelfi e i ghibellini) e religiosi (la lotta alle eresie), ma anche di grandi santi, di grandi letterati ed artisti; è vissuta in un tempo in cui la figura femminile aveva il ruolo di rappresentare l’equilibrio, la stabilità, la concordia e la maternità ed ecco che Rita era amata, cercata, stimata, apprezzata, ascoltata e incise enormemente nel tessuto sociale in cui visse. Rita ha raggiunto l’abbraccio con il Crocifisso e partecipando della sua Passione ha ricevuto una sovrabbondanza di grazie: unica, fra i mistici della storia della Chiesa, ad aver ricevuto in fronte una spina della corona di Cristo. Le grazie ed i miracoli che compie da 500 anni sono innumerevoli e continuano ad essere registrati nel monastero agostiniano di Cascia, dove visse. I suoi simboli iconografici sono le rose, l’uva e le api e ognuno di essi è legato a dei miracoli. Per sua intercessione migliaia di persone sono state salvate nel corpo come nell’anima con grandi guarigioni e conversioni straordinarie, «impossibili».

La più alta statua cattolica del mondo è dedicata proprio a santa Rita, la cui festa liturgica ricorre il 22 maggio, giorno nel quale a Cascia, come in tutti i santuari a lei intitolati, ci si immerge in un tripudio di rose benedette, per ricordare quella rosa che miracolosamente venne colta in inverno per desiderio della santa. La statua è stata inaugurata il 27 giugno 2010, nei pressi della città di Santa Cruz, nello Stato brasiliano del Rio Grande do Norte: è di 56 metri di altezza, sono occorsi dieci anni di lavoro e una spesa di circa 2 milioni e 400 mila euro, sostenuta dall’amministrazione comunale della stessa Santa Cruz, dallo Stato del Rio Grande do Norte e dalla capitale federale di Brasilia.

Da un culto prevalentemente locale, durato circa duecento anni, si è passati ad una devozione mondiale per la «santa degli impossibili», definizione che deriva dagli incredibili miracoli avvenuti per sua intercessione. La sua diffusione, oltre i confini dello Stato pontificio, è attestata a partire dal XVII secolo: testi agiografici in lingua spagnola provano l’esistenza di un culto ritiano nei Paesi sottomessi alla dominazione spagnola, nei quali l’ordine agostiniano godeva di un grande favore. Ex voto offerti dalle famiglie reali di Spagna e di Portogallo ne sono la comprova, insieme alla fondazione in Brasile, nel 1725, di un’intera città dedicata alla taumaturga del Medioevo italiano.

«Esempio non superabile d’ogni virtù femminile», così sta scritto sull’epigrafe conservata nell’archivio comunale di Cascia e incisa sulla lapide marmorea della chiesa di Santa Rita in Cascia. Amata, pregata, invocata in ogni dove, ella è «popolare», cioè apprezzata dalla base dei credenti e poco esaltata, da sempre, dalle alte gerarchie ecclesiastiche. Eppure la sua devozione non ha segni di cedimento, così come per sant’Antonio da Padova (1195-1231). Le madri ne parlano alle figlie, le nonne alle nipoti, di generazione in generazione. La sua conoscenza, dal dies natalis in poi, ha continuato ad essere oggetto più di trasmissione orale che di approfondimento dotto, letterario e storico.

Venne beatificata nel 1627, sotto il pontificato di papa Urbano VIII (1568-1644) e canonizzata soltanto nel 1900 da Leone XIII (1810-1903). Fu soprattutto la beata e badessa madre Teresa Fasce (1881-1947) del Monastero di Santa Rita in Cascia a rendere nota nel mondo del XX secolo la vita e la santità della consorella agostiniana, modello cristiano e sublime di come si vive la Croce, tanto da riceve un pegno d’amore dal Crocifisso stesso: una Sua spina conficcata nella fronte, che la trafisse dopo aver ascoltato una predica di san Giacomo della Marca (1393-1476).

I miracoli iniziarono subito per santa Rita, fin dal suo concepimento. Le prime fonti narrano di un sogno che la madre Amata Ferri fece, nel quale un angelo le annunciò la nascita di una bambina splendente come il sole, di nome Margherita; infatti, fino ad allora, non esisteva traccia, liturgica o anagrafica, del nome Rita. Amata e il padre Antonio Lotti ebbero Rita già in tarda età. Rita, dunque, fu annunciata dal Cielo come era accaduto per Giovanni Battista, che ella incontrerà in vita, insieme agli altri due santi a cui sarà particolarmente e familiarmente legata, san Nicola da Tolentino (1245-1305) e sant’Agostino (354-430).

L’agostiniana Rita potrà rivivere ciò che il suo Padre fondatore scrisse nelle Confessioni: «Fin dalla mia più tenera infanzia, io avevo succhiato col latte di mia madre il nome del mio Salvatore, Tuo Figlio; lo conservai nei recessi del mio cuore; e tutti coloro che si sono presentati a me senza quel Nome Divino, sebbene potesse essere elegante, ben scritto, ed anche pieno di verità, non mi portarono via» (I, IV).

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