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San Francesco di Sales, Vescovo patrono dei giornalisti e degli scrittori al servizio della Verità

Santi: ritratti di fede21 Gennaio 2019
Podcast "Santi: ritratti di fede" di Cristina Siccardi | Radioromalibera.org
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Il 24 gennaio, anniversario della traslazione delle sue reliquie, la Chiesa ricorda san Francesco di Sales, uno dei padri della spiritualità cristiana, che ha trascinato i maggiori esponenti non solo del grand siècle francese, ma anche di tutto il Seicento europeo. E convertì al Cattolicesimo, in epoca di Controriforma, moltissimi calvinisti.

Egli apparteneva ad una nobile e antica famiglia savoiarda. Nacque, infatti, a Thorens-Glières, nel castello di Sales, in Savoia il 21 agosto 1567. Primogenito di Francesco di Nouvelles signore di Boisy e di Francesca di Sionnaz, ricevette una formazione di elevato livello, completando gli studi in giurisprudenza a Parigi (1582) e a Padova (1588). Contemporaneamente, però, scoprì l’amore per la teologia, grazie ai Gesuiti del collegio di Clermont a Parigi e di Possevino a Padova. Allo stesso tempo maturò la vocazione sacerdotale, così, dopo aver ricevuto con grande lode il berretto dottorale e la nomina ad avvocato del Senato di Chambéry, rifiutò l’ingresso in magistratura e venne ordinato presbitero nel 1593 e il 21 dicembre celebrò la sua prima Messa.

Votato all’evangelizzazione e alla predicazione, si propose al Vescovo di Ginevra per una missione nel Chiablese, affollata di calvinisti. Intraprese l’impegnativa attività con grande slancio, che condusse con tale abilità, tenacia e forza di persuasione da ottenere in pochi anni un gran numero di conversioni. Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare l’ortodossia cattolica contro gli eretici, girava per Ginevra, massimo simbolo del Calvinismo, con l’intento di conquistare a Cristo più anime possibili.

Strumenti di questo proficuo apostolato furono, in particolare, degli opuscoli: Les controverses, composte e diffuse dal 1595 al 1596, raccolte e pubblicate postume nel 1672. Il loro valore era di carattere dottrinale oltre che di grande presa sulle anime. Non pago della quantità delle persone che andavano ad ascoltare le sue omelie dal pulpito, si ingegnò a stampare dei volantini, che poi affiggeva ai muri o faceva scivolare sotto le porte delle case.

Coadiutore del vescovo Claude de Granier, venne inviato a Parigi per le mansioni della diocesi e qui conobbe Madame Accarie e con lei organizzò l’ingresso in Francia delle Carmelitane. Il 15 luglio 1602, dopo tre anni come coadiutore a Ginevra, fu nominato Vescovo titolare di Nicopoli, per poi succedere a Granier come Vescovo di Ginevra. A causa della preponderanza protestante, fu costretto a risiedere ad Annecy, rimanendo in corrispondenza continua con i più importanti personaggi della politica e della vita religiosa, prodigandosi a introdurre nella sua diocesi le direttive del Concilio di Trento. Nel 1604 conobbe a Digione santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, con la quale intraprese una corrispondenza epistolare e d’anima di grande importanza, che portò alla fondazione dell’ordine della Visitazione.

In quegli anni maturò anche la sua devozione mistica e divenne direttore spirituale di molte anime, fra cui quella sn Vincenzo de’ Paoli. Insegnava la possibilità per ogni uomo di esercitare la virtù e condurre una vita devota qualunque fosse la sua condizione (Introduction à la vie dévote, 1609; trad. it. La Filotea, dal nome del personaggio cui l’autore si rivolge, mettendo insieme lettere effettivamente inviate a Madame de Charmoisy e ad altre persone); compose quindi gli Entretiens con le visitandine (Les vrais entretiens spirituels, pubblicazione postuma del 1629; trad. it. I veri trattenimenti, o Discorsi spirituali) e il Traité de l’amour de Dieu (1616; trad. it. Il Teotimo, ossia Trattato dell’amor di Dio).

La sua predicazione, cristallina e benigna, era capace di attrarre le anime a Dio con la dolcezza e l’ascetismo, confidando nelle forze della volontà umana, sorretta dalla grazia divina. La sua speranza è cristocentrica, in quanto la passione, la crocifissione e la morte di Cristo hanno dato all’uomo infiniti mezzi di salvazione, sta all’uomo profittarne.

San Francesco fondò a Thonon un Oratorio, eretto da papa Clemente VIII con la Bolla Redemptoris et Salvatoris nostri (1598). L’anno del suo dies natalis, il 1622, corrisponde all’anno della canonizzazione di san Filippo Neri che il Vescovo di Ginevra aveva conosciuto grazie alla biografia dell’oratoriano Gallonio che gli fu donata dall’amico, Vescovo oratoriano e beato, Giovanni Giovenale Ancina. Formatosi dai Gesuiti, fu intrepido difensore della fede e della Chiesa e aveva una dote eccezionale: conosceva il cuore umano. Tale sensibilità fu determinante per essere recepita al meglio.

Il suo pensiero era particolarmente rivolto ai laici, per i quali tracciò un cammino di perfezione cristiana anche all’interno della vita secolare, piena di trappole e di difficoltà spirituali e materiali: i suoi insegnamenti invitano anche le persone comuni alla nobile elevazione spirituale.

Morì il 28 dicembre 1622 a Lione, nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione. Il 24 gennaio 1623 la salma fu trasportata ad Annecy e posta alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitation, sulla collina adiacente alla città; in seguito venne sepolto nella chiesa a lui dedicata nel centro della città. Il suo cuore, incorrotto, si trova nel Monastero della Visitazione a Treviso.

Egli è considerato il «san Carlo piemontese», poiché il suo culto si sviluppò in Piemonte quanto quello di san Carlo Borromeo in Lombardia. San Francesco di Sales è il patrono del Piemonte e anche dei sordomuti. Dai suoi scritti il Cardinale John Henry Newman nel 1879 trasse il proprio motto cardinalizio: «Cor ad cor loquitur» («il Cuore parla al cuore») e san Giovanni Bosco si ispirò a lui per fondare i suoi Salesiani. Fu beatificato il 18 dicembre 1661 e iscritto nel registro dei beati l’8 gennaio 1662 da papa Alessandro VII. Tre anni dopo fu canonizzato dallo stesso Pontefice, il 19 aprile 1665; mentre Pio IX, il 19 luglio 1877, lo proclamò XVIII Dottore della Chiesa.

Il 26 gennaio 1923, in occasione del III centenario della morte, Pio XI lo commemorò con l’enciclica Rerum Omnium Perturbationem, con cui lo proclamò patrono dei giornalisti e di «tutti quei cattolici che, con la pubblicazione o di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina». Inoltre è patrono degli scrittori assieme ai santi Giovanni Evangelista, Teresa d’Avila e Cassiano. San Francesco di Sales è patrono anche del Terz’Ordine dei Minimi, fondato da san Francesco da Paola, nel quale entrò a 50 anni (1617). Alla sua spiritualità hanno attinto molti santi e fondatori di istituti religiosi.

Si fece scrittore per portare la verità e l’ortodossia della fede: fu ponte fra Cristo e la gente, fra Cristo e gli eretici, convertì migliaia e migliaia di calvinisti. Dagli scritti di questo Dottore della Chiesa, fra le figure più nobili della Controriforma, esce un oceano di saggezza travasata con dolcezza e serenità. Usa dire: «Meno aceto e più miele», anche nella polemica. È un longanime (con l’animo grande): «è necessario sopportare gli altri, ma in primo luogo è necessario sopportare se stessi e rassegnarsi ad essere imperfetti». Suggerisce di vedere la realtà con oggettività e non soggettivamente: «quel che facciamo per gli altri ci sembra sempre molto, quel che per noi fanno gli altri ci pare nulla».

Il Trattato dell’amore di Dio è una vera e propria summa spirituale, dove l’autore spiega come Dio trae a sé l’uomo con vincoli di amore, cioè di vera libertà: «poiché l’amore non ha forzati né schiavi, ma riduce ogni cosa sotto la propria obbedienza con una forza così deliziosa che, se nulla è forte come l’amore, nulla è amabile come la sua forza» (libro I, cap. VI). I contenuti della fede che comunicherà attraverso i canali del suo tempo hanno come fonte originaria la crisi di fede che subisce nel 1587: per sei settimane non mangia, non dorme, piange e si ammala.

Esce dalla notte oscura affidandosi e fidandosi unicamente di Dio: «Io vi amerò, Signore». Lo dice e lo realizza e tutto il mondo conoscerà, proprio con i suoi scritti, la potenza di quell’amore.

Le persone, quando lo ascoltavano o lo leggevano, si chinavano ai suoi insegnamenti, perché egli “leggeva dentro”. A santa Giovanna di Chantal, scrisse: «(…) Ecco la regola della nostra obbedienza che vi scrivo a caratteri grandi: fare tutto per amore, niente per forza. (…) Vi lascio lo spirito di libertà, non già quello che esclude l’obbedienza, ché questa è la libertà del mondo; ma quello che esclude la violenza, l’ansia e lo scrupolo» (Lettera del 14 ottobre 1604).