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San Domenico Savio. Il più giovane dei santi confessori non martiri

Santi: ritratti di fede06 Maggio 2019
Testo dell'audio

La memoria liturgica di san Domenico Savio è fissata al 9 marzo, mentre per tutta la congregazione dei Salesiani e per le diocesi del Piemonte la festa cade il 6 maggio, in quanto l’anniversario della morte, il 9 marzo, cade in tempo di Quaresima.

Domenico Savio nacque il 2 aprile 1842 a San Giovanni, frazione di Riva di Chieri (in provincia di Torino). Era il secondo di dieci fratelli, figli del fabbro Carlo e della sarta Brigida Gaiato. Domenico venne battezzato nella chiesa dell’Assunta del suo paese il giorno stesso della nascita. Alla fine del 1843 la famiglia si trasferì a Murialdo, frazione di Castelnuovo d’Asti, odierna Castelnuovo Don Bosco. Qui nel 1848 Domenico iniziò le scuole e nella chiesa parrocchiale ricevette la prima Comunione: era l’8 aprile del 1849. Aveva sette anni e proprio in questa occasione tracciò il suo progetto di vita che sintetizzò in quattro propositi: «Mi confesserò molto sovente e farò la Comunione tutte le volte che il confessore me ne darà il permesso. Voglio santificare i giorni festivi. I miei amici saranno Gesù e Maria. La morte ma non peccati».

Nel mese di febbraio del 1853 i Savio si trasferirono nuovamente, questa volta a Mondonio, un’altra frazione di Castelnuovo. Il 2 ottobre dell’anno successivo Domenico, ormai dodicenne, incontrò san Giovanni Bosco, ai Becchi. Il fondatore dei Salesiani, padre e maestro dei giovani, dirà di lui: «Conobbi in quel giovane un animo tutto secondo lo spirito del Signore e rimasi non poco stupito considerando i lavori che la grazia di Dio aveva operato in così tenera età».

Domenico, con la sua innata schiettezza, disse al santo sacerdote: «Io sono la stoffa, lei ne sia il sarto: faccia un bell’abito per il Signore!». Dopo venti giorni entrò nell’oratorio di Valdocco, a Torino e subito intraprese con il suo confessore don Bosco il cammino sulla strada della santità: allegria, impegno nella preghiera e nello studio, carità verso il prossimo, devozione a Maria Santissima. Iniziò con la confessione generale e prese a confessarsi ogni quindici giorni, poi ogni otto.

Il giovane imparò presto a dimenticare se stesso: le sue attenzioni erano rivolte verso Dio e verso il prossimo. Sempre mite, sereno e gioioso, era ligio ai doveri e metteva grande impegno nei suoi studi e nel servire i compagni in vari modi: insegnando loro il Catechismo, assistendo i malati, pacificando i litigi.

Una volta, era inverno, due compagni di Domenico ebbero la brillante idea di gettare della neve nella stufa dell’aula scolastica. Non appena entrò il maestro, dalla stufa spenta colava un rigagnolo d’acqua ed egli domandò chi fosse il responsabile dell’accaduto, ma nessuno parlò, perciò si alzarono i due colpevoli per indicare Domenico Savio, così il maestro punì il santo bambino. Uscendo dalla scuola, però, qualcuno, preso dal rimorso, vinse il timore di essere accusato come “spia” e disse la verità, indicando i veri colpevoli. Il maestro, allora, chiamò Domenico e lo interrogò: «Perché sei stato zitto? Così ho compiuto un’ingiustizia davanti a tutta la classe». Domenico replicò con assoluta calma: «Anche Gesù fu accusato ingiustamente e rimase in silenzio».

Un giorno spiegò ad un ragazzo appena arrivato all’Oratorio: «Sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri. Facciamo soltanto in modo di evitare il peccato, come un grande nemico che ci ruba la grazia di Dio e la pace del cuore, di adempiere esattamente i nostri doveri».

San Giovanni Bosco scrisse la prima biografia di san Domenico, nella quale sono riportati episodi e testimonianze della breve vita, che divenne modello per generazioni e generazioni di bambini e di ragazzi all’interno degli istituti scolastici salesiani e non solo, in tutto il mondo.

L’8 dicembre 1854, quando il beato papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, Domenico si recò dinnanzi all’altare dedicato alla Madonna per recitarle questa preghiera da lui composta: “Maria, ti dono il mio cuore. fa’ che sia sempre tuo. Fammi morire piuttosto che commettere un solo peccato. Gesù e Maria, siate voi sempre i miei amici”. Due anni dopo fondò con un gruppo di amici la “Compagnia dell’Immacolata”: gli iscritti si impegnavano a vivere una vita intensamente cristiana e ad aiutare i compagni a diventare migliori. L’amore a Gesù Eucaristia ed alla Vergine Immacolata, la purezza del cuore, la santificazione delle azioni ordinarie e l’ansia di conquista di tutte le anime furono da quel momento il suo principale scopo di vita.

Un giorno Mamma Margherita, la santa madre di don Bosco, che era scesa a Torino per aiutare il figlio, disse a quest’ultimo: «Tu hai molti giovani buoni, ma nessuno supera il bel cuore e la bell’anima di Savio Domenico. Lo vedo sempre pregare, restando in chiesa anche dopo gli altri; ogni giorno si toglie dalla ricreazione per far visita al Santissimo Sacramento. Sta in chiesa come un angelo che dimora in Paradiso».

Nell’estate del 1856 scoppiò il colera, malattia a quel tempo incurabile. Don Bosco pensò di radunare i suoi 500 ragazzi, invitando i più coraggiosi ad uscire con lui per assistere ai malati: 44, fra i più grandi, si offrirono subito volontari e fra di essi proprio Domenico Savio. Si adoperò in maniera eroica nella sua mansione, ma che dovette interrompere perché si ammalò e fece ritorno a casa, a Mondonio, dove il 9 marzo 1857 morì fra le braccia dei genitori, consolando la madre con queste parole: «Mamma non piangere, io vado in Paradiso». Con gli occhi fissi come in una dolce visione, spirò esclamando: «Che bella cosa io vedo mai!».

Pio XI lo definì «Piccolo, anzi grande gigante dello spirito». Don Bosco ne scrisse subito la Vita, che uscì nelle Letture Cattoliche del gennaio 1859 ed ebbe molte edizioni. Nel 1914 i resti del giovane furono traslati nella basilica di Maria Ausiliatrice a Torino. Dichiarato venerabile da Pio XI nel 1933, fu beatificato da Pio XII nel 1950 e da lui canonizzato il 12 giugno 1954. L’8 giugno 1956, centenario di fondazione della Compagnia dell’Immacolata, Domenico Savio fu proclamato patrono dei Pueri cantores, nonché dei chierichetti, mansioni liturgiche che svolse con grande amore.

La sua devozione è diffusa in tutti i continenti, anche per essere egli il più giovane dei santi confessori non martiri. I suoi resti mortali, collocati in un nuovo reliquiario realizzato in occasione del 50° anniversario della canonizzazione, sono venerati nella Basilica torinese di Maria Ausiliatrice. Molto diffusa è la devozione nei suoi confronti delle mamme in attesa credenti, le quali fanno uso per sé e per i propri bambini del cosiddetto «abitino», azzurro per i maschietti e rosa per le femminucce, dove è presente una reliquia di san Domenico, in ricordo del miracolo con cui il santo salvò la vita di una sua sorellina che doveva nascere.

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