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San Camillo de Lellis. Il patrono degli infermieri e degli Ospedali

Santi: ritratti di fede14 Luglio 2019
Testo dell'audio

Nato il 25 maggio 1550, la domenica di Pentecoste, a Bucchianico di Chieti in Abruzzo, san Camillo de Lellis, del quale la Chiesa fa memoria il 14 luglio, era il secondogenito degli aristocratici Giovanni de Lellis e Camilla de Compellis. Camillo, il cui nome significa «ministro del sacrificio», rimase orfano della madre a tredici anni perciò si lasciò andare ad una vita vagabonda, dovuta al padre militare che egli seguiva nei suoi spostamenti legati agli eserciti spagnoli. Frequentando le compagnie dei soldati, ne imparò il linguaggio e i passatempi, fra i quali il gioco delle carte e dei dadi. Introdotto nell’ambiente militare si stava arruolando nell’esercito della «Lega santa», quando improvvisamente morì il padre. Oltre al luttuoso evento, comparve una dolorosa ulcera purulenta, forse da osteomielite, alla caviglia destra e per tale ragione fu costretto al ricovero nell’ospedale San Giacomo degli Incurabili di Roma.

Parzialmente ristabilito ritornò alle mansioni militari al soldo della Spagna, partecipando alle missioni prima in Dalmazia e poi a Tunisi. Per alcuni anni visse la vita del soldato di ventura, giocandosi l’esistenza nelle battaglie, nelle risse, per potersi poi giocare i soldi così guadagnati. Nel 1574 scampò ad un naufragio e, sceso a terra a Napoli, si diede completamente al gioco d’azzardo, perdendo tutti i suoi averi. Congedato nel 1574, si adattò a chiedere l’elemosina; trovò soccorso dai Cappuccini di San Giovanni Rotondo, non lontano da Manfredonia in Puglia, a fare il manovale. Aveva 25 anni e le parole di un frate di quel convento lo cambiarono, «Dio è tutto», gli disse, «il resto è nulla. Bisogna salvare l’anima che non muore…» e la grazia del Signore iniziò a trasformarlo, tanto che nel febbraio del 1575 si convertì. Chiese di diventare cappuccino, ma non fu possibile perché la sua piaga non cessava di suppurare, perciò fu costretto a tornare nuovamente all’ospedale di San Giacomo di Roma, dove rimase quattro anni. Più che a pensare a sé, si rese conto dello stato di abbandono e di miseria in cui si trovavano i malati, affidati ad un personale indifferente ed insufficiente. Nel XVI secolo, infatti, i malati venivano spesso consegnati a dei mercenari, alcuni di loro erano dei veri e propri delinquenti, costretti a quel lavoro con la forza, altri si adattavano non avendo altre prospettive di lavoro. Qui Camillo maturò definitivamente la sua vocazione all’assistenza dei malati e si mise a servire i suoi compagni sofferenti e lo fece in maniera così delicata e diligente che gli amministratori del presidio sanitario lo promossero responsabile del personale e dei servizi dell’ospedale.

Non potendo mutare la situazione generale, quando venne dimesso, convocò un gruppo di amici che, consacrandosi a Cristo Crocifisso, si potessero insieme dedicare totalmente all’assistenza ai malati. È l’alba della Compagnia dei Ministri degli Infermi che papa Sisto V, approvò nel 1586, con il permesso ad ognuno di portare l’abito nero come i Chierici Regolari, ma con il privilegio di una croce di panno rosso sul petto, come espressione della Redenzione operata dal dono del Preziosissimo Sangue di Cristo. La loro dimora divenne la Casa della Maddalena a Roma.

Sotto la guida spirituale di san Filippo Neri al Collegio Romano, riprese gli studi e nel 1584 fu ordinato sacerdote in San Giovanni in Laterano.

In quel tempo esisteva a Roma il grande ospedale o arcispedale di Santo Spirito, che Innocenzo III aveva fondato nel 1204 come Hospitium Apostolorum e che proprio Sisto V aveva provveduto a rinnovare ed a ingrandire. Qui prese servizio Camillo, che era molto robusto e molto alto, doti che gli furono propizie per i mille e mille sforzi che fece, basti pensare a quando prendeva fra le sue braccia i pazienti. Per trent’anni con i suoi compagni si dedicò umilmente, amabilmente e abilmente ai malati, nei quali spesso contemplava misticamente Gesù Cristo. Ottenne l’arieggiamento delle corsie, l’igiene, l’ordine costanti, i pasti sani e salutari e, inoltre, che i malati affetti da malattie contagiose fossero posti in quarantena. Da quell’iniziale opera nascerà e crescerà con membri maschili e femminili, la grande Famiglia Camilliana. Ormai prossimo al termine della sua vita, Camillo aveva aperto in diverse città, fra cui Napoli, Milano, Genova, Firenze, quattordici conventi, otto ospedali, di cui quattro sotto la sua completa responsabilità, e con 80 novizi e 242 religiosi professi.

Gregorio XIV elevò la Compagnia ad Ordine religioso e l’8 dicembre 1591 padre Camillo de Lellis, con venticinque compagni, fece la prima professione dei voti, aggiungendo ai tre abituali di povertà, castità e obbedienza, il quarto voto, vale a dire quello di «perpetua assistenza corporale e spirituale ai malati, ancorché appestati». Nella pratica della carità i Ministri degli Infermi, che diventeranno poi i Camilliani, si distinsero in maniera mirabile.

Affetto dall’ulcera cronica, per padre Camillo sopraggiunsero patologie ai reni e allo stomaco. Morì il 14 luglio 1614, a 64 anni. I suoi resti sono custoditi e venerati nella piccola chiesa di Santa Maria Maddalena a Roma.

Lascia scritto nel suo testamento:

«Io Camillo de Lellis… lascio il mio corpo di terra alla medesima terra di dove è stato prodotto… Lascio al Demonio, tentatore iniquo, tutti i peccati e tutte le offese che ho commesso contro Dio e mi pento sin dentro l’anima… Item lascio al mondo tutte le vanità… Item lascio et dono l’anima mia e ciascheduna potestà di quella al mio amato Gesù e alla sua SS. Madre… Finalmente lascio a Gesù Christo Crocefisso tutto me stesso in anima e corpo e confido che, per sua immensa bontà e misericordia, mi riceva e mi perdoni come perdonò alla Maddalena...».

Don Camillo de Lellis venne beatificato nel 1742 e canonizzato da Benedetto XIV. Leone XIII lo dichiarò, nel 1886, patrono degli infermi e degli ospedali, Pio XI lo proclamò patrono degli infermieri nel 1930 e Paolo VI lo nominerà protettore particolare della sanità militare italiana.

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