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La Madre di Dio pianse a Siracusa

Religione15 Novembre 2018
Testo dell'audio

Al mattino di sabato 29 agosto 1953, ottava della memoria del Cuore Immacolato di Maria, una notizia straordinaria passava di bocca in bocca tra gli abitanti di Siracusa: la Madonna versa lacrime in via Orti di San Giorgio n. 11, nel sito in cui fu eretta molti secoli or sono una chiesetta rurale dedicata a san Giorgio e demolita nel 1812.

L’evento della lacrimazione

Lì, in una modesta casetta, dall’architettura povera e piatta, così come erano le altre case della zona, si verificò “l’evento” della Madonnina che ha pianto per 4 giorni lacrime umane. La casetta è quasi addossata al muro posteriore della chiesa evangelica valdese, sorta nel dopoguerra in quel rione della “Borgata Santa Lucia”, abitata in gran parte da comunisti e miscredenti.

In essa vivevano anche due giovani sposi, la ventenne Antonina Giusto (affettuosamente chiamata Nina), casalinga, e Angelo Iannuso, bracciante agricolo, che occupavano due stanze in un appartamento che condividevano con la famiglia del fratello dello sposo, Giuseppe.

L’unica ricchezza della loro casa era la statuina della Madonnina a mezzo busto raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, una maiolica a colori, vuota all’interno, di cm. 28×23, unita con viti a una lastra di vetro opalino di cm. 34×38, acquistata per £. 3.500 dalla cognata Grazia. Nina aveva confidato, prima delle nozze, a Grazia: “Mi piacerebbe tanto una Madonnina da mettere in camera da letto. Ne ho vista una all’emporio Floresta di corso Umberto che mi piace molto”.


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La giovane sposa era già al sesto mese di gravidanza e affetta da tossicosi gravidica. Ma la gravidanza fin dall’inizio si era manifestata difficile. Nina pregava, a volte piangendo, e si inginocchiava dinanzi alla sua Madonnina chiedendole di aiutarla a diventare mamma allontanando la nefasta prognosi medica del rischio di perdere il bambino e, forse, la sua stessa vita. Andando avanti nella gravidanza le sue sofferenze aumentavano; aveva convulsioni, perdeva la conoscenza e restava cieca per molte ore. Ma lei continuava a pregare e a sperare.

In quel mattino del 29, attorno alle ore tre, ebbe un forte attacco con perdita totale della vista. Fu una notte drammatica. Le crisi si succedevano l’una dopo l’altra. Angelo, poco prima delle 6, si recò a cercare lavoro e affidò la moglie alla cognata Grazia, che l’aiutò a distendersi sul letto all’incontrario, con la testa ai piedi per respirare l’aria fresca mattutina che entrava dalla finestra in quella torrida estate. Dopo una notte insonne, si era assopita.

Nina, poco dopo le ore 8,30, aprì gli occhi e con suo stupore si accorse che la sua vista era perfetta, non sentiva alcun disturbo fisico e, come di consueto, rivolse lo sguardo implorante al capezzale per una preghiera alla Madonnina.


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Ma… restò incantata, piena di stupore, lei da cui occhi erano prima erano sgorgate lacrime di dolore e di sofferenza, vide ora dagli occhi della “sua” Madonnina sgorgare gocce di lacrime. Ripresasi dall’emozione disse alla cognata e a sua zia Sgarlata Antonina, che erano vicino al letto: “La Madonnina sta piangendo… Grazia, la Madonnina piange!”.

Le lacrime, scorrendo per la guancia alcune gocce caddero sulla spalliera del letto. Meraviglia, stupore, paura e sbigottimento! La cognata e la zia, prese da spavento, chiamarono i vicini che accorsero in sempre maggior numero per vedere e accertarsi di quelle lacrime, a dir poco inspiegabili, che fluivano soltanto dagli occhi della Statuina.

La fede e la scienza

Ebbe così inizio, dal 29 agosto, una nuova era che segnò il capovolgimento nella vita della città. Folle immense si riversarono in Siracusa e per quattro giorni a chiunque fu possibile vedere come dagli occhi della Statuina sgorgavano lacrime che, rigando il volto, si riunivano sul mento e si raccoglievano nella mano che sorreggeva il cuore.


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Molti piangevano di commozione nel vedere scorrere quelle lacrime e si prostravano in ginocchio a pregare, mentre il volto dolce e bello della Statuina assumeva un’espressione di sublime tristezza quasi umana.

Il 30 agosto, secondo giorno della lacrimazione un cineamatore siracusano, Nicola Guarino, riuscì a riprendere con la sua cinepresa circa 300 fotogrammi, che documentano in modo impressionante il formarsi di quelle lacrime.

Cominciò come una corsa affannosa, da ogni luogo del mondo e da ogni angolo della terra, di tante persone, uomini e donne, piccoli e giovani, ammalati, tanti ammalati, e sani che, come fiume, si riversarono verso via Orti di San Giorgio per transitare vicino a quel quadretto esposto lungo la strada al n. 11 e implorare la guarigione (fisica o morale).

Anche i più scettici e increduli (e furono un gran numero nei primi giorni) sentirono scorrere dei brividi nella persona, si segnarono con il segno della croce e piegarono le ginocchia sconvolti e pieni di stupore per ciò che accadeva sotto i loro occhi.

Il commissario di Pubblica Sicurezza, dottor Nicola Samperisi, divenuto poi Prefetto di Catania, che nei giorni della lacrimazione era accorso assieme ai suoi poliziotti per l’ordine pubblico, successivamente rilasciò una dichiarazione inviata al Santo Uffizio, in cui affermò «che si manifestavano delle lacrime sul volto della Madonna. Si pensò che si trattasse di un fenomeno di condensazione del vapore ambientale a contatto con il corpo freddo della statuetta, ma il sottoscritto poté constatare personalmente che il fenomeno si verificava soltanto in corrispondenza delle cavità sotto-orbitali e non anche sulle altre parti dell’immagine. La lacrime si formavano rapidamente ed altre sgorgavano immediatamente, asciugate le prime».

Il 1° settembre una Commissione Medica composta da medici e chimici dell’ufficio del Medico Provinciale e dell’ufficio Sanitario Provinciale (tra questi alcuni notoriamente miscredenti), da altri e da un sacerdote in rappresentanza della Curia, riuscirono a prelevare con una pipetta alcune gocce di lacrime dagli occhi della Statuina, poco più di un centimetro cubico, e furono deposte in una fialetta per essere sottoposte all’analisi chimica. E furono le ultime lacrime sgorgate dall’Immagine.

La Commissione, esaminò attentamente la Statuina smontandola dalla lastra nera d’opalina, e la trovò vuota all’interno, di uno spessore sottile e perfettamente asciutta.

Nel Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi furono eseguite le analisi del liquido prelevato. La Commissione poi compilò una “relazione analitica” nella quale, dopo aver esposto la metodologia, alla fine si dichiara: «L’aspetto, l’alcalinità e la composizione inducono a far ritenere il liquido esaminato di analoga composizione del secreto lacrimale umano».

Il dottor Michele Cassola, forse miscredente certamente non praticante, sotto la cui direzione fu effettuato l’esame, dinanzi al Tribunale Ecclesiastico costituito per tale evento, dichiarò che nonostante le poche lacrime raccolte, queste «bastano certamente a concludere che il liquido esaminato aveva analoga composizione a quello della lacrima umana (…) che furono fatti dei confronti con le mie lacrime e con le lacrime di un bambino dell’asilo-nido».

Dal 1967 residui di quelle prodigiose lacrime con pezzuole, bambagia che le hanno asciugate, sono conservati in un Reliquiario, opera dell’artista siracusano Biagio Poidimani docente all’Accademia delle Belle Arti di Roma, che viene portato in pellegrinaggio per città, paesi e nazioni, quasi ad attualizzare il pellegrinaggio della Madre, quando raggiunse ad Ain Karin la parente Elisabetta.

L’arrivo del Reliquiario dovunque richiama folle immense: le sue lacrime sono una calamita, la sua presenza viene unanimemente definita come un avvenimento ricco di spiritualità e di senso penitenziale, che produce un profondo risveglio della fede. Proprio in questi giorni l’arcivescovo di Siracusa, su richiesta, l’ha portato in pellegrinaggio ai fratelli di fede della città di Melbourne nella lontana Australia.

Il giudizio della Chiesa

L’arcivescovo di Siracusa Ettore Baranzini, lombardo di nascita e siciliano di adozione, pur nel suo pastorale riserbo, il 2 settembre si presentò privatamente in via Orti di san Giorgio per pregare il rosario con una folla di fedeli.

L’arcivescovo, subito dopo il rosario, prese per la prima volta la parola e fra l’altro disse:

«La Madonna piange per invitarci a piangere sulle nostre colpe, sulle nostre infedeltà. E tu, o mia cara Siracusa, non hai motivo di piangere per la condotta di molti tuoi figli, che non santificano la festa, che non si avvicinano ai sacramenti, che profanano il matrimonio, che non curano l’educazione dei figli, che preferiscono alla voce materna della chiesa la voce dei falsi profeti che vengono in veste di agnelli ma sono lupi rapaci?».

Il 12 dicembre i vescovi siciliani, riuniti per l’annuale Conferenza Episcopale, emisero il primo documento ufficiale sui “fatti di Siracusa” concludendo «unanimemente col giudizio che non può mettersi in dubbio la realtà della lacrimazione» e «auspicando la sollecita costruzione di un santuario che perpetui la memoria del prodigio».

Il 17 ottobre 1954 alle ore 19, il Papa Pio XII, dalla residenza di Castel Gandolfo, a chiusura del congresso mariano di Sicilia celebratosi in Palermo (10-17 ottobre), fece sentire la sua voce con un memorabile radiomessaggio evidenziando la devozione mariana della Sicilia e riferendosi al comunicato ufficiale dei vescovi di Sicilia sulla lacrimazione che è grazia «segnalatissima» del cielo. Inoltre riferendosi forse sulla lunghezza d’onda della comune domanda “perché piangi Madonnina”, lanciò un interrogativo che è ancora oggi di grande attualità:

«Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime?».

Il Papa con lucidità profetica elencò i diversi motivi per cui la Madonna può piangere, e piange ancora: di tristezza per i peccati del mondo, di compatimento per il suo Gesù, per le rinnovate piaghe prodotte nel suo corpo mistico e per i cristiani travolti dall’errore e dalla colpa ed infine di attesa per il ritardato ritorno di altri fedeli trascinati fra le schiere di nemici di Dio. Il Papa ammonì:

«Agli ammalianti sosfismi degli avversari della Chiesa non vi è che da opporre la chiarezza della sua verità. Un popolo che non conosca quali siano i veri tesori, non saprà né conservarli né difenderli: si accorgerà dei perduti beni quando ne sarà stato depredato».

In una parola: le lacrime della Madre sono versate nella Chiesa, corpo mistico di Gesù, e soprattutto per la sua Chiesa.

A sua volta, il giorno della dedicazione del santuario, 6 novembre 1994, Giovanni Paolo II concluse la sua omelia dicendo:

«Santuario della Madonna delle Lacrime, tu sei sorto per ricordare alla Chiesa il pianto della Madre (…) Tra queste mura accoglienti, vengano quanti sono oppressi dalla consapevolezza del peccato e qui sperimentino la ricchezza della misericordia di Dio e del suo perdono! Li guidino le lacrime della Madre».

Il Santuario siracusano è sorto per ridestare nei credenti il senso della santità familiare, oggi in crisi per il relativismo dissacrante che profana il matrimonio e la famiglia voluti da Dio. La Madonna si è manifestata in pianto in una casa abitata da una coppia in attesa del primo bambino per ottenere «a tutti lacrime di pentimento e di vita nuova» (Papa Giovanni Paolo II).

 

Questo testo di mons. Pasquale Magnano (già rettore del Santuario delle Lacrime) è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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