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Giuliana di Norwich, santa della Trinità e dell’amore di Dio

Religione22 Novembre 2018
Testo dell'audio

Ricostruire la vita di santa Giuliana non è semplice data la carenza di fonti documentarie sul suo conto. Leggendo il suo scritto, Le Rivelazioni, possiamo ricavare preziose note biografiche. In esso vengono trascritte le sedici visioni che il Signore volle trasmetterle, dal 13 maggio del 1373, nel corso di una gravissima malattia che durò tre giorni e tre notti.

Sicuramente prima di questi avvenimenti non doveva condurre una vita da reclusa, tanto è vero che ci racconta che in quell’occasione accorsero al suo capezzale i suoi familiari e amici.

“Creatura semplice e illetterata”

A quell’epoca afferma di aver avuto trent’anni e mezzo, dunque dovrebbe essere nata tra il 1342 e il 1343. Il dono delle visioni la condusse alla scelta di ritirarsi a Conisford, presso Norwich, in una cella costruita accanto alla chiesa di St. Julian. In questo luogo, dopo vent’ anni di riflessione e studio, avrebbe posto per iscritto la sua esperienza mistica.

Nei suoi scritti si definisce come una «creatura semplice e illetterata», eppure ha un’ottima padronanza linguistica, padroneggia le arti retoriche ed è dotata di una profonda ricchezza teologica. Tutti indizi che fanno comprendere come abbia ricevuto una solida educazione intellettuale. Lei stessa ci racconta di essersi consacrata a Dio in giovane età: di conseguenza, si sarà formata all’interno di un monastero, probabilmente l’abbazia benedettina di Carrow.


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Qualche altro dato su di lei ci viene reso da quelle che si chiamano testimonianze esterne: tra queste appare degna di nota quella della visionaria del Norfolk Margery Kempe, che si recò a trovarla per avere consigli su come interpretare e valutare le sue visioni.

Morì sicuramente nel 1413. La sua fama fu abbastanza circoscritta. Il romitario nel quale lei visse fu più volte distrutto e, in amore alla sua memoria, ricostruito. Oggi la cella è al suo posto, e conserva come preziose reliquie due frammenti delle antiche fondamenta.

Il Libro delle Rivelazioni

La giovane Giuliana, all’età di trent’anni e mezzo, riceve dal Signore sedici visioni. Nelle prime dodici, Egli le mostra tutte le sofferenze patite nella sua passione, in modo che lei ne sia testimone oculare e possa riportarle in modo fedele e con dovizia di particolari.


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Nel timore di essere scambiata per una folle ed eretica, si preoccupa di affermare con forza che queste parole e questi insegnamenti non sono suoi, ma di Cristo stesso e che lei è fedele alla Santa Madre Chiesa e al suo insegnamento. Suoi punti di riferimento per discernere le rivelazioni sono, infatti, la parola di Dio, l’insegnamento della Chiesa e la ragione.

Il titolo dato allo scritto farebbe pensare a una raccolta di rivelazioni riguardanti fatti straordinari concernenti il futuro o esperienze mistiche originali, ma leggendolo ci si rende subito conto che non è questo lo scopo dell’autrice. Anche volendo leggerlo come un libro devozionale, si resterà stupiti dalla lucidità, dal rigore e dalla freddezza, proprie del teologo, con le quali ci descrive la passione di Cristo.

Tre sono i modi con i quali le fu comunicata la rivelazione: «Mediante la visione corporea, poi con le parole che si formavano nel mio intelletto, e infine mediante la visione spirituale». Per visione corporea s’intende quella che ha per soggetto cose o persone percepibili dai sensi che si possono descrivere con abbondanza di dettagli.


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Questo avviene quando Giuliana “vede”, figurandosele nella mente, le sofferenze di Cristo durante la passione: «grosse gocce di sangue cadevano come grani dalla corona di spine (…)», «il sangue stillava come le gocce che cadono dalla grondaia di una casa dopo un grande acquazzone (…)» o ancora «erano rotonde come le scaglie di un’aringa (…)».

Le parole che si formano nel suo intelletto, assumono a volte i contorni di un dialogo con il Signore, anche se interiore; altre volte quelle di un’intuizione spirituale. Dunque, sia le parole che le visioni non sono dirette ai suoi occhi o alle sue orecchie, ma alla mente e al cuore suo e dei lettori. Infine, la visione spirituale, che per lei è difficilissima da spiegare. Essa, infatti, riguarda di solito Dio nel suo mistero o la Trinità, dunque soggetti che non si possono descrivere con termini o figure umane.

Lo stile è di indiscutibile finezza letteraria ed è caratterizzato da una scrittura piana, oggettiva, equilibrata e da una scrupolosa attenzione per l’analisi e per il dettaglio. La costruzione architettonica della frase è indubbiamente il pregio migliore e più immediatamente apprezzabile del suo stile.

 

Questo testo di Jessica Majorino è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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